LA SICUREZZA IN PISTA NON E’ MAI ABBASTANZA

Relatives and mechanics of SAG Team Moto2 Spanish rider Luis Salom observe a minute of silence during a tribute for the rider in the Moto GP of the Catalunya Grand Prix at the Montmelo racetrack near Barcelona on June 5, 2016. The SAG team's 24-year-old Spanish rider Salom suffered fatal injuries when crashing at Turn 12 on the challenging circuit near Barcelona in the second free practice session on June 3, 2016.  / AFP PHOTO / JOSEP LAGOOggi è talmente elevata la sicurezza dei piloti che ci fa dimenticare la pericolosità di questo sport. La vita è appesa a un filo. Che si corra al Tourist Trophy o in pista, basta un attimo e… puff, non ci sei più. Salom non c’è più. A volte c’è la sfortuna, ma il motociclismo è crudo così. Penso a Franco Uncini, miracolato: un incidente nel 1983, quando venne investito da Wayne Gardner. Sopravvissuto e in debito con la vita, dal ’93 si occupa di sicurezza per i piloti e oggi è il responsabile della commissione. Un mestiere che svolge da ex pilota oltre che da tecnico. Lo fa con l’attenzione di uno che sa cosa è il pericolo, ecco perché mi piacerebbe che facesse un sopralluogo anche sui “nostri” tracciati, come Cremona, Varano, Magione, Adria, Binetto o Racalmuto, che non so se siano tutte meglio del Montmelò: tutte piste dove noi andiamo a divertirci dopo che ci siamo sfogati alla tastiera. Sulla pagina nera dei social infatti Uncini è in prima linea, con Capirossi ed Ezpeleta. C’è chi si scaglia contro i piloti che, nella storia, e questo è vero, mai riescono a mettersi d’accordo. Ma a loro importa correre, sono programmati per fare quello. Il week end lo vivono con un’emotività diversa dalla nostra: loro sono là, con le paure che vanno cacciate, l’adrenalina a condizionarne le reazioni e il lavoro che continua. Devono raggiungere il prima possibile la normalità. Il pilota va sempre rispettato, quando è in vita ancor più. In questi giorni si è perso il controllo generale, si sente il bisogno di alzare il dito per dire la propria, me compreso. Ciò che penso è che le piste non sono mai state così sicure. Prima di Dorna si piantavano croci nella terra ogni domenica. Una volta non esistevano gli spazi di fuga. Si usavano i guard rail dappertutto, prima di passare alle reti. Ho fatto a tempo a conoscere anch’io la curva Roma di Vallelunga, quella che immetteva sul rettilineo, delimitata solo da balle di paglia. In uscita quelli bravi le pelavano con le pedane, facendone volare via dei frammenti. Le balle di paglia erano ritenute sicure perché, ogni volta che le colpivi durante la caduta, perdevi più o meno il 30% della forza d’inerzia, fino a smorzarsi completamente. Però il rischio era quello di rimanere in mezzo alla pista e di essere colpiti dalle altre moto.

Con l’evoluzione dei sistemi di protezione siamo arrivati agli attuali airfence e ai superdefender, che garantiscono un grande assorbimento limitando i danni ai piloti. In precedenza erano state sperimentate altre soluzioni, ma mai ottimali: il letto di ghiaia a onde, ad esempio, che faceva carambolare in aria la moto; l’erba naturale dopo il cordolo venne sostituita con quella artificiale, che però presentava dei limiti soprattutto dopo aver assorbito l’acqua. Siamo passati quindi a una prima fascia di asfalto dopo il cordolo, che permette al pilota di recuperare dopo un errore e che ha ridotto una grandissima parte delle cadute, soprattutto di chi ha meno esperienza, nelle prove amatoriali. Tutto questo significa che la sicurezza è cresciuta. Ma quando c’è un’anomalia anche nell’errore di guida, causato da chissà cosa, un problema tecnico magari, allora tutto cambia e ogni punto della pista diventa meno sicuro, a volte mortale. Salom è sembrato schizzare via dritto, sulla linea di frenata, senza impostare la curva. Nessuno si sbilancia, ma di certo è stata una caduta particolare.

CatturaMi viene in mente Corrado Catalano, quando cadde a Hockenheim il 13 giugno del ’93: la sua 500 rimbalzò in pista, colpendolo gravemente con la ruota anteriore e costringendolo al coma. Anche lui aveva 25 anni, ma fu più fortunato di Luis. Quella pista non aveva certo gli standard di sicurezza che ha oggi Barcellona, anche se lo spazio di fuga in asfalto, rispetto alla ghiaia, dimezza la capacità di rallentare la moto in volo libero. Le piste sono fatte perché ci corrano auto e moto, non c’è soluzione diversa, inutile ipotizzare ciò che non sarà mai realizzabile. Magari modificheranno quell’uscita sotto accusa del Montmelò, per sedare i toni. La sfortuna o un guaio tecnico, purtroppo continuano a incidere pesantemente sul bilancio di alcune cadute e bisognerà verificare che anche sulla moto numero 39 non vi fossero malfunzionamenti. L’ultima volta che nel Motomondiale un pilota perse la vita sbattendo contro un ostacolo è Daijiro Kato, anno 2003. Correva sulla pista di casa e finì contro a un muro a 140 all’ora. Un guasto all’acceleratore della sua Honda e da quella volta non si andò più a Suzuka. Lui, Tomizawa, Simoncelli e per ultimo Salom: un sacrificio che deve servire a fare un altro passo avanti verso quella sicurezza che nel motociclismo non vedrà mai la bandiera a scacchi.

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