PIROVANO: RE DI MONZA E PILOTA PER SEMPRE

PAe6AFabrizio Pirovano era il mio idolo. Quando ero bambino, il mio luna park era l’autodromo di Monza. Ci andavo quasi ogni domenica a vedere le prove libere. La speranza era di vedere spuntare lui, quello con la Yamaha FZ 750 bianca e rossa. Era un omino, aveva la tuta piena di scritte e il casco tricolore. Vicino all’ingresso in pista c’era una pianta, lui appoggiava lì la moto e aspettava che tutti uscissero per la pausa. La pista si fermava per tutti, ma non per lui. A Fabrizio Pirovano stendevano i tappeti rossi. Era un pilota. Varcava i cancelli, infilava il “corto” di Monza, si faceva quindici, venti giri a cannone e poi, senza nemmeno fermarsi, usciva e se ne tornava a casa. Così, senza targa né fari. Abitava a pochi chilometri e negli anni ’80 era meno scandaloso di oggi guidare una moto da corsa per strada. Io e mio papà lo guardavamo dalla tribuna, aspettando che uscisse a fuoco dalla Parabolica. Quando spariva alla vista, lo seguivamo con l’orecchio. Quel motore lo faceva cantare che era una meraviglia, riuscivamo a sentire tutto il giro. Ad ogni occasione, ad ogni gara, il Piro era lì. Ricordo quella volta nel campionato svizzero: cadeva un’acqua allucinante e lui doppiò quasi tutti, facendoli sembrare fermi. A Monza era il re. Per me era più figo dei piloti americani, di quello Spencer e di quel Roberts che in 500 dettavano legge: loro li vedevo solo in tv, lui l’avevo lì, era “vero”, autentico. Nella sua vita avrebbe fatto il pilota per sempre. Aveva una passione per questo sport che raramente trovi nei piloti. Non so per quanto tempo andò avanti a dichiarare di avere 40 anni pubblicamente. In realtà a 46 era ancora in carena.

Come quando coordinava il campionato europeo per il monomarca Suzuki settemezzo. Una volta sistemati i concorrenti, prendeva su una moto, si montava le gomme nuove e faceva benzina, poi dentro a correre anche lui. Quei ventenni li suonava tutti. Era un leone. “I ragazzi di oggi non hanno questa voglia di andare in moto, sono dei fighetti che pensano alla discoteca”, mi diceva con carica. Lui arrivava dal cross, ha vinto davvero con tutto e con ogni motore: 2 e 4 cilindri, motori a 2 e a 4 tempi. Che stoffa. Spontaneo, genuino, leale e onesto: “Un uomo d’altri tempi. Un angelo e un signore”, lo ricorda commosso Alberto Vergani di Nolan. Perché il Piro non ha mai mollato gli sponsor. Quelli con cui ha iniziato, che gli diedero fiducia all’inizio, li ha onorevolmente rappresentati fino alla fine. “Non è giusto che quando diventi bravo li molli solo perché altri ti danno più soldi”, raccontava. Si chiama riconoscenza. Fedeltà. Ecco perché nel paddock il Piro aveva solo amici. Non ho mai sentito una brutta parola sul suo conto. La sua trasparenza l’ha portato a parlare serenamente della malattia. Combatteva mantenendo alto l’umore: “Cosa devo fare ?! – mi diceva – se molli un po’ ti uccidi da solo”. E lui voleva vivere. Tanto che la scorsa estate si comprò una fiammante Yamaha R1 e, in piena chemioterapia, è sceso in pista, sulla sua Monza. 1’48” il suo tempo, a 1 secondo e mezzo dalla migliore Superstock del 2013. Quel giro gli ha dato più vita delle medicine. Alberto Colombo, detto “Il Moro”, capomeccanico di Chaz Davies, è andato in ospedale a trovarlo fino alla fine. A 14 anni ha iniziato col Piro nel cross. E’ cresciuto con lui. Hanno continuato a parlare di moto finchè hanno potuto. Fabrizio era fiero di ricevere i messaggi anche da Valentino Rossi. E’ sempre stato un bambino adulto, entusiasta e appassionato di moto e di piloti. Della velocità non poteva fare a meno. Ecco perché credo che Monza uno spazio dedicato in qualche modo glielo debba: una curva, una statua, un angolo qualsiasi che possa permettere ai giovani di domani di domandare al papà che li accompagna: “Chi era questo pilota ?”. E la risposta sarà sempre e una sola: Pirovano era il Re di Monza.

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on Google+Email this to someonePrint this page

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *