LA CADUTA DI DOVIZIOSO E’ FIGLIA DEL SORPASSO SU LORENZO

Quella sbavatura nel sorpasso, Dovizioso se l’è tirata dietro per tre curve prima di cadere. Infilando Lorenzo alla chicane, è finito un filo largo, ritardando il cambio di direzione e percorrendo una linea imprecisa fino alla curva successiva, quella a sinistra, sullo scollino, che andava tagliata sul cordolo come facevano gli altri (vedi fotogramma) e impostare correttamente il tornantone successivo, a destra. Dalla immagini (specie quella dall’alto) si vedono invece le ruote della Ducati #04 “mangiarsi” quei 30 – 40 cm di cordolo per solcare il binario più esterno, sull’asfalto. Da lì il tentativo successivo di correggere coi freni, nel cambio a destra, per non andare largo. Con quella immagine e l’anteriore che si chiude, affiora la sensazione che Ducati offra meno margine per le correzioni e sia più impacciata in inserimento. Pensiamo a Marquez e alla Honda: in quell’ingresso “allegro” su Lorenzo, sempre lì, nel stesso curvone, è stato stretto al cordolo, senza penalizzare la velocità e la precisione. Ha reso la sua moto reattiva e capace di girare in spazi ridotti. Continua a leggere

SUPERSPORT 300: TUTTI PRESI PER IL NASO

A distanza di un anno torno sulla 300, intanto per applaudire il successo di Ana Carrasco: che brava ! Però mi domando se come è impostata oggi la categoria abbia davvero un senso. Mondiale 300 Supersport: questa è la titolazione. La Yamaha è 321 cc, Kawasaki 399 cc, KTM 373 cc, Honda 471 cc. Di fatto la correzione del rapporto tra numero di giri e cilindrata per livellare le potenze dei quattro modelli non è ancora stata definita da inizio anno e c’è chi vorrebbe chiedere l’annullamento delle tre tappe per la mancata stabilità del regolamento. Che poi riguarda anche i pesi: alla Kawa prima aggiungono 12 kg di zavorra, poi gliene tolgono 10; alla “kappa” ridanno 500 giri dopo le qualifiche di Imola… Mi pare una classe sperimentale, più che un mondiale, dove manca soprattutto il rispetto per chi lavora e investe, ma, ancora di più, per i ragazzini che danno la vita per l’opportunità, spesso unica, di partecipare a un mondiale. Personalmente inserirei un limite anche al costo della moto: le jap, in versione corsa, oscillano fra i 10 e gli 11 mila euro, la “kappa” raggiunge i 20, con soli 500 pezzi disponibili per il mercato anziché le 2.000 moto previste come per tutte le classi derivate dalla serie. C’è una deroga, ovviamente, che le consente di correre ed è l’unica moto da corsa “vera”. L’errore sarebbe farla diventare la copia povera della Moto3. Continua a leggere

“BOTTO” A TRE: E’ COLPA DI MARQUEZ…

Foto IPP / Marino Bindi
Jerez de La Frontera 06/05/2018
Motociclismo Motomondiale
Gran Premio GP di Spagna
Gara MotoGP
Nella foto mar Marquez e jorge Lorenzo e daniel Pedrosa e andrea Dovizioso
Italy Photo Press – World Copyright

Il vero problema è che va troppo forte, ha una personalità pazzesca e una mentalità ossessionata dalla vittoria. Nessuno è come lui. Domenica, al 16° giro, Marquez ha realizzato il suo fast lap, rifilando mezzo secondo a tutti e portando il suo vantaggio da 1 secondo e 6, a oltre 2 secondi. Un giro e mezzo dopo sono caduti Dovizioso, Lorenzo e Pedrosa. Da quell’incidente ho avuto l’impressione che ciascuno agisse con la “presunzione” di saper impostare un ritmo di gara più rapido per non far scappare MM93. Dopo 17 giri a bisticciare senza venirne fuori, c’era poco da fare tra i tre litiganti e la realtà è che erano “impiccati” tutti allo stesso modo. Dovizioso partiva dalla terza fila, Marquez dalla seconda. In 3 giri lo spagnolo guadagnava la scia di Lorenzo (primo), Andrea dopo 9. Chi parte dietro e non passa in fretta, contro Marquez perde. E’ il suo pezzo forte: lui che guida tutto sull’anteriore, al manubrio di una moto capace di girare stretto, gli avversari li brucia così. Lo fa lui e basta. Non credo sia uno di quei piloti che potrebbe vincere con tutto, ma sicuramente è in grado di farlo anche quando la Honda non è al 100%. E domenica, vedendo il disastro, avrà ghignato… Continua a leggere

PIEGA & SPIEGA DAY: C’E’ SEMPRE DA IMPARARE, SE POI E’ GRATIS…

E pensare che alla prima edizione temevo di non riempire l’ambizioso traguardo dei 100… L’idea era di creare una giornata di istruzione, di migliorare la formazione dei motociclisti della strada con un evento didattico. Il primo a darmi una mano fu Roberto Finetti che, come Dunlop, sposò da subito la filosofia del progetto; non ci fosse stato lui non sarei potuto partire, non avremmo potuto “formare” i 400 motociclisti transitati da qui. Oggi Piega & Spiega Day, al suo quarto appuntamento, ha preso il volo: in meno di due ore dall’apertura delle iscrizioni sono arrivate centinaia di mail dalle quali abbiamo dovuto sorteggiare i famosi 100, dando priorità agli inesperti della pista e ai neofiti delle due ruote. Certo, è gratis, si può pensare, ma chi fa il sacrificio di puntare la sveglia alle 4.30 per partire dalla Toscana e raggiungerci al Motodromo di Castelletto, fa intuire che qualcosa di azzeccato in questo appuntamento ci sia. Mi riferisco a Fabio e Federico, che al Piega & Spiega Day avevano già partecipato da “iscritti” e oggi si sono accontentati di fare gli spettatori, anche se poi hanno indossato la nostra maglia ufficiale e si sono dati da fare. Il programma era estremamente fitto: dall’aula grande per il briefing iniziale, alla pista, per ascoltare poi il debriefing tecnico oltre a quello degli agenti della Polizia di Stato; dalla pista, alle attenzioni che richiede la strada, anzi, la città, dove si verificano il 75% degli incidenti stradali. Continua a leggere

KRUMMENACHER LEGGENDARIO GRAZIE ALL’ERRORE DEL MECCANICO

Il meccanico non mette la benzina nel serbatoio e la gara di Randy Krummenacher diventa leggendaria: parte ultimo e arriva a podio, come in un film, da guardare e riguardare (www.video.mediaset.it). Una situazione emotiva che ad Assen ha travolto tutti: le tribune erano in piedi, gli spettatori eccitati e anche noi “addetti alla voce” in telecronaca ci siamo emozionati per questa 600. “Non so come ho fatto a trattenere le lacrime, ma è stata dura, prima per l’arrabbiatura, poi per la gioia…”, mi racconta Fabio Evangelista, capitano del Team Bardahl Evan Bros. E’ ancora scosso da un contrasto di emozioni, ma è pacato: “Sulla griglia di partenza chiedo ai miei ragazzi sempre le stesse cose: pressione gomme ? Benzina ?… Ecco, lì è sorto il dubbio. Mancavano circa 3 litri, abbiamo abbandonato lo schieramento per raggiungere la corsia box e fare il rabbocco, altrimenti saremmo stati squalificati”. Errore gravissimo, che non dovrebbe capitare in un mondiale – “Vero, la colpa è mia, la responsabilità è sempre del capo squadra. Nel box quando si comincia un’operazione va terminata, altrimenti tra mille cose da fare si rischia di lasciare i compiti a metà…”. Poi, come avete vissuto la gara ? “Nessuno ha più detto una parola. Abbiamo solo seguito dal muretto la rimonta del nostro pilota, tra sconforto e speranza. C’è chi non ha mai smesso di piangere, la tensione era forte, come anche lo stress”. Continua a leggere

GLI APPUNTAMENTI (GRATUITI) CON LA SICUREZZA: DAGLI SPIDI TOUR AL PIEGA & SPIEGA DAY

Il bel tempo è arrivato, la stagione è pronta a partire: moto fuori dal box e un po’ di impaccio ai primi chilometri. La lunga pausa invernale ci ha tolto un po’ di sicurezza, dobbiamo riprendere le misure. Le strade non sono ancora in ordine e salendo di quota la situazione peggiora: la neve ha lasciato spazio al brecciolino, c’è qualche buca in più e la temperatura è ancora frizzante. Di motociclisti acerbi ce ne sono tanti e vogliamo aiutarli. Senza costi, che mi pare già una bella cosa. Abbiamo iniziato domenica 8 aprile con la prima tappa degli Spidi Tour, partendo dal Veneto. Piega & Spiega è stato ospite di Valeri Sport, capace di riunire 130 partecipanti diligenti come i più bravi alunni selezionati in accademia. Speriamo sia sempre così, perché stavolta ho incontrato motociclisti davvero attenti: abbigliamento moderno e correttamente indossato, colori visibili e moto “in ordine”, anche quelle più datate. Perché quel che conta, quando si riprende in mano la moto, è che sia pronta anche da un punto di vista tecnico, la manutenzione influisce sulla sicurezza. Nel motore ci vuole il lubrificante buono, la trasmissione va “ingrassata” e le sospensioni curate; puntate sulla qualità, più che sul prezzo, perché alla lunga ci guadagnate. E poi le gomme: verificate la pressione a freddo con un manometro decente, che non sia del distributore di benzina vicino a casa; il più delle volte è fuori scala e malmesso. Continua a leggere

SORPASSI “CATTIVI”: DA ROSSI, A SIMONCELLI, A MARQUEZ…

Guai se si “normalizzasse” il sorpasso nel motociclismo: perderemmo la spettacolarità e il senso dell’impossibile che noi appassionati tendiamo a mitizzare. Se non fossero stati così generosi e aggressivi in alcune gare, non ci saremmo innamorati del povero Simoncelli e di Iannone. La sicurezza però è importante e ogni tanto la campanella va suonata anche in una classe come la MotoGP, dove c’è molta più consapevolezza che in altre categorie, come dire: da una parte il wrestlyng, dall’altra, come Moto3, Supersport 300 e Superstock 1000, la boxe birmana, dove vale tutto, anche le testate. Marquez è Marquez, è così da sempre, con tutti gli eccessi possibili. La sua ricca carriera non ha una fedina penale “omicida” più di altri, non mi sento di definirlo pericoloso, ma sicuramente va regolato. Chi lo farà ? Il team HRC è diretto oggi dall’esperienza di un ex pilota “cattivo” come Alberto Puig, un duro, dalla mentalità sportiva spregiudicata come lo era una volta il motociclismo. Quindi dovrà pensarci la direzione gara, ammesso che desideri regolare lo spettacolo. Là dentro non esistono piloti amici, non esiste buonismo e nemmeno la paura di correre in moto. Quando hai il casco ti trasformi, c’è l’adrenalina, e quando arranchi diventi ancora più cattivo, perdendo umanità. Obiettivo: vincere. Domenica, con le condizioni difficili dell’asfalto mezzo bagnato, di errori se ne sono visti un sacco: era facile arrivare lunghi, c’era meno controllo a moto piegata, coi freni in mano. Continua a leggere

