TEST INVERNALI: PREVISIONI IN SBK E MOTOGP

MotoGP e Superbike sono scese in pista e hanno mostrato i primi valori di moto e piloti. Nei test invernali non bisognerebbe mai dare valore assoluto ai tempi sul giro, sono troppi i fattori in gioco e il campionato è pronto a smentire ogni certezza costruita d’inverno: il caso più eclatante, Vinales 2017. Però possiamo iniziare a interpretare numeri e posizioni in classifica per disegnare una prima traccia di quel che probabilmente sarà. Tra una settimana le SBK correranno a Phillip Island e oggi è stato il primo giorno di test sulla pista australiana. Novità? Mica tante: Melandri è stato il più veloce, ma lui qui è forte, lo era stato anche all’esordio con la Ducati (podio) lo scorso anno, dopo quasi due anni di stop. Le Kawasaki sono lì e le due cadute di Rea e Sykes le considero “scivolate ordinarie”, tutt’altro che preoccupanti. Tutti gli altri si prendono una valanga di decimi, con l’unica buona conferma della nuova coppia Honda-Camier: il miglioramento c’è stato su tutte le piste battute finora. Vedremo una gara di attesa, per conservare le gomme; a un certo punto si staccheranno Ducati, Kawasaki e, io dico, anche Yamaha. Il campionato però è in mano a Rea, anche stavolta. Continua a leggere

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ROSSI-MARQUEZ: GLI AMBASCIATORI DEL “TRAVERSO”

Borgiotti davanti a Marquez e al campione spagnolo Cardus.

I piloti americani nascevano dal dirt-track e poi vincevano sull’asfalto. La sensibilità che avevano nel guidare la moto di traverso veniva sviluppata proprio nei campi di terra battuta. Come mai oggi è di moda anche in Italia ? “Grazie a Rossi e a Marquez, che lo praticano in allenamento, anche perché è difficile farsi male”, mi dice Gianni Borgiotti. Lui è uno di quelli che si è convertito da un paio d’anni ai “traversi”: istruttore federale fuoristrada, un bel manico col supermotard, ma, al di là delle medaglie, la sua passione oggi è per il dirt-track. Uno sport che si divide tra flat-track (ovali a sinistra, dove la moto è senza il freno anteriore) e TT (pista mista come il Ranch di Valentino). “E’ uno sport poco costoso, la base della moto è quella del cross e si corre in piccoli campi sterrati; in Italia gli ovali sono una decina in tutto”. Ecco, la moto appunto. “Si abbassano le sospensioni e la taratura è più rigida; le ruote sono da 19”, le gomme hanno tasselli ampi e bassi (7 mm) e il motore standard”. Poi bisogna imparare a guidarle… ”Chiunque lo può fare, ma la cosa più difficile è l’inserimento in curva. Negli ovali si guida sempre con la stessa marcia, non si frena e si derapa. Una volta piegati si danno piccoli colpetti di gas per mantenere la moto di traverso e, da metà curva in poi, si accelera con la normale tecnica del fuoristrada”. Continua a leggere

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LORENZO ALLO SPECCHIO: NUOVA POSIZIONE IN SELLA

A colpo d’occhio è un altro Lorenzo. L’averlo visto in sella sempre in un certo modo, permette di notare alcune differenze. Ducati è cambiata e a Sepang con Jorge ha stampato un tempone straordinario. Ho analizzato un po’ di foto e pubblico qui le più rappresentative. Immagini simili, ma non uguali, che evidenziano una serie di dettagli che possiamo commentare con la dovuta cautela, essendo tante le variabili in gioco. Da una parte le due Ducati: quella del 2017 (sotto) e quella dei test 2018 (sopra); dall’altra ancora la Ducati 2018, ma a confronto con la Yamaha, con cui Lorenzo ha corso 9 stagioni. Parto dalla posizione della gamba interna alla curva: sulla GP18 sembra quasi completamente appoggiata all’asfalto, dal ginocchio alla punta dello stivale. Una piega pazzesca che sembra affrontare con fluidità e senza sforzo, se confrontata con la guida più contratta dell’altra foto. Sulla GP17 e sulla Yamaha, il ginocchio è più piegato e forse si può parlare di un diverso posizionamento delle nuove pedane: oggi sembrano più in avanti e più basse. Continua a leggere

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ULTIMI, PUR DI CORRERE IN MOTOGP

La MotoGP è l’obiettivo di tutti i piloti, anche a costo di arrivare dietro; le altre classi contano solo per mettersi in luce. Chi non ce la fa, per talento e opportunità, rischia il pericoloso down. E’ purtroppo la mentalità con cui crescono molti ragazzi ed è così in tutti gli sport: giusto aspirare alla massima categoria, ma bisognerebbe dimostrare, prima di tutto a sé stessi, di meritarsi la promozione in serie A. Nelle moto, oggi il vero buon esempio è Zarco: due titoli in Moto2, e guardate ora dov’é. Perché anche “comprare” l’ingresso in MotoGP portando in dote gli sponsor non significa essere bravi. Si rischia di fare cosa poi, ultimi o penultimi ? E con quale prospettiva di crescita ? Penso quindi al 2017 di Baz, Rabat, Abraham e Lowes tutti bravi piloti che in altre classi avrebbero trovato buone moto e lottato per il podio, ma che invece quella benedetta MotoGP li ha annullati fino a diventare comparse. Lo scorso anno si è “bruciato” anche Van der Mark, troppo focalizzato sulla Yamaha M1 e poi deludente in Superbike; il rischio è che anche oggi non abbia la completa serenità, perché in ballo c’è il famoso posto last minute nel Team Tech3 lasciato da Folger. Una sella libera e tanti piloti a contenderla, a costo di far saltare qualunque contratto. Continua a leggere

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SBK, ULTIMO ANNO A MEDIASET E FINE DI UN CICLO. ECCO CHI HA PORTATO LE GARE IN TV

Quest’anno sarà per Mediaset la diciassettesima stagione di gare e anche l’ultima sulla carta. E’ passato tanto tempo dal debutto su Italia 1 del Motomondiale quando, nel 2002, commentavano Guido Meda e Loris Reggiani. Quasi vent’anni di avvicendamenti, di divertimento e di passione, con la Superbike arrivata nel 2013. Fra entranti e uscenti dal team di lavoro, c’è chi non si è mai mosso e riveste il ruolo aziendale più strategico del gruppo. Si chiama Fabio Pravettoni, è responsabile della struttura produttiva, tratta i budget e si interfaccia con Dorna. Un uomo televisivamente “invisibile”, ma nella posizione chiave: ha la personalità vulcanica, macina idee, costruisce progetti e si definisce prima di tutto appassionato motociclista; è il perfetto traduttore di sogni per la tivù. Guida una KTM 1190 con grande euforia, salvo poi rimettere la testa sul lavoro consapevole e dispiaciuto che il lungo ciclo delle moto su Italia 1 potrebbe terminare per sempre. “Potrebbe, ma speriamo di no”, è la risposta di Pravettoni. Le difficoltà con Dorna però ci sono… “Ho avuto la fortuna di collaborare con persone straordinarie, oggi amiche, come Carmelo Ezpeleta, Manel Arrojo, Giovanni Pipia, Sergi Sendra. Sono complici dei grandi risultati ottenuti dalla nostra azienda, autori di un lavoro concreto e dotati della sensibilità adeguata per capire come muoversi tra due grandi macchine come Dorna e Mediaset. I miei interlocutori, passando in Superbike, sono cambiati e ho incontrato maggiori difficoltà a valorizzare un prodotto che abbiamo tentato di rianimare. Sul piano della collaborazione abbiamo sicuramente sofferto”. Continua a leggere

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“TROPPO INTELLIGENTI PER FARE I PILOTI”

Quella frase l’ho spesso sentita pronunciare dai meccanici più anziani, una volta crudi nelle maniere e spietati nel giudicare. Un pilota troppo educato e per bene, con la propensione agli studi, non avrebbe mai fatto carriera secondo loro; bastava uno sguardo per riconoscere il volto pulito e gli occhi onesti di uno che non sarebbe mai stato un fenomeno sulla moto. Passano gli anni, cambiano le generazioni, ma forse quella dose di “ignoranza” un pilota la deve possedere per arrivare in alto. Anche se, oggigiorno, i più giovani sono tutte persone a posto, mica come una volta, quando tanti ragazzi arrivavano dalla strada, scaltri e un po’ figli di buona donna. In questi ultimi dieci giorni, sorprendendo il paddock, si sono ritirati dalle corse due promesse del motociclismo. Il primo è lo spagnolo Juanfran Guevara, 22 anni, di Lorca, in Moto3 dal 2012 e il podio al Mugello proprio nella sua ultima stagione. Si dedicherà, oltre all’università, al mondo dell’impresa, ma la sua scelta ha pure l’intento di recuperare il tempo trascorso lontano da famiglia e amici. Ha faticato ad integrarsi col suo mondo, quello delle moto, che non ritiene “pulito” come quel paesino di 300 anime in cui è cresciuto. L’altro ritiro riguarda l’italiano Marco Faccani, 23 anni, di Ravenna, campione europeo della Superstock 600 nel 2014, con 5 vittorie su 7 gare, e il trionfo la scorsa stagione a Misano con la BMW Stock1000 del Team Althea. La sensazione è di trovarsi di fronte a due ragazzi speciali, più maturi di quel che generalmente si è alla loro età. Un eccesso di consapevolezza che li ha portati a fare scelte da grandi e lo capisco anche dalla determinazione con cui Marco mi spiega le cose al telefono: Continua a leggere

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TEST ESCLUSIVO: LE SUPERBIKE A CONFRONTO

Guidare le moto del mondiale è un sogno e un privilegio. Al di là del piacere personale, anche in telecronaca ti aiuta a capire molte cose in più. Vi faccio un esempio: in MV Agusta, Leon Camier è ritenuto da molti l’uomo chiave. Eppure, salendo su quella moto, una guida così familiare non l’ho riscontrata su nessun’altra Superbike: monti in sella e tutto riesce facile. Che nel mio caso significa percorrere tre giri di ricognizione, iniziare a parlare nel microfono all’interno del casco per un paio di passaggi e rientrare ai box. Moto che non conosci, piste che rivedi dopo un anno, la responsabilità di non buttarla per terra, le condizioni dell’asfalto a volte difficili. E’ il motivo per cui ho chiesto di provarla a Donington, un circuito che a me fa rabbrividire: curvoni da quarta in discesa, punti ciechi, temperature basse e umidità. Ma con quella MV è come essere in un altro posto. E’ l’unica moto che, anche ad aprire il gas decisi, non fa paura. Il suono allo scarico è da MotoGP, ti fa accapponare le pelle, ma evidentemente il motore ha una quindicina di cavalli meno delle concorrenza. La differenza la fa la ciclistica, che è pazzesca. Il lavoro di Andreani sulle sospensioni, insieme a quello del team e alle Pirelli, offre un risultato pazzesco. Torres, che di natura ha una guida tonda ex Moto 2, potrà essere anche più competitivo di Camier che quest’anno correrà con la CBR 1000. A proposito di Honda: l’ho provata ad Assen, altra pista speciale. Riconosci sicuramente il feeling tipico della moto stradale, come se la guidassi da sempre. Di impegnativo c’è il motore, perché in alto diventa aggressivo, ti da un bel calcio in accelerazione, l’anteriore si impenna e mi ricorda un po’ la BMW di Althea, che avevo provato un anno prima al Lausitzring con ettolitri di adrenalina. Continua a leggere

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#NOLANRIDERS: AL DI LA’ DEL CASCO

