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CARICASULO, “CENERENTOLO” DELLA SUPERSPORT

di Max Temporali 20 giugno 2016

_1999931 A WIl motociclismo non è così come ci appare. Non è uno sport ricco come come ci fanno credere i migliori team di MotoGP e Superbike. Di Rossi o di Rea ce ne sono pochi, pochissimi. Ve l’avevo già detto, no? Nel 2015 Petrucci corse a ingaggio zero. Figurarsi nelle altre categorie, dove i piloti è già tanto se non si pagano tuta e casco. Ecco perché la storia di Federico Caricasulo deve avere un senso per tutti quei piloti, o quelle persone, che credono nello sport come nella vita. A Misano ha fatto un garone nella 600SS: pole, secondo al traguardo e giro veloce. È un ragazzo di 20 anni, ben educato da una famiglia di grandi valori umani, ma senza la fortuna economica di poterlo sostenere. “In questi tre mesi estivi devo trovare uno stipendio per mantenere i miei allenamenti, mi aiuti a trovare una scuola per insegnare a guidare la moto? È l’unica cosa che penso di saper fare…”. Me l’ha chiesto prendendomi da parte il giovedì di Misano, con la sua solita timidezza e discrezione. Perché il “Carica”, come lo chiamiamo noi, non è mai sopra le righe, mai sbruffone nei modi. La vita gli ha insegnato cosa è il sacrificio, la fatica, la sofferenza per raggiungere un obiettivo, e per lui oramai questa è una condizione di normalità. Una condizione che condivide da sempre con il solito team, dove Fabio Evangelista e Mauro Pellegrini si uccidono di passione per questo giovanotto, facendolo volare in alto in pista, e basso nel paddock: vietato montarsi la testa. Acquistare la forcella Ohlins pressurizzata di Andreani è stato un lusso di 2.000 euro che si sono permessi tirando la cinghia. (altro…)

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C’E’ UN TOURIST TROPHY CHE DA’ VITA AI PILOTI

di Max Temporali 14 giugno 2016

CatturaE’ terminato anche questo TT, edizione 97: l’ho vissuto in modo più intenso del solito, più coinvolto, perché avevo due amici che erano là a correre e sentivo quotidianamente al telefono. Anche per questo motivo, da appassionato di Tourist Trophy, mi è pesata quella copertura mediatica incentrata insistentemente su quei termini di richiamo come inferno, morti, pericolo, follia. Quello si addice alle nostre strade, i motociclisti rischiano molto di più andando quotidianamente a spasso. Chi corre all’isola lo fa consapevolmente: i piloti sono angeli, a volte vittime, ma non demoni; loro non privano gli altri della possibilità di vivere, ma, piuttosto, vivono. Sentiamo tutti la necessità di alimentare le nostre emozioni: c’è chi le prova con una canna da pesca in mano, immobile e statico sulla riva del fiume; non sono in grado di cogliere la bellezza del gesto, ma rispetto chi prova gioia nel farlo. C’è poi chi ha bisogno di arrampicarsi sull’Everest, di lanciarsi nel vuoto, di un backflip a decine di metri di altezza. Di sfidare la vita per sentirsi vivo. La linea dell’emozione si trova spesso a sovrapporsi con quella della paura, ed ì lì che trovi l’estasi. Stefano Bonetti e Alex Polita li ho tempestati di chiamate in questo TT. Mi piaceva soprattutto sentire il loro coinvolgimento, lo stato d’animo, i battiti del cuore nel loro tono di voce. Perché non c’era mai una fredda relazione tecnica stilata come dopo una gara o un normale turno di prove. Il racconto era costantemente condito dal piacere, da un leggero fuorigiri, da quella spinta emotiva che provi subito dopo essere sceso dalla montagne russe. E quel tono sorridente e spumeggiante rimane ai piloti per l’intera giornata, per tutto il TT. Stefano, all’undicesima partecipazione, l’ho chiamato quattro ore prima del via della Lightweight, dove con la Paton poteva giocarsi il podio. Sarebbe stato il suo primo podio all’Isola di Man. Non era tranquillo. Quell’obiettivo gli metteva pressione. (altro…)

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PIROVANO: RE DI MONZA E PILOTA PER SEMPRE

di Max Temporali 12 giugno 2016

PAe6AFabrizio Pirovano era il mio idolo. Quando ero bambino, il mio luna park era l’autodromo di Monza. Ci andavo quasi ogni domenica a vedere le prove libere. La speranza era di vedere spuntare lui, quello con la Yamaha FZ 750 bianca e rossa. Era un omino, aveva la tuta piena di scritte e il casco tricolore. Vicino all’ingresso in pista c’era una pianta, lui appoggiava lì la moto e aspettava che tutti uscissero per la pausa. La pista si fermava per tutti, ma non per lui. A Fabrizio Pirovano stendevano i tappeti rossi. Era un pilota. Varcava i cancelli, infilava il “corto” di Monza, si faceva quindici, venti giri a cannone e poi, senza nemmeno fermarsi, usciva e se ne tornava a casa. Così, senza targa né fari. Abitava a pochi chilometri e negli anni ’80 era meno scandaloso di oggi guidare una moto da corsa per strada. Io e mio papà lo guardavamo dalla tribuna, aspettando che uscisse a fuoco dalla Parabolica. Quando spariva alla vista, lo seguivamo con l’orecchio. Quel motore lo faceva cantare che era una meraviglia, riuscivamo a sentire tutto il giro. Ad ogni occasione, ad ogni gara, il Piro era lì. Ricordo quella volta nel campionato svizzero: cadeva un’acqua allucinante e lui doppiò quasi tutti, facendoli sembrare fermi. A Monza era il re. Per me era più figo dei piloti americani, di quello Spencer e di quel Roberts che in 500 dettavano legge: loro li vedevo solo in tv, lui l’avevo lì, era “vero”, autentico. Nella sua vita avrebbe fatto il pilota per sempre. Aveva una passione per questo sport che raramente trovi nei piloti. Non so per quanto tempo andò avanti a dichiarare di avere 40 anni pubblicamente. In realtà a 46 era ancora in carena. (altro…)

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LA SICUREZZA IN PISTA NON E’ MAI ABBASTANZA

di Max Temporali 5 giugno 2016

Relatives and mechanics of SAG Team Moto2 Spanish rider Luis Salom observe a minute of silence during a tribute for the rider in the Moto GP of the Catalunya Grand Prix at the Montmelo racetrack near Barcelona on June 5, 2016. The SAG team's 24-year-old Spanish rider Salom suffered fatal injuries when crashing at Turn 12 on the challenging circuit near Barcelona in the second free practice session on June 3, 2016.  / AFP PHOTO / JOSEP LAGOOggi è talmente elevata la sicurezza dei piloti che ci fa dimenticare la pericolosità di questo sport. La vita è appesa a un filo. Che si corra al Tourist Trophy o in pista, basta un attimo e… puff, non ci sei più. Salom non c’è più. A volte c’è la sfortuna, ma il motociclismo è crudo così. Penso a Franco Uncini, miracolato: un incidente nel 1983, quando venne investito da Wayne Gardner. Sopravvissuto e in debito con la vita, dal ’93 si occupa di sicurezza per i piloti e oggi è il responsabile della commissione. Un mestiere che svolge da ex pilota oltre che da tecnico. Lo fa con l’attenzione di uno che sa cosa è il pericolo, ecco perché mi piacerebbe che facesse un sopralluogo anche sui “nostri” tracciati, come Cremona, Varano, Magione, Adria, Binetto o Racalmuto, che non so se siano tutte meglio del Montmelò: tutte piste dove noi andiamo a divertirci dopo che ci siamo sfogati alla tastiera. Sulla pagina nera dei social infatti Uncini è in prima linea, con Capirossi ed Ezpeleta. C’è chi si scaglia contro i piloti che, nella storia, e questo è vero, mai riescono a mettersi d’accordo. Ma a loro importa correre, sono programmati per fare quello. Il week end lo vivono con un’emotività diversa dalla nostra: loro sono là, con le paure che vanno cacciate, l’adrenalina a condizionarne le reazioni e il lavoro che continua. Devono raggiungere il prima possibile la normalità. Il pilota va sempre rispettato, quando è in vita ancor più. In questi giorni si è perso il controllo generale, si sente il bisogno di alzare il dito per dire la propria, me compreso. Ciò che penso è che le piste non sono mai state così sicure. Prima di Dorna si piantavano croci nella terra ogni domenica. Una volta non esistevano gli spazi di fuga. Si usavano i guard rail dappertutto, prima di passare alle reti. Ho fatto a tempo a conoscere anch’io la curva Roma di Vallelunga, quella che immetteva sul rettilineo, delimitata solo da balle di paglia. In uscita quelli bravi le pelavano con le pedane, facendone volare via dei frammenti. Le balle di paglia erano ritenute sicure perché, ogni volta che le colpivi durante la caduta, perdevi più o meno il 30% della forza d’inerzia, fino a smorzarsi completamente. Però il rischio era quello di rimanere in mezzo alla pista e di essere colpiti dalle altre moto. (altro…)

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I PILOTI DI OGGI SONO VIZIATI DALLA TECNOLOGIA

di Max Temporali 30 maggio 2016

foto IPP/Atti lauro   Imola  30/04/2016  Motul World Superbike SBK  2016 nella foto :  Jonathan ReaOgni pilota sogna la moto perfetta, quella che si guida usando istinto e automatismi, senza richiedere il minimo sforzo. I piloti moderni sono fortunati: hanno moto migliori di una volta, con mille regolazioni e la tecnologia che consente di cucirsela addosso al meglio. E’ forse per questo che, di fronte all’imperfezione, oggi si fa più fatica ad adattarsi. Penso ovviamente al cambio “duro” della Kawasaki di Rea, che a Donington l’ha portato all’errore più di una volta. E’ attorno a quel problema che è ruotato il suo week end. E pensare che è lo stesso cambio che usa Sykes, solo che lui guida diverso. Mi dicono che Johnny abbia il piede più delicato e un movimento veloce. La squadra sta facendo di tutto per andargli incontro, lavorando sull’elettronica per favorirne la manovrabilità e ora andranno a Jerez per testare un ulteriore evoluzione. Giusto così, bisogna fare il massimo per assecondare il pilota. Ma cosa direbbero i vari Agostini, Bonera, Fogarty o Bayliss, “animali” del motociclismo imperfetto ? Kevin Schwantz mi disse che la sua Suzuki Pepsi dell’88 cantava fra i 10.500 giri e i 12.500. Solo 2.000 giri di utilizzo, sotto era morta e bisognava scalare marcia. Inguidabile, se ci pensiamo. Ma non per lui. Lucio Pedercini, altro ex “cinquecentista”, mi ha parlato del suo esordio su una 4 tempi, una Ducati 851. A Misano, nei suoi primi sette giri, segnò il record del campionato italiano. Eppure non aveva nemmeno un assetto. Testa bassa e gas. (altro…)

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MUGELLO “A VITA PERSA”

di Max Temporali 23 maggio 2016

Moto GP Spanish rider Jorge Lorenzo steers his Yamaha (R) to cross the finish line ahead of Spain's Marc Marquez on his Honda during the Moto Grand Prix at the racetrack in Mugello on May 22, 2016.  / AFP PHOTO / GIUSEPPE CACACEQuel sorpasso di Lorenzo alla Biondetti è da incorniciare. Un sorpasso a vita persa, in una “esse” veloce, da quarta, dove la traiettoria da percorrere è una sola. Se non l’avesse compiuto, forse Marquez sarebbe fuggito un altro po’. La Honda, così puntata sull’anteriore, si guidava meglio nelle varianti, metteva in luce grande maneggevolezza e velocità nei cambi. In quell’ultimo giro, tra la Materssi e la Casanova Savelli, Marc aveva addirittura guadagnato una ventina di metri su Jorge. Si stendeva a lenzuolo in ingresso, e si rialzava per il cambio con la velocità di una molla. Poi, nelle curve più lunghe come le due dell’Arrabbiata, la Yamaha si rifaceva sotto. Aveva più percorrenza e trazione. Ed è così che, all’uscita del Correntaio, quella lunga a destra, Lorenzo è riuscito ad affiancare e a superare Marquez prima della variantona. Ed è sempre per lo stesso motivo che dall’ultima curva, la Bucine, ha aperto prima il gas, ricucendo quella decina di metri di ritardo e vincendo in volata sul lungo rettilineo. Fra i due, Jorge era quello più penalizzato dall’ingresso furibondo, dovendo montare sul cordolo interno per non toccare il suo avversario nel tentativo di superarlo. Non sembrerebbe quindi un problema di potenza e velocità quello accusato dalla Honda, ma di capacità di scaricare a terra la potenza in uscita di curva. (altro…)

