LA MOTO LCR DI CECCHINELLO

25 maggio 2011

Nel 2012 la MotoGP revisiona il protocollo regolamentare e potranno schierarsi al via quelle moto che avranno un motore massimo 1000 di cilindrata, a 4 cilindri, con un pistone non oltre gli 81 mm di diametro. Praticamente tutti i motori di serie. Per quanto ancora siano nebulose le caratteristiche sulla categoria, l’interesse fra le squadre cresce. Aprilia potrebbe mettere a disposizione il suo RSV4 da Superbike, Suter è addirittura già sceso in pista, col 4 cilindri BMW, anche se i tempi sul giro restano alti. Fra i tanti, c’è anche la struttura di Lucio Cecchinello a studiare il futuro, con un progetto in fase di avvio. Base Honda CBR 1000, colori ufficiali della RC212V guidata da Elias, ciclistica MotoGP, motore bombardato di CV con il kit HRC e telaio… di serie.

Ecco, questo è l’unico elemento che non permetterebbe alla moto di Cecchinello di essere omologata secondo i nuovi criteri, perchè occorre un prototipo. Il ragionamento di Lucio è lucido e prudente: “Il telaio di serie usato dalle Honda Superbike ha già dimostrato di essere in grado di sopportare le potenze dei 1000, per di più con dei tempi sul giro che non sono lontani da quelli delle GP 800. Meglio crescere per gradi, mettere a punto il pacchetto con un telaio che sappiamo che funziona e vedere poi cosa dirà il cronometro. Nel caso il responso fosse positivo e prendessimo in considerazione di correre in questa categoria con una seconda moto da noi realizzata, non ci vorrà molto tempo a trasferire quote e angoli su una struttura prototipale, come vuole il regolamento della MotoGP 2012”.

Il ragionamento non fa una grinza. E tant’è: la moto è strepitosa, ma pronta al 70%. Solo l’avantreno vale oltre 50 mila euro, tra forcella Ohlins (della Honda RC212V dell’anno scorso), cerchi Marchesini, impianto frenante Brembo in carbonio (valore stimato, circa 12.000 euro !), piastre di sterzo. Come dicevo, il telaio è di serie, mentre è già pronto il forcellone più lungo, utile a contenere le reazioni in accelerazione del motoraccio che si ritrova. Sotto al vestito in carbonio, c’è il 1000 4 cilindri Honda dotato di kit HRC che innalza la potenza a 200 CV alla ruota (ulteriori step evolutivi stanno già girando al banco). Esternamente non si vede nulla, ci sono solo dei scenosissimi carter in carbonio. Ed io non sono tenuto a sapere cosa nasconda… Ma che sia una bomba, c’è da giurarlo.

L’ho guidata per una manciata di giri, è stata un’opportunità. La squadra ha scelto una location tranquilla per la sua “prima volta”, per un po’ di rodaggio, che è servito a verificare che tutto fosse a posto, che il motore funzionasse, che le sospensioni ammortizzassero… Certo, il Motodromo di Castelletto di Branduzzo non è una pista da MotoGP, molto meglio un rettilineo lungo e veloce come quello del Mugello, con curve ampie, accelerazioni da terza piena… Ma non è ancora il momento, la moto è nella fase di sgrezzo totale. Per ora posso dirvi chi mi ha impressionato la semplicità di guida.

Ricordando la Honda MotoGP 1000 di Dani Pedrosa che provai nel 2006 a Valencia, mi pare che la familiarità sia un po’ la stessa. Nettamente più ospitale, quello sì, per questioni di assetto di guida; motore dolcissimo, sia ai bassi che tirando le marce. Non so con quale configurazione elettronica guidassi, sia questa moto, che la Honda di 5 anni fa, ma l’effetto è davvero molto simile. A 16.000 giri si cambia marcia, la carburazione è un po’ magra e lo scarico della Arrow canta sfiorando i 140 decibel ! Il cambio elettronico va messo a punto, per guadagnare sensibilità inserendo le marce, ma queste sono tutte cose che si sistemano. Come anche il set up delle sospensioni. E anche i freni, che mi preoccupavano all’inizio, credendo che non sarebbero mai entrati in temperatura, in realtà offrono quasi lo stesso feeling di quelli in acciaio. Meno male che è la prima volta che scende in pista ! Pensavo di trovare una moto completamente fuori posto, aggressiva e complicata da usare. Invece no: è un giocattolino da rifinire, da mettere a punto.

Al team di Cecchinello l’intenzione è quella di continuare la collaborazione con la Honda per avere la RC212V anche il prossimo anno, ma stanno vagliando la possibilità di realizzare una seconda moto sulla base della CBR. In caso contrario, il progetto sarà destinato a giungere in un ristrettissimo mercato per ricchi signori appassionati, i quali, per aggiudicarsi il gioiellino del Team LCR, si stima debbano spendere 150 mila euro. Ad ogni modo, la moto c’è: starò sotto a Cecchinello per sapere quanto prima le intenzioni!

Da non perdere la gallery completa del test Honda LCR 1000

Foto by www.livephotoagency.com

di Max Temporali

 I VOSTRI COMMENTI
  1. rombotti - 26/05/2011

    Ciao Max,bell`articolo, un po` poco diretto, pero`.Magari una prova piu` tipicamente…giornalistica, cioe` con qualche dato in piu` riguardante l`accelerazione, la ripresa, il peso, non avrebbe guastato…
    Pero` quello che scrivi a proposito della prossima stagione mi incuriosisce, e avrei qualche domandina…
    Un team privato potrebbe schierare due moto diverse?
    Il motore Honda che hai provato, a livello di ingombri era come un`unita` sbk, o quei carter in carbonio di cui parli sono anche meno ingombranti?
    e ancora: in base ai regolamenti 2012, il motore della D16RR,omologata per la strada, ma non per le gare,potrebbe essere usato come base?
    Ultima domanda:dalle foto si vede che nella moto che hai provato erano montate delle Bridgestone.Normali Bridgestone in mescola o roba da GP?
    Ciao e grazie.

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  2. maxtemporali - 26/05/2011

    Ciao Rombotti !
    Purtroppo non possiedo molti dati. Come già detto, ho percorso una manciata di giri, un mini-test di un quarto d’ora, con una moto che scendeva in pista per la sua prima volta…

    Col fatto che non è un progetto definitivo, la squadra LCR non ha voluto svelare molti dati, poichè potrebbero cambiare già da oggi…
    La domanda sul motore che mi fai è interessante, ma Cecchinello non ne ha voluto parlare. Io creo si tratti di una versione Superbike “liberalizzata”, e cioè dove l’unico limite è il 1000 cc, il numero dei cilindri e il diametro del pistone. E se queste caratteristiche li rispetta anche la D16, direi che ha tutte le caratteristiche per essere utilizzato dal 2012 se qualcuno vorrà.

    Cecchinello può decidere di correre con due moto differenti, sempre di casa Honda: una “factory” e una fatta in casa.

    Le Bridgestone utilizzate non sono quelle della MotoGP, poichè ne vietano l’equipaggio fuori dai test programmati dai team. Ti posso garantire però che sono state fantastiche, non ho nemmeno usato le termocoperte ! Anche se dopo quella decina di giri erano già belle trite; probabilmente era una scelta soft, quella buona !

    Un lampeggio !

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  3. hondista - 27/05/2011

    Ma non sarebbe + conveniente per un team privato ritirare le ex ufficiali del 2006 della moto gp e correre con quelle?

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  4. quarantalu - 31/05/2011

    Ciao Max concordo perfettamente con hondista cioè:ma non sarebbe + conveniente per un team privato ritirare le ex ufficiali del 2006 della moto gp e correre con quelle?

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  5. maxtemporali - 31/05/2011

    Ciao a tutti !

    La domanda è buona: perchè non usare “vecchie” Motogp al posto di complicarsi la vita con nuovi progetti “artigianali” ?

    Perchè la moto da corsa non è una moto di produzione, va gestita, bisogna realizzare i ricambi, occorrono gli uomini della casa per la manutenzione ordinaria, anche perchè non pensate che una MotoGP “usata” venga deprezzata… Insomma, uno sforzo che le case non possono e non vogliono accollarsi, avendo già il loro bel da fare con le moto 2011 ed, eventualmente, le moto clienti di nuova generazione. E’ lì che ruota attorno il vero business !!

    Certo, il rischio di una Moto1 è che si prenda 3-4 secondi al giro e delinei un secondo schieramento di partenza: MotoGP davanti, Moto1 nel secondo gruppetto. Vedremo a Barcellona chi sono le squadre interessate.
    Personalmente nutro parecchie perplessità…

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  6. Anonimo - 11/08/2011

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  7. Anonimo - 11/08/2011

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