GLI APPUNTAMENTI (GRATUITI) CON LA SICUREZZA: DAGLI SPIDI TOUR AL PIEGA & SPIEGA DAY

Il bel tempo è arrivato, la stagione è pronta a partire: moto fuori dal box e un po’ di impaccio ai primi chilometri. La lunga pausa invernale ci ha tolto un po’ di sicurezza, dobbiamo riprendere le misure. Le strade non sono ancora in ordine e salendo di quota la situazione peggiora: la neve ha lasciato spazio al brecciolino, c’è qualche buca in più e la temperatura è ancora frizzante. Di motociclisti acerbi ce ne sono tanti e vogliamo aiutarli. Senza costi, che mi pare già una bella cosa. Abbiamo iniziato domenica 8 aprile con la prima tappa degli Spidi Tour, partendo dal Veneto. Piega & Spiega è stato ospite di Valeri Sport, capace di riunire 130 partecipanti diligenti come i più bravi alunni selezionati in accademia. Speriamo sia sempre così, perché stavolta ho incontrato motociclisti davvero attenti: abbigliamento moderno e correttamente indossato, colori visibili e moto “in ordine”, anche quelle più datate. Perché quel che conta, quando si riprende in mano la moto, è che sia pronta anche da un punto di vista tecnico, la manutenzione influisce sulla sicurezza. Nel motore ci vuole il lubrificante buono, la trasmissione va “ingrassata” e le sospensioni curate; puntate sulla qualità, più che sul prezzo, perché alla lunga ci guadagnate. E poi le gomme: verificate la pressione a freddo con un manometro decente, che non sia del distributore di benzina vicino a casa; il più delle volte è fuori scala e malmesso. Continua a leggere

SORPASSI “CATTIVI”: DA ROSSI, A SIMONCELLI, A MARQUEZ…

Guai se si “normalizzasse” il sorpasso nel motociclismo: perderemmo la spettacolarità e il senso dell’impossibile che noi appassionati tendiamo a mitizzare. Se non fossero stati così generosi e aggressivi in alcune gare, non ci saremmo innamorati del povero Simoncelli e di Iannone. La sicurezza però è importante e ogni tanto la campanella va suonata anche in una classe come la MotoGP, dove c’è molta più consapevolezza che in altre categorie, come dire: da una parte il wrestlyng, dall’altra, come Moto3, Supersport 300 e Superstock 1000, la boxe birmana, dove vale tutto, anche le testate. Marquez è Marquez, è così da sempre, con tutti gli eccessi possibili. La sua ricca carriera non ha una fedina penale “omicida” più di altri, non mi sento di definirlo pericoloso, ma sicuramente va regolato. Chi lo farà ? Il team HRC è diretto oggi dall’esperienza di un ex pilota “cattivo” come Alberto Puig, un duro, dalla mentalità sportiva spregiudicata come lo era una volta il motociclismo. Quindi dovrà pensarci la direzione gara, ammesso che desideri regolare lo spettacolo. Là dentro non esistono piloti amici, non esiste buonismo e nemmeno la paura di correre in moto. Quando hai il casco ti trasformi, c’è l’adrenalina, e quando arranchi diventi ancora più cattivo, perdendo umanità. Obiettivo: vincere. Domenica, con le condizioni difficili dell’asfalto mezzo bagnato, di errori se ne sono visti un sacco: era facile arrivare lunghi, c’era meno controllo a moto piegata, coi freni in mano. Continua a leggere

ZARCO GUIDA COME MARQUEZ: HONDA E’ LA SUA MOTO

Lo scorso anno, al debutto, ha segnato tre podi e due pole, suscitando parecchia sorpresa nel paddock della MotoGP. Johann Zarco è un pilota del vecchio motociclismo che piace ai puristi: non fa clamore, parla poco e guida forte, con una straordinaria dedizione al lavoro. Pare stia preparando il 2019 in sella alla Honda ufficiale, in tandem con Marquez. In realtà, quella voce, mi risulta confermata, nonostante KTM gli abbia offerto quel milione di euro in più che fa gola a chi non guadagna le cifre dei big. Zarco è uomo d’altri tempi e quel che conta, per lui, non sono i soldi, non lo sono mai stati, ma è la competitività. Iniziai a seguirlo nel 2009, al debutto in 125. Di lui ricordo un’alternanza di errori e velocità; non era un esordio alla Rossi, Lorenzo o Marquez. Il terzo anno in 125 lo concluse da vicecampione dietro a Terol. Si pensava fosse un buon pilota, ma non esclusivo. Poi vennero i 5 anni in Moto2, dove vinse le ultime due stagioni: nel 2015 davanti a Rins e l’anno dopo contro Luthi. In uno sport dove tutti hanno fretta di bruciare le tappe, Zarco ha preso tempo, dedicandolo alla gavetta, per costruirsi, migliorarsi, completarsi. Bravo chi, insieme a lui, ha saputo gestire i tempi di maturazione del pilota francese. Continua a leggere

GARE COSI’ FACEVANO ESPLODERE LE TRIBUNE

La Superbike degli ultimi tempi è maltrattata e presa di mira, a volte la si giudica per inerzia, ricalcando una strada di opinioni negative ben solcata che porta a facili critiche e alla nostalgia di una volta. Oggi è iniziata un’altra storia e un team “privato” come quello di Barni si gioca il podio e sfiora la vittoria. Tutto ciò è un segnale importante. E’ vero, è presto per tirare le somme, ma la prima scossa c’è stata: distacchi dimezzati dall’anno scorso, la Honda con Camier subito protagonista e lo è stata pure MV nel corso delle prove, dove si è vista anche un pochino di Aprilia. I segnali di una vivacità ritrovata e del livellamento delle prestazioni sono evidenti e la percezione ce l’hanno anche i team manager che sostengono in coro che la Superbike di quest’anno sia decisamente più difficile. Parti male e non recuperi più, perché il ritmo è veloce per tanti piloti. Dopo che l’opinione generale ha criticato Dorna per il format 2018, mi sento di fare un primo passo indietro, perché il piacere di essermi guardato le gare è probabilmente prodotto da quel groviglio di nuove regole che continuo sì a ritenere di “difficile interpretazione”, ma di fronte a uno spettacolo così si fa anche in fretta a dimenticarsi del macchinoso sistema tecnico e ci si gode la Superbike per quello che offre in TV, senza troppo lavoro cerebrale. Continua a leggere

SE FOSSE UN PILOTA DI F1 AVREBBE GIA’ VINTO IL MONDIALE

foto IPP/Marino Bindi
Losail Doha 18/03/2018
motociclismo motomondiale
gran premio Qatar classe motoGP Gara
nella foto andrea Dovizioso , marc Marquez e valentino Rossi
Italy Photo Press – World Copyright

Credo sia l’arma più forte di Dovizioso: la strategia. Quella capacità di “vedere la gara” nella parte che ancora deve venire, la lucidità nel ragionare in movimento e la precisione nell’elaborare dati e informazioni che cambiano ripetutamente. E’ rimasto indietro, è stato calmo per conservare le gomme: non è facile pensare di colmare il gap, anche piccolo, quando davanti ci sono Marquez e Rossi, perché sono bravi, sono forti e i titoli mondiali suggeriscono che la loro strategia può essere la migliore. Ecco, è proprio questo il bello di Andrea: ha un server dentro al casco, col giusto algoritmo per ogni situazione; freddo, impassibile, contenuto e misurato, per ogni vittoria e per ogni sconfitta. E’ il prototipo del pilota di Formula Uno, dove essere calcolatori alla lunga paga, mentre in moto non basta. Piace perché ha reso tutti gli altri campioni più normali, lui che non è nato “fenomeno”, ma i fenomeni riesce a tenerli dietro. Segno che quando si vuole arrivare a un obiettivo, tutto è possibile ed è la testa a fare la differenza. Poi, ovviamente, ci vuole la moto, perché, come dicono Agostini e Pernat “oggi il pilota conta solo il 30%”. Diciamo però che Marquez, in quell’ultima curva, ci ha messo il 70%; ha avuto coraggio e controllo, e per fortuna ci prova lui e rendere il finale di gara sfavillante e mai scontato. Continua a leggere

