ASSEN, FRA LUCI (SPENTE) E OMBRE

26.06.2016, TT Circuit, Assen, GER, MotoGP, Motul TT Assen, im Bild Regen 9 Danilo Petrucci / IT / Octo Pramac Yakhnich, 46 Valentino Rossi / I / Movistar Yamaha MotoGP, 45 Scott Redding / GB / Octo Pramac Yakhnich. // during the MotoGP Motul TT Assen at the TT Circuit in Assen, Germany on 2016/06/26. EXPA Pictures © 2016, PhotoCredit: EXPA/ Eibner-Pressefoto/ Stiefel *****ATTENTION - OUT of GER*****La MotoGP di Assen merita chiarezza tecnica per non lasciare ombre e punti interrogativi. Il regolamento è chiaro: la gara non va interrotta per ragioni climatiche. Lo dice l’articolo 1.20.2 del regolamento FIM. A meno che, come conferma anche Raffaele de Fabritiis, direttore internazionale di gara di Superbike e MotoGP che ho interpellato per l’occasione, non vi siano motivi legati alla sicurezza. Ad Assen si è agito quindi per il bene dei piloti e, ad esser pignoli, aggiungo io, forse la bandiera rossa è stata esposta con un filo di ritardo. Con due terzi di gara ricoperti non vi sarebbe stata la necessità della ripartenza. Invece, così, il regolamento dice che deve essere effettuata una seconda gara, che annulla la prima, sulla distanza minima di 5 giri. In caso di gara bagnata la regola prevede l’accensione della luce rossa di segnalazione posta al centro del codone della moto. In molti di voi si saranno accorti che il dispositivo di sicurezza della Yamaha di Valentino Rossi era rimasto spento durante il primo via. Il motivo ? “Si è trattato di errore umano. Il meccanico che avrebbe dovuto attivare il comando che aziona la lucina, non ha eseguito la manovra. La mappatura da bagnato, correttamente configurata, non ha la capacità di attivare automaticamente il dispositivo visivo di sicurezza”. Questo è quanto riferito ufficialmente dal box Yamaha. Forse il secondo errore è stato quello di non comunicarlo a Rossi tramite le segnalazioni dai box, dato che il pilota può gestire l’attivazione e lo spegnimento della luce anche durante le corsa.

Una disattenzione che poteva costare più in termini di sicurezza (per Valentino stesso e per gli altri piloti), che non per le reali sanzioni applicabili dal codice sportivo: non esistono infatti precedenti che abbiano permesso di istituire una penale ben definita e, ad ogni modo, la sanzione può essere applicata al team (e non al pilota) con la facoltà della Race Direction. Si tratta comunque più di una curiosità regolamentare che di un problema effettivo, dato che la prima gara è stata definitivamente annullata dalla seconda ripartenza. A proposito di sicurezza: le troppe cadute inducono a pensare che vi sia stato un gravissimo problema di grip con asfalto bagnato. Una crisi di aderenza poco amplificata dai piloti, che preferiscono evidentemente mantenere buone relazioni con Michelin. La responsabilità sembra essere di quell’anteriore che qualcuno ha definito di “plastica” più che di gomma. Una verità che dalle bocche dei piloti non può uscire in modo diretto e l’informazione la fanno arrivare per la tangente. Senza togliere merito a chi ha vinto ed è giunto al traguardo, il più forte sul bagnato è sembrato essere Petrucci: non ha mai commesso un errore, è stato impeccabile e irresistibile più di ogni altro ducatista, che può contare su una trazione meccanica della ruota posteriore che non hanno né Honda né Yamaha. Danilo aveva qualcosa in più di tutti e si sarebbe probabilmente giocato la vittoria in entrambe le “manche” se non avesse avuto problemi di elettronica nella seconda partenza, dove si è schierato in griglia con il quadro del cruscotto già spento, fino a che si è ammutolita anche la sua Ducati. Peccato, avrebbe potuto essere una conferma anche in ottica futura: è un pilota che meriterebbe la Ducati ufficiale, ma per ora ha solo bisogno di fortuna.

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