CARICASULO, “CENERENTOLO” DELLA SUPERSPORT

_1999931 A WIl motociclismo non è così come ci appare. Non è uno sport ricco come come ci fanno credere i migliori team di MotoGP e Superbike. Di Rossi o di Rea ce ne sono pochi, pochissimi. Ve l’avevo già detto, no? Nel 2015 Petrucci corse a ingaggio zero. Figurarsi nelle altre categorie, dove i piloti è già tanto se non si pagano tuta e casco. Ecco perché la storia di Federico Caricasulo deve avere un senso per tutti quei piloti, o quelle persone, che credono nello sport come nella vita. A Misano ha fatto un garone nella 600SS: pole, secondo al traguardo e giro veloce. È un ragazzo di 20 anni, ben educato da una famiglia di grandi valori umani, ma senza la fortuna economica di poterlo sostenere. “In questi tre mesi estivi devo trovare uno stipendio per mantenere i miei allenamenti, mi aiuti a trovare una scuola per insegnare a guidare la moto? È l’unica cosa che penso di saper fare…”. Me l’ha chiesto prendendomi da parte il giovedì di Misano, con la sua solita timidezza e discrezione. Perché il “Carica”, come lo chiamiamo noi, non è mai sopra le righe, mai sbruffone nei modi. La vita gli ha insegnato cosa è il sacrificio, la fatica, la sofferenza per raggiungere un obiettivo, e per lui oramai questa è una condizione di normalità. Una condizione che condivide da sempre con il solito team, dove Fabio Evangelista e Mauro Pellegrini si uccidono di passione per questo giovanotto, facendolo volare in alto in pista, e basso nel paddock: vietato montarsi la testa. Acquistare la forcella Ohlins pressurizzata di Andreani è stato un lusso di 2.000 euro che si sono permessi tirando la cinghia.

_1990194-5 A WIl risultato è davanti agli occhi. Federico è stato perfetto in tutta la corsa, ha lottato con il re delle 600 e con la Honda di riferimento del Ten Kate. Ha vinto Sofuoglu, un pilota che, per merito e per la fortuna del passaporto turco, guadagnerà circa un milione a stagione, è il più ricco del paddock della Superbike. Una squadra, quella di Caricasulo, che sta in piedi  con un budget di 180 mila euro: un terzo rispetto ai migliori team. Niente bilico, ma un camion un po’ datato dove dormirci all’interno; niente hospitality e un meccanico spagnolo che lavora gratis, per il gusto di imparare in un’ottima struttura professionale. Il trionfo per loro, potete immaginarlo, è stato doppio, eppure l’eccitazione di un momento speciale non ha fatto dimenticare al pilota una dedica al campione scomparso e Federico si è presentato sul podio con la replica del casco di Fabrizio Pirovano. Caricasulo lo ricorda in un sacco di cose: i bei modi, la grinta in pista, il team a conduzione familiare. Un giorno diventerà campione anche lui come il grande Piro, ma ciò che conta sarà quello che avrà lasciato nei cuori delle persone. (Foto di Caleffi Massimo)

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on Google+Email this to someonePrint this page

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *