GIORGIO BARBIER: “AUSTRALIA, LA GARA PIU’ DURA”

1Per la Superbike inizia il countdown, fra poco scattano i test a Phillip Island. E’ la pista nemica di ogni gommista e Giorgio Barbier, responsabile del racing per le moto in casa Pirelli, sottolinea: “Il problema più grande è il surriscaldamento della spalla sinistra. Quella serie di curve finali, dove si passa dalla prima alla sesta marcia, in accelerazione, appoggiati sull’angolo del pneumatico, è distruttivo per la gomma e non esistono soluzioni. Lo dissi anche a Dorna: risolveremmo tecnicamente il problema solo introducendo nella pista una variante in grado di spezzare il ritmo. In alternativa, la soluzione rimane nelle mani di piloti e team”. Sia chiaro: la questione riguarda tutti i gommisti e si presenta anche nel campionato nazionale australiano, tanto per dire (nella foto in basso, una gomma MotoGP dopo 11 giri a Phillip Island). E’ un circuito di vecchia concezione. L’elevata temperatura della gomma protratta nel tempo può provocare al suo interno, fra l’intreccio delle tele e la mescola, una sorta di fusione delle particelle che da origine a crateri, cioè al distaccamento parziale di alcuni pezzi di pneumatico. Ma Barbier sottolinea: “Capisco il brutto effetto visivo, finchè il problema è questo non ci sono rischi per la sicurezza dei nostri piloti, ma solo un handicap nella velocità di percorrenza e accelerazione. Diverso se si parla di fenomeno di chunking, quando cioè a staccarsi sono strisce intere di gomma”.

In passato, Pirelli ha svolto un test specifico con Sofuoglu esasperando l’utilizzo: “In 6 giri aveva finito la gomma – continua Barbier – e riprovando con una gestione più attenta nell’ultimo settore della pista, è riuscito a percorrere 20 giri senza disagi. Ricordo una volta Bayliss, che scattò dando subito 3-4 secondi a tutti, ma facendosi poi recuperare dopo aver finito la spalla sinistra del pneumatico; gli consigliammo in gara 2 di partire più calmo e vinse controllando, senza problemi. Oltre a una moto molto posto, ci vuole anche testa e strategia in Australia”.
A proposito di strategia: Sykes e Rea, pur guidando la stessa moto, hanno evidenziato lo scorso anno problemi differenti di consumo, con Tom spesso in crisi dopo i primi giri. “Ha uno stile di guida e un set up della moto che sono più aggressivi sugli pneumatici. E’ possibile che le cose migliorino con la nuova Ninja, perché sembra una moto priva di inerzia, gira dentro alla curva senza sforzo”.
Quali sono per Pirelli i casi eccezionali nella SBK, sia fra i piloti che fra le moto ? “Jonathan Rea ha uno stile di guida unico. Fa lavorare tanto il davanti e richiede sempre una gomma più dura degli altri. A volte, come è accaduto lo scorso anno a Jerez, rischia di esagerare con scelte estreme che possono non funzionare: era l’unico con una SC2. Fra le moto, invece, la Ducati Panigale ha sofferto in passato del surriscaldamento della gomma posteriore. I collettori di scarico, passando vicino alla gomma, tendevano a innalzare la temperatura del pneumatico anche di 20-30 gradi rispetto alla media. Il bendaggio dei collettori di scarico visibile nel 2015 è servito a isolarli termicamente”.

