MISANO COME SAN SIRO

Ho passato anni a guardare le gare dalla tribuna, andavo ancora alle elementari. Ero uno spettatore comune. Guardare le corse in moto, per un appassionato, è gioia infinita: il boato del via che senti fino alla parte opposta del circuito: per la maggior parte del tempo senti, ma non vedi. L’altoparlante che urla, e a volte non capisci cosa dice per la confusione della folla di cui fai parte, ma comunque ti esalti e allunghi l’orecchio: “dai che arrivano!”, dici. L’emozione di un sorpasso davanti agli occhi che rimpiangi di non poter rivedere alla moviola. A volte, mentre guardavi l’uscita di curva, capitava di sentire il tonfo deciso in staccata, la moto che strisciava sull’asfalto per poi ruzzolare nella ghiaia.
Ti voltavi di scatto, la tribuna si ammutoliva. Sentivi solo i brutti rumori di una moto che andava a pezzi, sentivi scottare la pelle anche tu e cambiavi l’espressione del volto per stringere i denti, perché nei panni del pilota ci entravi per rispetto e soffrivi con lui. Con la polvere ancora alta, speravi di non vedere l’ambulanza muoversi dalla postazione. La corsa dei commissari verso il pilota davano un’altra scossa di adrenalina. “Speriamo che non si sia fatto male”, dicevamo fra amici.

Si consumava tutto in pochi attimi e il più delle volte la preoccupazione era infondata: il pilota si rialzava, slegava il cinturino del casco e gli leggevi negli occhi il disagio, l’umiliazione, la paura e a volte anche la sofferenza di una brutta botta, ma per fortuna se ne andava sulle sue gambe. A volte non sapevi nemmeno chi fosse quel tizio, perché un tempo noi appassionati non andavamo solo a guardare le gare del mondiale, ma anche i campionati minori. Eppure, per la tribuna, le gare in moto erano tutte uguali, cioè entusiasmanti, e i piloti tutti eroi, dal primo all’ultimo. Era normale rivolgere le attenzioni al malcapitato e dedicargli un applauso. Tutti battevano le mani. Il pilota alzava il braccio per salutare, il valore di quel gesto da parte della tribuna aveva il significato di un’amichevole pacca sulla spalla. Chi cade può chiamarsi Jorge Lorenzo o con qualsiasi altro nome, ma le sensazioni struggenti per il pilota non cambiano, la mortificazione e la vergogna di aver magari commesso un errore ti mangiano lo stomaco, a cui si somma il male fisico qualora la caduta sia maledetta. Fischiare, inveire o esultare di fronte ad un pilota che neppure si è alzato in piedi, è vergognoso, irrispettoso, è un gesto vigliacco. E’ accaduto sulle tribune di Misano ciò che di solito avviene a San Siro.

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2 risposte a “MISANO COME SAN SIRO

  1. Questo e il risultato della commercializzazione motogp dovuta al fenomeno rossi…tanto seguito,tanti soldi e grande pubblico composto ahime trroppe volte da persone che non solo non sono mai cadute in moto,ma che a mio avviso su una moto non sono neanche mai salite!!

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