COME SCEGLIAMO LA GOMMA “GIUSTA” ?

Una delle scelte più difficili è quella della gomma giusta per la propria moto, soprattutto per chi possiede una sportiva o una naked con la quale “giocarci” anche in pista. Spesso consideriamo solo il nostro livello di esperienza e la velocità che abbiamo, ma non valutiamo le caratteristiche della moto che guidiamo, ed ecco cadere nel trappolone: il pneumatico migliore diventa idealmente quello racing, perché i piloti piegano gomito a terra, chissà quindi quali numeri saremmo anche noi in grado di fare… Siamo sicuri che una gomma da “tempo sul giro” funziona con ogni moto e per ogni stile di guida ? Ci sono parecchi motociclisti che si fanno dare, magari dagli amici piloti, gomme da pista usate, di pochi giri, per montarle sulla moto stradale. La gomma da corsa ha evidenti limiti: non va bene con l’asfalto bagnato e con le temperature basse; lavora a range di temperatura più ristretti, ad esempio da 80 a 130 gradi; va scaldata con le termocoperte e, dopo alcuni cicli termici, perdono le loro performance, “stagionano”, diventano meno sicure. La verità è che il mondo delle gomme si evolve veloce quanto la tecnologia sulle moto ed offre pneumatici sempre più mirati. Sulla pista di Monteblanco, in Spagna, ho provato le nuove Dunlop SportSmart TT e mi si è aperto un mondo. Continua a leggere

PERCHE’ LA DUCATI DI MELANDRI SI MUOVE IN RETTILINEO ?

Le lunghe oscillazioni in accelerazione della Ducati penalizzano Melandri. Da cosa sono provocate ? Quegli scuotimenti sul rettilineo sono un problema dalla scorsa stagione. Su alcune piste è più accentuato e non sembra esserci soluzione. Chiunque di noi sia andato in pista, una “frustata” al manubrio l’ha presa, vi è mai capitato ? Significa restare aggrappati al manubrio con l’istinto di sopravvivenza e paura di perdere il controllo. Ogni sbacchettata può avere origini diverse, nel mio album degli spaventi c’è un vecchio ricordo con la Suzuki 1000 e un problema “alla Melandri”: interminabili oscillazioni, assetto e gomme che litigavano; il pneumatico posteriore centrifugava, aumentando di diametro, e bastava un niente per innescare il movimento ballerino con la moto che teneva tutta la pista. A Misano, con l’aiuto di Andreani, trovammo 2 secondi e mezzo al giro di differenza tra una moto “ferma” e una capricciosa. Ed è qui il punto: cosa potrebbe fare Marco se avesse una Ducati più stabile ? Guadagnerebbe qualche decimo ? Continua a leggere

MELANDRI, IL FLAG TO FLAG E LA SBK INCANTA !