ZARCO GUIDA COME MARQUEZ: HONDA E’ LA SUA MOTO

Lo scorso anno, al debutto, ha segnato tre podi e due pole, suscitando parecchia sorpresa nel paddock della MotoGP. Johann Zarco è un pilota del vecchio motociclismo che piace ai puristi: non fa clamore, parla poco e guida forte, con una straordinaria dedizione al lavoro. Pare stia preparando il 2019 in sella alla Honda ufficiale, in tandem con Marquez. In realtà, quella voce, mi risulta confermata, nonostante KTM gli abbia offerto quel milione di euro in più che fa gola a chi non guadagna le cifre dei big. Zarco è uomo d’altri tempi e quel che conta, per lui, non sono i soldi, non lo sono mai stati, ma è la competitività. Iniziai a seguirlo nel 2009, al debutto in 125. Di lui ricordo un’alternanza di errori e velocità; non era un esordio alla Rossi, Lorenzo o Marquez. Il terzo anno in 125 lo concluse da vicecampione dietro a Terol. Si pensava fosse un buon pilota, ma non esclusivo. Poi vennero i 5 anni in Moto2, dove vinse le ultime due stagioni: nel 2015 davanti a Rins e l’anno dopo contro Luthi. In uno sport dove tutti hanno fretta di bruciare le tappe, Zarco ha preso tempo, dedicandolo alla gavetta, per costruirsi, migliorarsi, completarsi. Bravo chi, insieme a lui, ha saputo gestire i tempi di maturazione del pilota francese. Continua a leggere

GARE COSI’ FACEVANO ESPLODERE LE TRIBUNE

La Superbike degli ultimi tempi è maltrattata e presa di mira, a volte la si giudica per inerzia, ricalcando una strada di opinioni negative ben solcata che porta a facili critiche e alla nostalgia di una volta. Oggi è iniziata un’altra storia e un team “privato” come quello di Barni si gioca il podio e sfiora la vittoria. Tutto ciò è un segnale importante. E’ vero, è presto per tirare le somme, ma la prima scossa c’è stata: distacchi dimezzati dall’anno scorso, la Honda con Camier subito protagonista e lo è stata pure MV nel corso delle prove, dove si è vista anche un pochino di Aprilia. I segnali di una vivacità ritrovata e del livellamento delle prestazioni sono evidenti e la percezione ce l’hanno anche i team manager che sostengono in coro che la Superbike di quest’anno sia decisamente più difficile. Parti male e non recuperi più, perché il ritmo è veloce per tanti piloti. Dopo che l’opinione generale ha criticato Dorna per il format 2018, mi sento di fare un primo passo indietro, perché il piacere di essermi guardato le gare è probabilmente prodotto da quel groviglio di nuove regole che continuo sì a ritenere di “difficile interpretazione”, ma di fronte a uno spettacolo così si fa anche in fretta a dimenticarsi del macchinoso sistema tecnico e ci si gode la Superbike per quello che offre in TV, senza troppo lavoro cerebrale. Continua a leggere

SE FOSSE UN PILOTA DI F1 AVREBBE GIA’ VINTO IL MONDIALE

foto IPP/Marino Bindi
Losail Doha 18/03/2018
motociclismo motomondiale
gran premio Qatar classe motoGP Gara
nella foto andrea Dovizioso , marc Marquez e valentino Rossi
Italy Photo Press – World Copyright

Credo sia l’arma più forte di Dovizioso: la strategia. Quella capacità di “vedere la gara” nella parte che ancora deve venire, la lucidità nel ragionare in movimento e la precisione nell’elaborare dati e informazioni che cambiano ripetutamente. E’ rimasto indietro, è stato calmo per conservare le gomme: non è facile pensare di colmare il gap, anche piccolo, quando davanti ci sono Marquez e Rossi, perché sono bravi, sono forti e i titoli mondiali suggeriscono che la loro strategia può essere la migliore. Ecco, è proprio questo il bello di Andrea: ha un server dentro al casco, col giusto algoritmo per ogni situazione; freddo, impassibile, contenuto e misurato, per ogni vittoria e per ogni sconfitta. E’ il prototipo del pilota di Formula Uno, dove essere calcolatori alla lunga paga, mentre in moto non basta. Piace perché ha reso tutti gli altri campioni più normali, lui che non è nato “fenomeno”, ma i fenomeni riesce a tenerli dietro. Segno che quando si vuole arrivare a un obiettivo, tutto è possibile ed è la testa a fare la differenza. Poi, ovviamente, ci vuole la moto, perché, come dicono Agostini e Pernat “oggi il pilota conta solo il 30%”. Diciamo però che Marquez, in quell’ultima curva, ci ha messo il 70%; ha avuto coraggio e controllo, e per fortuna ci prova lui e rendere il finale di gara sfavillante e mai scontato. Continua a leggere