SBK E MOTO DI SERIE: QUANTO UGUALI ?

Foto LaPresse - Massimo Paolone24/04/2016 Bologna ( Italia)Sport CalcioBologna - GenoaCampionato di Calcio Serie A TIM 2015 2016 - Stadio "Renato Dall'Ara"Nella foto: Leonardo Pavoletti si disperaPhoto LaPresse - Massimo Paolone24 April 2016 Bologna ( Italy)Sport SoccerBologna - GenoaItalian Football Championship League A TIM 2015 2016 - "Renato Dall'Ara" Stadium In the pic: Leonardo Pavoletti dispairsNegli ultimi due anni ho guidato tutte le mille stradali e molte Superbike: 7 giri, in tutti i circuiti europei, per raccontarle con un microfono dentro al casco. Seppur a velocità prudente, un’idea superficiale dell’identikit me la sono fatta di ogni modello, di cui credo rimanga solo il 10% della moto originale; cambia (quasi) tutto da un punto di vista tecnico, l’unico tratto riconoscibile effettivamente è il carattere della guida. Le Supersport 600 sono le più facili. La Kawasaki di Kenan Sofuoglu del Team Puccetti è la cilindrata media più gradevole che abbia mai usato. La definizione giusta per lei è: armonica. Un motore ricco ai bassi regimi, una bella ciclistica morbida e mai scorbutica che regala la progressione graduale ad ogni reazione. Fossero così tutte le stradali ci sarebbe la coda fuori dai negozi. E’ facile, ci puoi fare i tornanti dello Stelvio con una mano sola e hai sempre la sensazione di poter recuperare da un errore. La guida della MV F3 assomiglia di più a quella della Moto2: sospensioni superbe, telaio rigido, rapida e sensibile nei movimenti, ma con un motore meno regolare che canta musica vera, con uno scarico “disumano”. Bisogna saperci fare con la F3, non è per tutti. La Honda ufficiale l’ho provata due anni fa ed era molto vicina alla Kawa come comportamento, ma oggi quella di Jacobsen sembra avere anche un sacco di accelerazione in più. La difficoltà nel sapere andare forte con una 600 standard sta invece nell’interpretazione del motore, perché sotto i 10 mila giri non spinge e l’elettronica della MV di serie rappresenta un caso, perchè ne ha di più del modello da corsa.

Euro 2016, Germania vs Italia - Quarti di FinaleTra le Superbike e le sorelle di derivazione, la distanza aumenta in casa Kawasaki. La numero uno dei miei test rimane la verdona 2015 di David Salom, Team Pedercini. Era una moto ufficiale, al pari di quelle guidate da Rea e Sykes. Ero a Jerez, la moto girava praticamente in curva da sola. Era come la 600 campione del mondo sopra citata, ma con molta più birra. Con la versione 2016, sempre del team italiano, la sensazione di guidare sul velluto è molto simile, motivo per cui mi ha deluso la ZX-10 stradale, che ho provato a Sepang con gomme di serie e che a confronto sembrava una moto da turismo, lunga di rapporti all’infinito e “molle” come un cuscino. Aprilia e Honda rispecchiano più di altre la moto standard. La Honda è solo più indemoniata e, rispetto a due anni fa, quando la provai, ha guadagnato più motore, è diventata più violenta. Lo senti nel cambio marcia, dove la ciclistica riceve un calcione. Aprilia ha un’elettronica stratosferica, la ruota anteriore non si alza mai, nemmeno in prima marcia. Il cambio è la sua forza: non ha tempi morti, non senti mai la botta della marcia successiva. Della Yamaha di Guintoli meraviglia l’agilissimo avantreno e sorprende l’altezza da terra della sella, dove si fatica addirittura a toccare giù con entrambi i piedi; sembra di essere su uno sgabello, proprio al contrario della RSV4 di De Angelis dove sei col sedere per terra. Lo scorso anno mi ha entusiasmato la Ducati R “normale”, una moto da dieci e lode, ma è tutta un’altra storia rispetto alla Panigale di Chaz Davies provata a ottobre a Magny Cours: maschia, reattiva, dura e decisamente rumorosa anche agli scarichi. Moto dal carattere così forte entusiasmano quando le guidi, ma la sensazione è che non sia facile portarla al limite. Il test meno faticoso di tutti ? Quello della Honda CBR 650 preparata da trofeo, un giocattolo che a Donington ha girato forte come le Supersport di primissima generazione quando i cavalli erano poco più di cento. (foto Kawasaki di Anna Simone)

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