LA PAUROSA CADUTA DI MILLER FA PENSARE AD HAYDEN…

Ho l’umore sotto alla scarpe e ieri è stato come guardare la gara di Le Mans con dei grandi filtri depuratori: scorrevano le immagini, ma le emozioni venivano fermate. Fermate da uno stato d’animo che non è il solito, perché i pensieri sono per Nicky Hayden. Magari non lo conosci, l’hai visto solo in TV, ma per chi segue il motociclismo è comunque un amico. E mi fa effetto pensare che tre settimane fa ero in sella alla sua moto per il giro di Assen. Quando ieri sono caduti Marquez e Rossi ho ripensato a lui, e mi dicevo: chissà quante volte gli sarà capitato di saltare in aria dalla sua Honda… Ho capito che la moto è meno pericolosa della vita in sé. Su strada basta un attimo, una minima distrazione, tua o di un altro, e puoi pagarla cara, anche si ti chiami Hayden. Un campione del mondo, una persona stupenda: bello, ricco, famoso, con una famiglia perfetta alle spalle, eppure anche lui vulnerabile, accidenti. Vulnerabile come tutti noi, come tutti i ciclisti, i motociclisti e gli altri che popolano le strade. Mi sembra una buona occasione per raccomandare a chi va su due ruote di non esagerare, lo dico un po’ da fratello maggiore; di guidare entro quei limiti che siamo in grado di gestire, da valutare istante per istante. E poi vestiamoci con tutte le protezioni del caso, con materiale di qualità e indossiamolo correttamente. Continua a leggere

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A IMOLA IL VALZER DELLE BANDIERE ROSSE

Gli applausi del lunedì sono tutti per l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari, che ieri ha lavorato a gran ritmo, perché fra incidenti e olio in pista, le bandiere rosse hanno sventolato più di quelle a scacchi. Imola si è comportata come una macchina perfettamente orchestrata, dalla regia fino ai commissari di pista, sempre pronti a intervenire, presenti in massa ad ogni curva, capaci di muoversi ordinati fra le criticità degli imprevisti, con preparazione e grande consapevolezza. Un week end così ricco di interruzioni non si è mai visto e abbiamo conosciuto il significato di organizzazione perfetta, abbiamo avuto conferma che la sicurezza dei piloti viene prima di qualsiasi altra cosa. Il tracciato in sé qualche punto critico ce l’ha e tutte quelle “esse” possono rendere pericolose le più innocue scivolate, ma questa pista rimane un paradiso dove correre, ci vuole più pelo che al Mugello. Per noi, che le gare le abbiamo commentate, sono state quasi nove ore filate di diretta e di attenzioni riservate soprattutto ai momenti di tensione. La Stock 1000, ancora una volta, ci ha tolto il fiato, prima con la caduta di Andrea Tucci e poi con Luca Marconi. Per fortuna niente di gravissimo, si riprenderanno con un po’ di pazienza e li rivedremo al manubrio. Continua a leggere

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LA MICHELIN STA SNATURANDO LE GARE

Monster Yamaha Team’s French rider Johan Zarco competes during the Spanish Red Bull Grand Prix MotoGP at Jerez de la Frontera race track on May 7, 2017. / AFP PHOTO / CRISTINA QUICLER

E’ impressionante come ad ogni gara MotoGP si perdano i riferimenti e possa ribaltarsi la classifica rispetto alla gara precedente. Un campionato equilibrato ? Così ci dicono, coi valori in campo livellati fra moto e piloti. Rispetto alle gare in moto come sono sempre state (e come sono in altri campionati) non c’è più distinzione fra i primi della classe e gli altri; il talento dei migliori piloti pareggia il livello con quelli delle seconde file e non c’è più differenza nemmeno fra moto vecchie e nuove. Un giorno comandi, un altro sei out, per poi magari tornare su alla gara successiva. Ma le gare in moto hanno sempre riconosciuto i loro leader. Ricordate gli anni della Bridgestone ? Lorenzo, Rossi, Marquez e Pedrosa, sempre gli stessi che, a rotazione, si davano battaglia con l’inserimento occasionale di qualche bel nome. Idem gli anni precedenti, quando non esisteva il monogmma e la MotoGP si chiamava 500: Doohan, Rainey, Schwantz, sempre loro, come anche in Superbike, nella storia come adesso: Rea la domina, con Davies e Melandri subito lì. Quanto vale dunque il podio di domenica di Lorenzo ? E quanto la prestazione di Zarco ? La MotoGP con l’era Michelin è cambiata parecchio. Nell’ambiente dei gommisti c’è chi dice che i francesi non abbiano mai saputo fare pneumatici tutti uguali e può capitare anche di essere penalizzati: chiedere a Tardozzi per conferma, mi suggeriscono, quando correva con la Bimota. Continua a leggere

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LA SUPERSPORT 300 E’ PERICOLOSA, CI VUOLE PIU’ DISCIPLINA

Il brutto incidente nella Stock 1000 ha fatto riflettere. Quelle immagini del pilota a terra, immobile e privo di coscienza, hanno ucciso l’euforia di chi stava guardando la corsa per il piacere dello spettacolo. Marvin Fritz, 24 anni compiuti il 10 aprile, è in prognosi riservata. E’ un pilota esperto, campione in carica della Superbike tedesca e numero uno della 600 nel 2014 sempre in Germania. La scivolata poteva non avere alcuna conseguenza, ma le varianti hanno sempre la doppia faccia: da una parte rallentano la velocità della corsa, dall’altra, se cadi nel momento sbagliato, finisci fra i cordoli per poi rientrare in pista mentre sopraggiungono le altre moto; bisogna solo pregare di non essere investiti. Quando l’agonismo è alto e ci sono tanti piloti, il rischio di cadere e farsi male cresce. Ora: il povero Fritz non ha colpe, come non ce l’ha chi probabilmente l’ha investito, lo definiremmo quindi una sfortunato incidente di gara, ma la domanda è: si può fare qualcosa per ridurre i pericoli soprattutto fra le classi dedicate ai più giovani ? Secondo Tati Mercado, campione in carica della Stock 1000, “Sono troppi i piloti in pista e fra il primo e l’ultimo ci sono anche 5-6 secondi di differenza nel tempo sul giro. Vuol dire che ci sono punti della pista in cui trovi degli ostacoli. L’anno scorso a Imola sono scivolato per evitare il contatto con un pilota più lento, ma purtroppo ho coinvolto anche lui nella caduta”. Forse in griglia di partenza basterebbero 20-25 piloti, anziché 36-38, con una differenza di prestazioni minori fra il primo e l’ultimo. Un po’ come la Superbike. Continua a leggere

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DAI SORPASSI DISTINGUIAMO IL CARATTERE DEI PILOTI

Lo spettacolo nel motociclismo nasce dalle manovre al limite e dai sorpassi impossibili, che spesso accendono i toni fra chi li compie e chi li incassa. Ricordate l’Australia? Lowes e Melandri in Superbike, ma anche Rolfo spinto fuori pista da Mahias durante l’arrivo in Supersport. La 600 è ancora al centro degli eccessi in Thalinadia con Kyle Smith “senza freni” che viene punito (eccessivamente secondo me) con la squalifica dalla gara. Le corse in moto sono così, nella MotoGP di Argentina si è lamentato persino l’equilibrato Dovizioso della resistenza dura di Petrucci, mentre ad Austin l’ha fatto Rossi con Zarco, colpevole di essersi infilato in traiettoria con verve all’ultimo istante stile Moto2 e costringendo Valentino a compiere un “taglio” di pista poi sanzionato. Sanzione per altro discutibile nella sua applicazione, seppur non abbia pesato sul risultato. Il sorpasso aggressivo identifica il profilo del pilota: ricordate il povero Simoncelli? Era temuto in pista, come lo è oggi Iannone o lo stesso Marquez, perché gente disposta ad andare ben oltre i limiti a costo di rimetterci del proprio; sono quei piloti che non vorresti mai dietro di te. Anche Zarco ha ricevuto il primo cartellino giallo dai suoi avversari: è nuovo della MotoGP ed è benvenuto nella lotta, ma non deve eccedere, altrimenti qualcuno penserà a ridimensionarlo. Questo sembrerebbe il senso della stilettata di Rossi, che le entrate cattive è capace di eseguirle meglio di lui, ma nei momenti che contano della corsa. Continua a leggere

