MELANDRI, L’APPASSIONATO DELLA TENDA ACCANTO

2Parlare di moto con lui è come farlo con l’appassionato che trovi nel paddock, magari con la tenda piantata vicino alla tua. La moto ce l’ha in pancia e le dedica tutta una vita. Non l’ho mai sentito così sereno, positivo, entusiasta. Proverà per la prima volta la Ducati Superbike a Misano nei giorni 22-23-24 agosto, prima con Davies, Giugliano e Pirro, mentre nell’ultima sessione sarà solo col test team. Nel frattempo si allena così: “Ho lasciato una Ducati Panigale R ad Adria – mi racconta Marco – è un po’ la mia palestra, difatti non uso la pista convenzionale, dove si gira abitualmente con le moto, ma il kartodromo. Mi serve per riattivare i muscoli e migliorare controllo e ritmo. Lì dentro si fa fatica. Ho delle sessioni programmate, sia brevi che lunghe. Raggiungo il circuito col mio ultraleggero, mi consentono di atterrare sul rettilineo più lungo. Così in un quarto d’ora sono là. Nei prossimi giorni girerò anche a Castelletto di Branduzzo, quando hai oltre 2oo cv diventa un durissimo allenamento. Carico la moto sul mio furgone e, da solo o con un amico, raggiungo il circuito”. Tu non hai mai guidato una bicilindrica a 4 tempi, com’è questa Ducati Panigale ? “E’ piccola, compatta e per la prima volta anche l’impostazione in sella va bene così, non devo modificare nulla. Sembra fatta per me, che sono basso di statura”. Ho avuto la fortuna di provarle entrambe, la moto stradale e la superbike, e sono molto diverse… “Sono consapevole che la moto da corsa sarà tutta un’altra cosa, ma l’impostazione, il carattere è il medesimo della R”. Il tuo stile di guida è pulito come quello di Giugliano. Pensi di adattarti alla moto meglio di lui ? “Voglio cominciare senza pregiudizi. La versione stradale è favolosa, il motore ricco ai bassi è quello che ho sempre cercato, lo preferisco alla tanta potenza in alto. E poi anche l’anteriore è preciso e gira tondo come piace a me. Il resto sarà questione di messa a punto, dovrò cucirmi addosso la moto in base alle mie caratteristiche”. La Panigale è “senza telaio” come la MotoGP che guidasti nel 2008, non ti fa un po’ paura ? “No. Intanto il motore è diverso, questo è un 2 cilindri, quello era un V4 screamer molto potente, con cui, a parte Stoner, non ci è andato forte nessuno, nemmeno i piloti che sono arrivati dopo. E poi anche l’elettronica è cresciuta tantissimo in questi 8-9 anni”. Cosa pensi di trovare in Ducati che invece è mancato in Aprilia ? “La persona giusta al mio fianco, un uomo di fiducia come l’ingegner dall’Igna”.

1Da chi sarà composta la tua squadra ? “Gli uomini di Davide resteranno, non mi permetterei mai di rimettere tutto in discussione. Stiamo valutando insieme alcuni nomi che potrebbero essere utili a Ducati, quindi ragioniamo in un’ottica più ampia. E poi c’è Serafino (Foti, team manager – ndr) che mi conosce molto bene; lui sa di chi e di cosa ho bisogno. Dopo metà agosto affronteremo il tema”. Tutto perfetto, quindi ? “Guarda, se dovevo scegliere marca, moto e uomini per correre in SBK, avrei desiderato ciò che mi è stato proposto oggi. E’ la prima volta che gira tutto per il verso giusto”. Però tutti questi mesi di stop rischiano di incidere sul riavvio di stagione di un pilota. Cosa credi di aver perso di più ? “Il ritmo di gara e il confronto con gli avversari. Tant’è che in questo lungo periodo mi sono comunque divertito a correre nel cross. Lì le sportellate non mancano. C’è il contatto con gli altri piloti e poi la gara vale più di dieci allenamenti, per il fisico ma anche per la concentrazione”. Hai osservato i tuoi avversari dalla televisione ? “No, avevo smesso di guardare le corse, seguivo solo il motocross e il ciclismo. Ero arrabbiato, deluso. Mi sono riavvicinato da Laguna Seca e d’ora in poi mi rivedrò tutte le gare di quest’anno”. Quale italiano terresti d’occhio per il futuro ? “Di bravi ne abbiamo, ma appena arrivano sembrano perdere la fame. Ci vuole spirito di sacrificio, bisogna saper soffrire, tenere duro. Col fisico e con la mente. Mi piace Caricasulo, in Supersport. Avrebbe bisogno di uno esperto al suo fianco per velocizzare il percorso di crescita, oggi ha con sé dei bravissimi ragazzi, ma che stanno maturando insieme a lui”. Sei un pilota con tanti ammiratori, ma anche parecchi detrattori da “social”. Pensi di aver sbagliato qualcosa per esserti attirato queste antipatie ? “Visto da fuori è sempre facile criticare, dare del brocco a qualcuno… La cosa che mi colpisce però è che quando ero bambino, io tifavo anche l’ultimo, perché soffriva quanto il primo, anzi, faceva addirittura più sacrifici. Un pilota può non piacere, ma il rispetto non dovrebbe mai mancare e questo i veri appassionati lo sanno. Ho smesso di leggere i commenti sul web, so solo che mi vuole bene chi mi è vicino e vive insieme a me anche i momenti più duri, quelli che non appaiono sotto ai riflettori”. Che differenze troveremo fra il Melandri 2015 e la versione 2017 ? “Sicuramente ho avuto tempo di riflettere, di guardarmi allo specchio. Certi errori vorrei non ripeterli più. Ho smussato alcuni spigoli del mio carattere…”. Quale sarà il momento più difficile in questa nuova avventura ? “Lo so ma non te lo dico. Lo scrivo in busta chiusa che aprirai al momento opportuno…”.

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