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SARA’ UN ALTRO GIUGLIANO

di Max Temporali 16 maggio 2016

0032_P06_Giugliano_actionComunque andranno le cose in futuro, Davide è cresciuto. Domenica è stato il migliore Giugliano di sempre. A volte non è il gradino più alto del podio a sancire la maturità di un pilota, ma la “bella gara”, dove testa e strategia prendono spazio, specie se, come lui, sei attanagliato dai fantasmi che combatti senza mai cantare vittoria. Prima gli infortuni, il dolore, l’assenza dalle corse e la mancanza di competitività che allontana dalle certezze. Ecco quindi apparire il fantasma della paura, la paura di farsi male, di sbagliare ancora una volta, ma, soprattutto, paura di non essere all’altezza di dove sei. Oggi il trionfo è tutto di Davide, quello morale e umano, anche se lo sport ha assegnato la corsa a un signor pilota e bravo ragazzo di nome Hayden. La Ducati numero 34 partiva dalla terza fila, col nono tempo e un macigno da digerire: quella gara del sabato avara di gloria, un sesto posto a 20 secondi dal primo. Quando la pioggia sembrava aver rovinato la festa, ecco il regalo più bello concesso al pilota romano e alla Panigale. Ci ha messo poco a venire su, sorpassando a destra e a sinistra con la sua solita guida composta, pulita, disegnando linee tonde e senza mai dare il senso di essere oltre confine. Gli ha stangati tutti, con la velocità che gli manca sull’asciutto. Poi quell’attimo di timidezza trovandosi Chaz Davies davanti. Lo rallentava sulle curve più ampie, ma non ci provava, anche perché guidava con freddezza e decisione il biondo inglese. E per qualche giro si è avuta l’impressione che Davide si fosse arenato lì dietro, per paura di sbagliare, di strafare, di toccare il suo compagno di squadra che, oggi più che mai, può puntare al titolo mondiale. (altro…)

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DUCATI, UN ALTRO DISASTRO. PER FORTUNA C’E’ PETRUCCI

di Max Temporali 9 maggio 2016

Foto IPP/Marco Guidetti Le Mans 07/05/2016 Motociclismo Motomondiale Gran Premio di Francia - Qualifiche - Classe MotoGP nella foto Danilo Petrucci Italy Photo Press - World Copyright“Siamo tutti partiti con le stesse mescole, eccetto Marquez che aveva un’anteriore più dura. Non ci sono scuse, chi è caduto è perché ha sbagliato e non ha ancora capito come usare la gomma”. E’ partita da qui la nostra analisi sul gran premio con Danilo Petrucci. Dopo cinque gare disputate, non può essere soltanto colpa della Michelin se un pilota finisce a terra. Gli intertempi parlano chiaro: nei primi due settori della pista, nel giro che è scivolato Iannone (il 7°, ndr), aveva segnato i suoi migliori intertempi di gara, guadagnando quasi 4 decimi a Lorenzo, che non andava certo a spasso. Idem per Dovizioso e Marquez, il crono dice che stavano tirando. “Lorenzo ha fatto il record della pista con le Michelin, battendo Bridgestone”, puntualizza Petrucci. Come dire: le gomme non sono così malaccio. Iannone sostiene di essere andato più piano del giro precedente e di non sapersi spiegare il motivo della caduta. Se un pilota non riesce a percepire le sensazioni di quello che sta facendo sulla moto, c’è qualcosa che non va. Poi è anche vero che: “Con le Michelin devi stare attento e guidare di fino: basta un bar in più di pressione sulla leva del freno e sei per terra.” Quindi bravo Lorenzo. “Attualmente è il più forte in pista. Quando ti passa, sembra appoggiato su quattro ruote talmente è elevata la sua stabilità. Ha lo stile giusto per le Michelin: frena a moto dritta e poi la lascia correre in curva”. L’anno prossimo è in Ducati. “La moto è pronta per vincere il mondiale, non ha niente in meno rispetto a Honda e Yamaha, forse col Dovi già quest’anno poteva puntare più in alto, ma è stato sfortunato”. Sfortunato e basta, o si tratta anche di pressione? L’anno prossimo ne rimarrà soltanto uno…”In questo momento corrono entrambi sotto pressione, anche se loro dicono di no”. (altro…)