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La Superbike di domenica ha offerto uno spettacolo tra i più belli che ricordiamo, con otto piloti a lottare spalla a spalla e una vitalità regalata da un flag to flag introdotto last minute. L’obbligo a fermarsi per il cambio della gomma posteriore a metà corsa annullava di fatto il lavoro che alcune squadre (come Ducati e Honda, in comprensibile disaccordo con la regola) erano riuscite a completare nei test per trovare la prestazione anche negli ultimi e fatali giri di gara. La sicurezza dei piloti viene prima di tutto e ovviamente nessuno ha reclamato più di tanto. Ma che la gomma soffra più che da altri parti, a Phillip Island, lo sappiamo da sempre e a questo punto o si sceglie di penalizzare le prestazioni dei piloti, mettendo a disposizione una gomma particolarmente dura e resistente, oppure bisogna imparare a guidare la moto con maggiore strategia, cercando una messa a punto che privilegi la durata rispetto alla velocità nel giro secco. Qualcuno ci è riuscito, altri no, segno che Pirelli è di base una gomma sicura. Le pressioni di esercizio delle gomme sono importanti da rispettare perchè il pneumatico lavori bene: possibile che sui tre controlli effettuati a campione prima del via, solo una moto sia risultata regolare (soglia minima, 1.6 bar al posteriore) tra quelle di Sykes, Lowes e Laverty ? Continua a leggere

TEST INVERNALI: PREVISIONI IN SBK E MOTOGP

MotoGP e Superbike sono scese in pista e hanno mostrato i primi valori di moto e piloti. Nei test invernali non bisognerebbe mai dare valore assoluto ai tempi sul giro, sono troppi i fattori in gioco e il campionato è pronto a smentire ogni certezza costruita d’inverno: il caso più eclatante, Vinales 2017. Però possiamo iniziare a interpretare numeri e posizioni in classifica per disegnare una prima traccia di quel che probabilmente sarà. Tra una settimana le SBK correranno a Phillip Island e oggi è stato il primo giorno di test sulla pista australiana. Novità? Mica tante: Melandri è stato il più veloce, ma lui qui è forte, lo era stato anche all’esordio con la Ducati (podio) lo scorso anno, dopo quasi due anni di stop. Le Kawasaki sono lì e le due cadute di Rea e Sykes le considero “scivolate ordinarie”, tutt’altro che preoccupanti. Tutti gli altri si prendono una valanga di decimi, con l’unica buona conferma della nuova coppia Honda-Camier: il miglioramento c’è stato su tutte le piste battute finora. Vedremo una gara di attesa, per conservare le gomme; a un certo punto si staccheranno Ducati, Kawasaki e, io dico, anche Yamaha. Il campionato però è in mano a Rea, anche stavolta. Continua a leggere

ROSSI-MARQUEZ: GLI AMBASCIATORI DEL “TRAVERSO”

Borgiotti davanti a Marquez e al campione spagnolo Cardus.

I piloti americani nascevano dal dirt-track e poi vincevano sull’asfalto. La sensibilità che avevano nel guidare la moto di traverso veniva sviluppata proprio nei campi di terra battuta. Come mai oggi è di moda anche in Italia ? “Grazie a Rossi e a Marquez, che lo praticano in allenamento, anche perché è difficile farsi male”, mi dice Gianni Borgiotti. Lui è uno di quelli che si è convertito da un paio d’anni ai “traversi”: istruttore federale fuoristrada, un bel manico col supermotard, ma, al di là delle medaglie, la sua passione oggi è per il dirt-track. Uno sport che si divide tra flat-track (ovali a sinistra, dove la moto è senza il freno anteriore) e TT (pista mista come il Ranch di Valentino). “E’ uno sport poco costoso, la base della moto è quella del cross e si corre in piccoli campi sterrati; in Italia gli ovali sono una decina in tutto”. Ecco, la moto appunto. “Si abbassano le sospensioni e la taratura è più rigida; le ruote sono da 19”, le gomme hanno tasselli ampi e bassi (7 mm) e il motore standard”. Poi bisogna imparare a guidarle… ”Chiunque lo può fare, ma la cosa più difficile è l’inserimento in curva. Negli ovali si guida sempre con la stessa marcia, non si frena e si derapa. Una volta piegati si danno piccoli colpetti di gas per mantenere la moto di traverso e, da metà curva in poi, si accelera con la normale tecnica del fuoristrada”. Continua a leggere