MUGELLO “A VITA PERSA”

Moto GP Spanish rider Jorge Lorenzo steers his Yamaha (R) to cross the finish line ahead of Spain's Marc Marquez on his Honda during the Moto Grand Prix at the racetrack in Mugello on May 22, 2016.  / AFP PHOTO / GIUSEPPE CACACEQuel sorpasso di Lorenzo alla Biondetti è da incorniciare. Un sorpasso a vita persa, in una “esse” veloce, da quarta, dove la traiettoria da percorrere è una sola. Se non l’avesse compiuto, forse Marquez sarebbe fuggito un altro po’. La Honda, così puntata sull’anteriore, si guidava meglio nelle varianti, metteva in luce grande maneggevolezza e velocità nei cambi. In quell’ultimo giro, tra la Materssi e la Casanova Savelli, Marc aveva addirittura guadagnato una ventina di metri su Jorge. Si stendeva a lenzuolo in ingresso, e si rialzava per il cambio con la velocità di una molla. Poi, nelle curve più lunghe come le due dell’Arrabbiata, la Yamaha si rifaceva sotto. Aveva più percorrenza e trazione. Ed è così che, all’uscita del Correntaio, quella lunga a destra, Lorenzo è riuscito ad affiancare e a superare Marquez prima della variantona. Ed è sempre per lo stesso motivo che dall’ultima curva, la Bucine, ha aperto prima il gas, ricucendo quella decina di metri di ritardo e vincendo in volata sul lungo rettilineo. Fra i due, Jorge era quello più penalizzato dall’ingresso furibondo, dovendo montare sul cordolo interno per non toccare il suo avversario nel tentativo di superarlo. Non sembrerebbe quindi un problema di potenza e velocità quello accusato dalla Honda, ma di capacità di scaricare a terra la potenza in uscita di curva.

Valentino Rossi' supporters after the Motorcycling Grand Prix of Italy at the Mugello circuit in Scarperia, central Italy, 22 May 2016.   ANSA/ETTORE FERRARILe velocità sul rettilineo spiegano un po’ di cose: la M1 campione del mondo, che non ha mai beneficiato di scie, ha registrato una velocità massima di 340 all’ora, ripetendola per 8 volte su 23 giri di gara; Marquez, dietro a Lorenzo, ha toccato i 346 negli ultimi due passaggi, e per 18 giri ha superato costantemente i 340. Aprire presto il gas e frenare forte: con questi ingredienti Lorenzo ha vinto una corsa senza essere il più veloce sul ritmo. Più di lui ne aveva anche Rossi, e sarebbe stato l’unico, a parità di moto, che avrebbe potuto batterlo. Certo, i motori Yamaha per essere così veloci saranno stati anche “tirati” con l’affidabilità e potrebbe essere che quella decina di passaggi nella scia di Lorenzo abbiano contribuito ad accorciargli la vita, non tanto perché non respirasse aria fresca a sufficienza il 4 cilindri di Valentino, ma per l’aumento del regime massimo di rotazione in sesta marcia: è possibile che ad ogni rettilineo il motore della M1 salisse di quei 2-300 giri che permettevano a Rossi di segnare i 343 km/h, indebolendo però la solidità del propulsore. Le lunghe scie hanno sempre fatto bene al cronometro, ma non ai motori: è come lanciarsi a tutta velocità “sottovuoto”, senza la forza dell’aria che ti rallenti, e col canto meccanico che raggiunge acuti che porta il pilota a pensare al rischio di esplosione. Peggio del ritiro della Yamaha numero 46 ci sono stati solo i fischi e i pomodori tirati a Lorenzo e a Marquez. Di tutte, la gara del Mugello è oramai la meno godibile, quella del tifo “a vita persa” che non produce sport, ma solo danni.

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