SARA’ UN ALTRO GIUGLIANO

0032_P06_Giugliano_actionComunque andranno le cose in futuro, Davide è cresciuto. Domenica è stato il migliore Giugliano di sempre. A volte non è il gradino più alto del podio a sancire la maturità di un pilota, ma la “bella gara”, dove testa e strategia prendono spazio, specie se, come lui, sei attanagliato dai fantasmi che combatti senza mai cantare vittoria. Prima gli infortuni, il dolore, l’assenza dalle corse e la mancanza di competitività che allontana dalle certezze. Ecco quindi apparire il fantasma della paura, la paura di farsi male, di sbagliare ancora una volta, ma, soprattutto, paura di non essere all’altezza di dove sei. Oggi il trionfo è tutto di Davide, quello morale e umano, anche se lo sport ha assegnato la corsa a un signor pilota e bravo ragazzo di nome Hayden. La Ducati numero 34 partiva dalla terza fila, col nono tempo e un macigno da digerire: quella gara del sabato avara di gloria, un sesto posto a 20 secondi dal primo. Quando la pioggia sembrava aver rovinato la festa, ecco il regalo più bello concesso al pilota romano e alla Panigale. Ci ha messo poco a venire su, sorpassando a destra e a sinistra con la sua solita guida composta, pulita, disegnando linee tonde e senza mai dare il senso di essere oltre confine. Gli ha stangati tutti, con la velocità che gli manca sull’asciutto. Poi quell’attimo di timidezza trovandosi Chaz Davies davanti. Lo rallentava sulle curve più ampie, ma non ci provava, anche perché guidava con freddezza e decisione il biondo inglese. E per qualche giro si è avuta l’impressione che Davide si fosse arenato lì dietro, per paura di sbagliare, di strafare, di toccare il suo compagno di squadra che, oggi più che mai, può puntare al titolo mondiale.

Di disastri in Ducati fra compagni ne abbiamo visti abbastanza, pensavo quindi con la testa di Giugliano e chissà che brividi… Invece l’ha cucinato a fuoco lento, l’ha passato quando era davvero sicuro di non poter creare guai, e tant’è: infilata decisa e manovra corretta, da manuale. Lì è sembrato come togliersi un peso, per rincorrere poi quell’Hayden a cui rosicchiava mezzo secondo per volta, usando solo talento e adrenalina, senza più preoccupazioni. Ci fosse stato un giro in più l’avrebbe affiancato, e poi chissà. O, al contrario, si fosse liberato prima di Davies avremmo visto forse un altro finale, ma non sarebbe stato a quel punto lo stesso Giugliano di oggi, capace di usare più testa che istinto. E’ questo che mi ha colpito di lui, e si tratta di un sigillo talmente importante che penso sia giusto tendergli la mano per complimentarsi e basta. Senza curarsi delle difficoltà avute fino ad oggi, senza pensare a cosa farà domani, se sarà così bravo anche a guidare con la pista asciutta. Di sicuro, con la gara di Sepang, è cresciuta la fiducia e oggi è un po’ più grande anche di testa. Resto però dell’idea di due cose: la prima, è che il suo potenziale possa esprimerlo meglio su una 4 cilindri, per il suo stile, le sue traiettorie, il suo modo di guidare. La Kawasaki sarebbe la sua moto. Secondo, credo debba evitare l’errore commesso da Max Biaggi in passato e non incentrare il suo atteggiamento su chi gli vuole male, ma su chi lo sostiene, volendogli bene. Le critiche ? Fanno parte del gioco, ma chi lo fa al Giugliano della Malesia è bugiardo.

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