Ci sono feste a “porte chiuse” a cui partecipano solo pochi eletti, ma se hai la fortuna di essere ospite ti si apre un mondo. Il Natale in casa Nolan è un appuntamento fisso che ogni anno si festeggia coi dipendenti e tutti i suoi piloti. Erano più di 40 fra Petrucci, Melandri, Camier, Bastianini, Botturi, Checa, Pirro, Battaini. Con alcuni di loro mi incontro proprio in quell’occasione, è bello rivedersi. Ah, giusto: non ho detto che con Nolan ho iniziato a correre nel 1999, mi fecero il primo contratto e da allora siamo sempre stati legati anche da un rapporto affettivo e di stima. In tutti questi anni ho visto salire sul palco centinaia di #nolanriders e il più festeggiato che io ricordi è sicuramente stato Casey Stoner, che però partecipò a una sola edizione di questo Natale aziendale, quello del 2007, quando vinse il mondiale con Ducati, altrimenti a fine stagione scappava nella sua Australia. Fino a qualche anno fa era davvero una festa a porte chiuse, non entravano i giornalisti, ma solo le figure più vicine all’azienda; oggi le porte diciamo che si sono semi aperte alla comunicazione, alla stampa interessa intervistare i piloti. C’è un palcoscenico provvisorio nel capannone destinato al magazzino caschi e lì per un’oretta si susseguono gli ospiti al microfono del presidente Alberto Vergani. Continua a leggere

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WHATSAPP E’ PIU’ PERICOLOSO DELLA VELOCITA’

Ci sono momenti dell’anno in cui sembra che le strade siano più pericolose e dicembre è uno di quei periodi. L’avvicinamento al Natale alimenta traffico, disordine e disattenzioni da parte di chi guida. Chi si muove in moto, come me, rischia tre volte di più. I trasgressori più pericolosi ? Gli automobilisti col telefonino. E oramai il problema del cellulare all’orecchio sembra essere persino meno dannoso rispetto a coloro che “whatsappano” impugnando il volante con una mano e perdendo di vista la strada. La nostra abilità deve essere quella di saper interpretare con anticipo i movimenti di chi si trova vicino. Non possiamo avere la stessa destrezza nelle manovre di quando è primavera: le strade offrono meno grip, l’abbigliamento pesante che indossiamo ci rende meno agili e sulle mani non abbiamo la stessa sensibilità di quando guidiamo coi guanti leggeri. Scrivere il messaggino durante la guida è una cosa che fanno tutti, è diventato un problema sociale, ma i tempi perché si trovino le soluzioni sono sempre troppo lunghi. Intanto il dato allarmante è che gli incidenti sono la prima causa di morte nella fascia di età 15-29 anni. Nel 2016 sono decedute la media di 9 persone al giorno e abbiamo avuto circa 250 mila feriti in un anno. Continua a leggere

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MOTORE ELETTRICO IN MOTOGP: PRONTI AL CAMBIAMENTO?

Per quanto potrà andare forte, provate a immaginare la Honda del futuro di Marc Marquez: “tzzz”, vi passerà silenziosamente davanti agli occhi con un innovativo motore elettrico. Niente più brividi né pelle d’oca, sembra impossibile innamorarsi di una moto da corsa che non fa rumore. Lo scorso week end guardavo la Formula E riflettendo sull’effetto che questo campionato genera fra gli appassionati di motori. E’ ben fatto e molto curato, Mediaset l’ha infiocchettato col nastro d’argento per donargli l’effetto Play Station e sulle nuove generazioni avrà sicuramente un bell’appeal. Prepariamoci, perché pare seguirà una versione elettrica della MotoGP già dal 2019. Ovviamente sarà una classe aggiuntiva, inserita nel Motomondiale. Si parla di monomarca e la griglia sarà formata da sette team satellite MotoGP più i primi quattro della Moto2, per correre 12 gare sui circuiti d’Europa, con doppia manche e la definizione di Coppa del Mondo. E’ il futuro, si dice. Ma saremo veramente pronti ad accogliere l’elettrico da corsa ? Perché più di 10 anni fa l’elettrico c’era già e si diceva esattamente la stessa cosa: “è il futuro!”. In pochi sanno che allora esisteva un campionato del mondo; nel 2006 provai anch’io a correre una gara a livello nazionale quando Luciano Betti, l’organizzatore pioniere, mi propose la wild card a Magione. Avevo un telaio Cagiva Mito e un motore a corrente continua derivato da quelli usati sui muletti industriali, ovviamente modificato, per raggiungere 5.500 giri e una potenza pari a 90 cv. Continua a leggere

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