2Quanto è difficile fare una gomma che vada bene per tutte le moto ? “E’ un lavoro che si migliora con gli anni, occorre la collaborazione di team e piloti. Dal 2004 a oggi le moto stesse sono state concepite, in un certo qual senso, per adattarsi alle Pirelli, che vuole restare una gomma facile e per tutti. Ricordo un test con Haga in Ducati: avevamo introdotto un’anteriore che gli aveva permesso di togliere 1 secondo al giro ! Però andava bene solo per lui, per il suo stile, ma non per gli altri, che in qualche caso la ritenevano addirittura pericolosa. Abbiamo eliminato quella gomma, col dispiacere di Ducati, ma la soddisfazione generale del paddock, che ha imparato a fidarsi della nostra formula monogomma”. In Australia soffrono anche le 600 Supersport ? “Più delle SBK, perché non hanno potenza ed entrano in curva di slancio. Tant’è che adotteremo, solo per questa gara, uno pneumatico posteriore da 190/60 anziché 180/60. Per avere più appoggio a terra”.
Cosa porterete quindi per i test ? “Solo gomme già usate nel 2015. Ci sono molti piloti che non hanno ancora provato le moto nuove. Meglio farli partire con una certezza, con la fiducia. Poi per il week end di gara della SBK offriremo delle soluzioni innovative e migliorative. Ovviamente in mescola dura, che useremo anche in Tailandia, Aragon e Assen. E’ da ottobre che ci lavoriamo, perché poi la spedizione in Australia delle gomme richiede 40 giorni via nave”. Rimanendo in attesa che anche i piloti approdino su quello che per molti resta il circuito più bello del mondo.

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2 risposte a “GIORGIO BARBIER: “AUSTRALIA, LA GARA PIU’ DURA”

  1. Ciao Max
    ,gli ultimi 20 anni di motorsport penso passeranno alla storia come il regno dei pneumatici.
    Ormai il pneumatico non è che fa la differenza,è quasi l’unico parametro su cui lavorare.
    Anche da questo articolo traspare che ormai le moto si fanno sulla base delle gomme che si dovranno utilizzare.
    Se non metti in temperatura la gomma è inutile che ti chiami Honda o Yamaha o Aprilia o Gilera,se la tua gomma lavora troppo la finisci in 3 giri,le gomme contano troppo,altro che balle.
    Nel 2008 abbiamo visto in motogp cosa significasse in alcuni circuiti avere le Bridgestone o le Michelin,abbiamo visto Pedrosa a Brno prendere 2-3 secondi al giro dai piloti satellite solo per le coperture.
    Purtroppo la corsa al rialzo delle prestazioni tra un gommista e l’altro,anche in regime di monogomma,ha fatto si che nessuno voglia perdere la faccia,abbiamo visto in F1 il ritorno della Pirelli che per non far girare le macchine 7-8 secondi piu lente fabbricano pneumatici che durano 10-15 giri,e abbiamo visto 3-4 anche 5 pit-stop.
    Lo so che sarebbe un utopia,ma mi piacerebbe tornare a vedere il campionato del mondo di costruttori e piloti,con loro protagonisti, non una pletora di telemetristi che basano la loro elettronica miliardaria e sofisticatissima su come far lavorare la gomma,per poi scoprire per esempio che con la Bridgestone quello che era un progetto performante improvvisamente non lo è piu con la Michelin.
    Insomma bisogna tornare a fare bene le moto da corsa e a guidarle bene in pista,ognuno col proprio stile ovviamente,dobbiamo far calare l’importanza delle gomme,ormai 10 gradi di differenza tra prima manche e seconda,cambiano i favoriti per la gara,come ci ricordava anche Max Biaggi parlando della “sua” Aprilia.
    Dovrebbero avere il coraggio di ricominciare da zero,come alcuni record azzerati tipo il lancio del giavellotto,si fanno gomme normali,meno sensibili a 5 gradi in piu o meno,e si guarda chi vince tra Honda e Yamaha,tra Marquez e Lorenzo etc etc,perchè in fondo a noi di Bridgestone e Michelin,di Pirelli o Dunlop che ci frega?
    W il motociclismo

  2. “Ricordo un test con Haga in Ducati: avevamo introdotto un’anteriore che gli aveva permesso di togliere 1 secondo al giro ! Però andava bene solo per lui, per il suo stile, ma non per gli altri”…. mi ricorda qualcosa…

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