MARQUEZ NON ERA IL PIU’ VELOCE. ROSSI ? SAREBBE FINITO SUL PODIO SE…

17.07.2016, Sachsenring, Oberlungwitz, GER, MotoGP, Grand Prix von Deutschland, im Bild Marc Marquez during the MotoGP Grand Prix of Germany at the Sachsenring in Oberlungwitz, Germany on 2016/07/17. EXPA Pictures © 2016, PhotoCredit: EXPA/ Eibner-Pressefoto/ Stiefel *****ATTENTION - OUT of GER*****Chi corre nell’endurance lo sa: le strategie si elaborano anche durante la corsa, perché 24 ore sono infinite e tutto può cambiare rispetto ai piani. La comunicazione ? Il pilota lo fa con la mano sinistra, gesticolando rapidamente, mentre dai box usano le tabelle dei tempi riportando informazioni concordate prima del via, anche se, in casi estremi, si improvvisa e si spera nell’intuito di chi è al manubrio. L’intesa pilota-team deve essere perfetta. Perdonatemi se prima spendo due righe per un aneddoto personale, che ho considerato un’esperienza capace di aprirmi la mente durante la prima gara di mondiale endurance e che vorrei vi fosse utile per comprendere ciò che abbiamo visto domenica. Un po’ di anni fa, a fianco al mio box, c’era il blasonato Team Bolliger Kawasaki coi piloti che prendevano 2-3 secondi al giro da noi, tanto da far dubitare sul livello della squadra svizzera. Loro però fecero podio (e tracciarono la storia nelle gare di durata) e noi no. Il motivo ? Avevano una formidabile strategia nei pit stop, un gran bel metodo di lavoro e la perfetta sintonia nel box. Nulla era lasciato al caso, anche l’attrezzatura per gli interventi sulla moto era organizzata per consentire ai meccanici manovre più rapide: cacciaviti, chiavi inglesi, brugole, tutte disposte ordinatamente in base alla sequenza di utilizzo. Ecco, questo in sintesi è ciò che ha fatto domenica il team Honda insieme a Marquez. Più che di una botta di fortuna, parlerei di una botta di perfezione, persino nel cambio moto ai box: Marc passa come un gatto da una sella all’altra, agile più di ogni pilota; una manovra studiata, provata e collaudata. Anche quell’uscita spettacolare nel ghiaione, è stato addirittura bello vedere la tecnica con cui ha girato la moto, controllando magistralmente la sua Honda con un equilibrio che Marquez esibisce spesso in condizioni limite. Continua a leggere

DUCATI NON VINCE: COLPA DI CHI ?

Foto Costanza Benvenuti/LaPresse 18-06-2016 Sport Motociclismo- WorldSBK 2016 MOTUL FIM Superbike World Championship - 08. WSBK Pirelli Riviera di Rimini Round - Misano World Circuit Marco Simoncelli nella foto: Chaz Davies - Ducati Panigale R Photo Costanza Benvenuti/LaPresse 2016 18 June Sport - Motociclismo - World SBK 2016 MOTUL FIM Superbike World Championship - 08. WSBK Pirelli Riviera di Rimini Round - Misano World Circuit Marco Simoncelli  in the Photo: Chaz Davies - Ducati Panigale RI due lunghi mesi di pausa prima di correre gli ultimi 4 round, ci consentono di stilare il primo grande vero bilancio della Superbike 2016. Iniziamo dai piloti, perché la domanda è: Rea ha davvero ucciso il campionato come lo scorso anno ? Oggi comanda la classifica con 368 punti; nel 2015, dopo 9 round, era a quota 407. Con la moto nuova e una stagione di rodaggio alle spalle ci attendevamo un salto con l’asta che invece per il campione non c’è stato, perché quei punti che mancano all’appello sono finiti nelle tasche di Sykes, che ne ha 40 in più rispetto alla stagione passata, dimostrando che la Kawasaki ZX-10 R risponde ancora meglio alle esigenze di una guida stop and go come la sua. Uomo da mondiale è anche Davies, a quota 260 punti. Il distacco è pesante, ma allineato ai 263 punti della scorsa stagione ottenuti fin qui. Il limite è davvero della Ducati Panigale ? A giudicare dai risultati è più facile notare quei tre “zeri” (Donington, Misano e Laguna Seca) in cui sono compresi anche gli errori del pilota, che ha battezzato l’asfalto già in Australia dove è scivolato e poi ripartito guadagnando un sesto posto. Chaz potrebbe terminare ogni gara sul gradino più basso del podio senza strafare, ma per stare davanti è costretto a dare quel qualcosa in più che, se la sua Ducati glielo consente, vince con vantaggio (come le doppiette di Argon e Imola, con la media di oltre 4 secondi sul secondo), altrimenti combatte contro l’equilibrio. Sì, perché la sensazione è che la Panigale sia meno facile della Kawasaki quando il pilota deve recuperare da un errore, ma, ad ogni modo, quest’anno la rossa numero 7 ha già vinto quattro volte, una in più rispetto alla scorsa stagione. Continua a leggere

SBK E MOTO DI SERIE: QUANTO UGUALI ?

Foto LaPresse - Massimo Paolone24/04/2016 Bologna ( Italia)Sport CalcioBologna - GenoaCampionato di Calcio Serie A TIM 2015 2016 - Stadio "Renato Dall'Ara"Nella foto: Leonardo Pavoletti si disperaPhoto LaPresse - Massimo Paolone24 April 2016 Bologna ( Italy)Sport SoccerBologna - GenoaItalian Football Championship League A TIM 2015 2016 - "Renato Dall'Ara" Stadium In the pic: Leonardo Pavoletti dispairsNegli ultimi due anni ho guidato tutte le mille stradali e molte Superbike: 7 giri, in tutti i circuiti europei, per raccontarle con un microfono dentro al casco. Seppur a velocità prudente, un’idea superficiale dell’identikit me la sono fatta di ogni modello, di cui credo rimanga solo il 10% della moto originale; cambia (quasi) tutto da un punto di vista tecnico, l’unico tratto riconoscibile effettivamente è il carattere della guida. Le Supersport 600 sono le più facili. La Kawasaki di Kenan Sofuoglu del Team Puccetti è la cilindrata media più gradevole che abbia mai usato. La definizione giusta per lei è: armonica. Un motore ricco ai bassi regimi, una bella ciclistica morbida e mai scorbutica che regala la progressione graduale ad ogni reazione. Fossero così tutte le stradali ci sarebbe la coda fuori dai negozi. E’ facile, ci puoi fare i tornanti dello Stelvio con una mano sola e hai sempre la sensazione di poter recuperare da un errore. La guida della MV F3 assomiglia di più a quella della Moto2: sospensioni superbe, telaio rigido, rapida e sensibile nei movimenti, ma con un motore meno regolare che canta musica vera, con uno scarico “disumano”. Bisogna saperci fare con la F3, non è per tutti. La Honda ufficiale l’ho provata due anni fa ed era molto vicina alla Kawa come comportamento, ma oggi quella di Jacobsen sembra avere anche un sacco di accelerazione in più. La difficoltà nel sapere andare forte con una 600 standard sta invece nell’interpretazione del motore, perché sotto i 10 mila giri non spinge e l’elettronica della MV di serie rappresenta un caso, perchè ne ha di più del modello da corsa. Continua a leggere