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PIEGA & SPIEGA DAY: TUTTI IN PISTA NELLA GIORNATA PERFETTA

E’ un continuo, tra messaggi Facebook, e-mail e WhatsApp: chi ha partecipato al Piega & Spiega Day vuole ringraziare e ci tiene a scriverlo anche dopo averlo fatto di persona. Il motivo ? Forse questa iniziativa funziona per la sua spontaneità…E’ nata per un evidente problema derivato dagli incidenti su strada, troppi e spesso evitabili. Chi la consapevolezza del rischio ce l’ha come anche quella per i propri limiti di guida, ha provato a inviarci la mail. Circa 700 in tutto, ne abbiamo scelte 100 e la festa eccola qua. Ho detto festa, perché la giornata è stata perfetta. I colleghi mi hanno parlato di “bella gente” e i più distanti provenivano da Treviso e Roma; una galoppata a notte fonda per qualcuno, partito da casa su due ruote col buio e il termometro a segnare meno zero. Il sacrificio per la moto però si fa se vale la pena. Ore 8.20 puntuali al Motodromo di Castelletto di Branduzzo. Eravamo preparati ad accogliere anche il vichingo col minimo alto… pronti ovviamente ad abbassarlo. Nulla di ciò, massimo rispetto tanto quanto nella prima edizione e i risultati lo confermano: 200 motociclisti in totale accompagnati in pista e nemmeno un errore di guida, non una scivolata o un comportamento da riprendere. I nostri 10 istruttori riconoscibili dalla pettorina giallo fluo mettevano ordine ovunque e accompagnavano per mano tutti, dagli harleysti, ai turisti ai più sportivi. Continua a leggere

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LA CADUTA DEL PILOTA: MOMENTO “RELIGIOSO”, NON DI SPETTACOLO

Pensavo alle tante cadute nell’ultimo GP Argentina e agli incidenti che di recente hanno strappato la vita ai due francesi Anthony Delhalle e Adrien Protat, in nemmeno 20 giorni l’uno dall’altro. Chi va in moto ci pensa, “è toccato a lui, ma poteva succedere a me…”. La caduta è il primo avversario contro cui combatte il pilota. Cadere fa paura, ma a volte è utile: serve a trovare il limite e a riconoscerlo per non oltrepassarlo. Quando da troppo tempo “si sta in piedi”, per il pilota diventa quasi un’ossessione dover cadere, perché sa che lo schiaffo a terra prima o poi arriverà, la statistica non mente. Un’innocua scivolata può ridare tranquillità. In una caduta ciò che conta, oltre alle conseguenze fisiche, sono quelle della mente, che può reagire in modi opposti. Marquez ad esempio è un tritasassi.

Spanish biker Marc Marquez stands next to his Honda after falling during the MotoGP race of the Argentina Grand Prix at Termas de Rio Hondo circuit, in Santiago del Estero, Argentina on April 9, 2017. / AFP PHOTO / JUAN MABROMATA

Ha una media di errori piuttosto elevata e ricordo il botto a 300 all’ora al Mugello in pieno rettilineo. Niente di grave per fortuna, ma un volo così rischiava di mandare in tilt la testa del giovane spagnolo. In crisi ci è finito invece il ventitreenne Reiterberger dopo un brutto high side a Misano e dal quale non ha ancora trovato la via d’uscita; le vertebre sono più a posto della sua condizione mentale al punto che, notizia recente, ha preferito lasciare il mondiale e tornare al campionato nazionale per ritrovare sé stesso innanzitutto. Il rapporto con la paura di chi va in moto non è uguale per tutti. Una cosa che ad esempio ho sempre temuto negli anni che ho corso era di finire su una carrozzella, ecco perché ammiro particolarmente chi in quella condizione ci vive: credo debba avere una forza mentale speciale, possedere uno spirito interiore che noi ci sogniamo. Continua a leggere

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IL MEZZO SECONDO DELLA DOMENICA

Sembra di essere tornati ai tempi in cui “giocava” contro Gibernau, Ukawa e Barros. Valentino Rossi, in quel periodo, ha sempre corso gare vivaci e furbe, rendendole spettacolari per quel po’ di margine che riusciva spesso a conservare fino alla fine: partiva dietro e poi vinceva. E’ stato un periodo epico per lui e per lo spettacolo, ricordo ancora i titoli sui giornali che evidenziavano la capacità di risolvere i problemi della messa a punto della sua moto soltanto nel warm up. La sensazione è di essere tornati ai tempi del “coniglio nel cappello” della domenica del 46, perché quel mezzo secondo guadagnato sul ritmo in Argentina dopo prove e warm up disastrosi, ha del fenomenale. Se non fosse un campionato monogomma penserei al pneumatico “su misura”, come si usava una volta quando era legittimo costruirlo; era l’unica componente tecnica della moto che poteva dare tanto vantaggio a un pilota. Per eliminare i dubbi di chi continua a mal pensare credo che Michelin dovrebbe lasciare scegliere liberamente le gomme ai team facendo “pescare nel mucchio”, anziché consegnarle specificatamente a ogni box, ma sarà possibile tecnicamente ? Continua a leggere

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IN DUCATI SI CORRE COL CUORE

Rea e la Kawasaki sono la fredda macchina perfetta: mai un errore, un inciampo, un imprevisto. Sembrano imbattibili, invece, per la prima volta quest’anno la musica è cambiata e in gara 2 la Ducati ha messo in evidenza ciò che manca in altri team: serenità e calore umano. La Panigale è ok, anche se ad Aragon non sembrava perfetta e quel turno buttato via del venerdì ha condizionato tutto il week end di Chaz Davies, che sembrava più impacciato nelle varianti e in gara 1 si è lanciato nella ghiaia proprio nel punto in cui Rea non sarebbe mai riuscito a superarlo, l’ultimo curvone, perché non aveva la sua velocità. Un fine settimana storto che per raddrizzarlo è servita solo la forza di volontà, l’armonia del team, il calore della gente Ducati. Ho visto le facce di tutti e percepito la sofferenza, ho parlato col “Moro”, capotecnico di Davies, che dopo mezz’ora dalla batosta del sabato mi ha detto: “Basta, niente calcoli, domani dobbiamo vincere, a costo di sbagliare un’altra volta. Solo se gli mettiamo pressione (a Rea, ndr) possiamo pensare al campionato”. Chaz dopo la caduta era scappato in hospitality, voleva la tranquillità che non ha trovato, perché gli sponsor, gli amici, i tifosi lo inseguono anche nei momenti no. Luca e Denis, che di mestiere gestiscono hospitality e ristorazione, lo tengono d’occhio, lo proteggono quando serve, perché ognuno ha un ruolo importante nella vita del pilota; dalla cucina al box, sai che ciascuno è pronto a fare il proprio sforzo per il “capitano” per il bene del risultato finale: vincere. Se le cose vanno storte, si soffre tutti insieme, e se si vince, il merito è del gruppo. Continua a leggere

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APRILIA RSV4, I LOVE YOU !

Le mille sportive di nemmeno quindici anni fa erano vietate ai neofiti, che venivano indirizzati a cilindrate più basse per il divertimento in pista. Questione di buon senso. Ne parlavo con Daniele Veghini, collaudatore Aprilia, ricordando quegli anni nel campionato Stock. La Suzuki GSX-R era un esempio di violenza meccanica: 165 cv e il perno ruota posteriore che andava sostituito un paio di volte a stagione perché torceva in accelerazione. Il motore non aveva elettronica, l’avantreno era sempre sollevato da terra e ci volevano due braccia così per andare sul dritto. Ecco dunque la meraviglia di salire su una moto che fa tutto lei, pur con oltre 200 cv. Aprilia ha sempre saputo fare le moto sportive con l’attenzione ai dettagli, i suoi telai non hanno mai avuto rivali anche quando l’elettronica non esisteva e oggi ho la sensazione che il cuore sia tornato a battere forte per le corse anche nel Gruppo Piaggio: la MotoGP sembra pronta per il podio e poi guardate la meraviglia del prodotto stradale derivato SBK… La nuova RSV 4 RF l’ho provata al Cremona Circuit e ritengo sia unica, ve lo dico senza paura di essere smentito. Com’è rispetto alle altre ? Semplicemente più facile e istintiva, che vuol dire adatta a tutti, anche agli ex pistaioli che vogliono programmare un ritorno, o ai neo smanettoni che puntano a un cambio di cilindrata. Molto meno impegnativa di una BMW ed è meglio delle jap, Yamaha compresa (seppur bellissima). Non so la nuova Suzuki, andrà provata, ma a vederla è già superata e non mi emoziona. Aprilia rispetto a miss Ducati ha il vantaggio del V4, che dà dolcezza alla guida sportiva. Continua a leggere

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