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NEL 2017 DUCATI POTRA’ VINCERE MOTOGP E SBK !

di Max Temporali 2 maggio 2016

1138_R05_Davies_actionLa sensazione è questa: sarà più forte che mai, l’anno che potenzialmente potrebbe regalarle due mondiali. Perché il vento è cambiato e sta guadagnando forza, credibilità, autorevolezza, dopo che, per moltissimo tempo, Ducati è stata costretta a incassare solo sconfitte e critiche soprattutto sul piano progettuale della moto. Vale sia per la Superbike che per la MotoGP. Bravi gli ingegneri Dall’Igna e Marinelli che in questo lasso di tempo hanno lavorato senza fare rumore, accettando con consapevolezza i risultati, ma senza arrendersi mai. E anche oggi che ogni successo in pista è una realtà e non una botta di fortuna, il team rimane composto, freddo, guardando avanti senza scomporsi. A Imola, che è una delle piste più tecniche del mondiale, la Panigale ha stravinto. Lo ha fatto solo con un pilota, Chaz Davies, questo è vero. In prova ha rifilato 7 decimi alla prima “non Ducati”. Un abisso, un’umiliazione per le Kawasaki. E così è andata anche in gara, su una pista dove Rea ha vinto le ultime due edizione, ma pure con la Honda era riuscito a dominare, perché qui conta più la guida e la ciclistica. Stavolta il campione del mondo si è preso dei rischi per giungere poi a una manciata di secondi dalla bicilindrica. Il campionato sta prendendo tutta un’altra piega, e il colpo alla “rossa” potrebbe già riuscire quest’anno, anche se oggi la responsabilità è solo sul groppone di Chaz. Davide Giugliano non riesce a rompere lo schema. Non sbaglia più come una volta, ma non fa la differenza. (altro…)

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ROSSI PERFETTO, LORENZO SARA’ IL NUMERO 2

di Max Temporali 24 aprile 2016

Italian MotoGP rider Valentino Rossi, of Movistar Yamaha, celebrates on the podium next to teammate, Spanish Jorge Lorenzo (L, second), after winning the Spanish Motorcycling Grand Prix held in Jerez Circuit, southern Spain, on 24 April 2016. EFE/Jose Manuel VidalUna gara perfetta per il 46. Alla Lorenzo, più che alla Valentino, che a 37 anni ha guidato come a 25, ma col vantaggio di una esperienza che gli addolcisce la fatica. I tempi sono lì da vedere, con una partenza che non ricordo così vivace nemmeno ai tempi d’oro. Oggi in MotoGP se perdi un secondo e mezzo al via, te lo porti dietro fino alla fine, talmente è preciso il cronologico di gara. Quei cinque giri in successione ne sono l’esempio: Rossi ha ricamato le stesse linee, frenato al medesimo centimetro dalla curva e aperto il gas in corrispondenza dello stesso grano di asfalto. 1’40”2, bam, bam, per cinque volte, cambiavano solo i centesimi. Non era su un altro pianeta, aveva solo fatto tutto in modo perfetto. Girava 2 decimi, 2 decimi e mezzo più forte del compagno a ogni passaggio, come un martelletto da orologio da polso. E la crisi è arrivata anche per lui, appena due giri dopo Jorge, quando i tempi si sono alzati in 41”, a circa sette giri dalla fine. Con le Michelin è cambiata la strategia di gara, vengono in mente gli anni delle 500, in cui si doveva amministrare il finale per non restare senza gomma. Con le Bridgestone si faceva il giro veloce di gara anche sotto alla bandiera a scacchi, oggi si perde la media di 1 secondo e mezzo tra l’inizio e la fine.
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