UN PODIO CHE RISPECCHIA LA VELOCITA’ DEI PILOTI

Spanish riders Marc Marquez (C) from Repsol Honda, Jorge Lorenzo (L) from Yamaha YZR M 1 and Italoian Valentino Rossi from Yamaha YZR M 1 celebrate their victory in the Aragon MotoGP Grand Prix at the MotorLand Aragon circuit near Alcaniz, Teruel, Spain 25 September 2016. EFE/Javier CebolladaSono i tre piloti più veloci del mondo, bravi in ogni categoria in cui hanno corso e capaci di fare la differenza per talento e intelligenza. Il podio di Aragon li mette in fila, dal più giovane al più maturo, e rispecchia il valore reale della velocità pura che Marquez, Lorenzo e Rossi hanno oggi in pista. Hanno rispettivamente 23, 29 e 37 anni, un identikit che scandisce le fasi sportive di ciascuno, con Marc che sente il profumo del quinto titolo mondiale per eguagliare il numero di stagioni vinte in carriera da Jorge Lorenzo. Di contro c’è invece un Valentino che si allontana un altro po’ da quel 2009 quando, a 30 anni, vinse il suo ultimo campionato del mondo, il nono. Ed è forse questa la cosa strabiliante, cioè il fatto che regga ancora il ritmo di chi probabilmente non è ancora al top della carriera, perché Marc sembra essere oggi l’unico in grado di poter quantomeno pensare di battere il numero di campionati vinti da Rossi, che ha dato il meglio fino a 26 anni, infilando successi mondiali a raffica. Un Valentino che oggi “guida sotto controllo”, che non sbaglia (quasi) mai, che non ha guizzi di genio con la frequenza di un tempo, ma il suo talento rimane comunque talmente grande che gli consente di “amministrare” le gare senza eccessi e se non ci fossero stati i due campioni spagnoli probabilmente avrebbe potuto eguagliare i titoli di Giacomo Agostini. Perché, diciamoci la verità: senza questi tre nomi, la MotoGP sarebbe anonima e senza personalità. I vari Smith, gli Espargarò o i bravi Bautista e Bradl, la gente non se li fila, non sa nemmeno chi siano. Sono quasi di disturbo nelle immagini della regia. Continua a leggere

I PIU’ BRAVI VANNO FORTE ANCHE COL BAGNATO

catturaCi sono piloti che hanno una sensibilità unica sul bagnato, tutto viene naturale e in quelle condizioni si distinguono in modo netto. Da quando seguo il motociclismo c’è sempre stato il talento bravo e capace. Ricordo Christian Sarron negli anni ’80 con le 500, che solo così riusciva a battere il forte Freddie Spencer. Penso a Giancarlo Falappa in Superbike, credo l’unico nella storia in grado di doppiare il quarto; era a Brands Hatch, una pista insidiosa. I piloti forti sono quelli più sensibili, quelli che riescono a galleggiare sui limiti dell’aderenza tra gomme e asfalto, in ogni istante. La cosa peggiore è che quando piove non si ha mai stabilità nel grip, che cambia metro dopo metro, giro dopo giro, richiedendo il continuo modellamento della guida, che deve essere dolce, leggera, attenta. Eppure, spesso l’andare forte viene considerato solo un talento e non una capacità da sviluppare. Un atteggiamento che porta i piloti meno dotati a pretendere meno da sé stessi, a correre per fare meno danni possibili, sapendo già di non poter puntare in alto. Sperano nella fortuna e negli errori degli altri per guadagnarsi un posto dignitoso in classifica. Ecco perché le gare bagnate si dice diventino un terno al lotto. Credo che oltre ad aumentare i rischi, ci sia in realtà poco lavoro di preparazione che consenta a molti piloti di massimizzare il proprio potenziale, minimizzando i rischi dell’imprevisto. Continua a leggere

OTTO VINCITORI FIGLI DELLA GOMMA “GIUSTA”

A Michelin tyre is seen mounted on the bike of Movistar Yamaha MotoGP rider Jorge Lorenzo of Spain during the second day of 2016 MotoGP pre-season test at the Sepang International circuit on February 2, 2016. AFP PHOTO / MOHD RASFAN / AFP PHOTO / MOHD RASFANCon Pedrosa primo a Misano, sono otto i vincitori diversi di questa stagione, che dipingono la MotoGP come la classe più combattuta e livellata di sempre. Invece non sembra così, perché il paddock, con piloti e tecnici in prima linea, sono i primi a dire che “dipende tutto dalle gomme”. Ma cosa significa? In che modo influenzano la corsa? Dopo i flop della Michelin alla seconda gara della stagione, ecco che tecnicamente rimescola le carte per ripartire avendo come obiettivo più qualità e sicurezza. Il prodotto oggi è buono, lo dimostrano i tempi sul giro e il ritmo di gara, ma per vincere ci vuole il jolly, pescare bene nel mucchio conta di più che lavorare sulla moto. Vista da fuori sembra quasi che le gomme giuste siano sorteggiate e consegnate ai team in base ai diversi interessi. Fortunatamente non è così, perché il problema è un altro e la colpa è di un cattivo standard, cioè la qualità costruttiva di una gomma non è la stessa che si trova in altri lotti. Ecco allora che oggi puoi avere il gommino da urlo, quello che ti permette di fare la differenza, oppure il pneumatico sbagliato, che non dà feeling. Pensiamo a quanto impegno e investimento c’è dietro alle case e alle squadre, che si basano su parametri fissi per crescere un passo alla volta; pensiamo alla perfezione che si va a cercare nella messa a punto dell’assetto in un week end, arrivando ad affinarla con il singolo click alla forcella, che i campioni possono sfruttare per guadagnare mezzo decimo ad ogni giro, o per avere il feeling in un sorpasso; pensiamo alle alette sulla carena, alle appendici sui caschi, per una migliore aerodinamica: tutto ciò rende l’idea di come in questo mondo sia fondamentale mantenere dei riferimenti stabili, per verificare la bontà di una modifica e per procedere in avanti, verso l’evoluzione delle prestazioni. Continua a leggere

BRIVIO: “VINALES TRA I MAGNIFICI TRE”

12Se lo dice lui bisogna credergli. Il team manager della Suzuki è una delle persone più esperte ed intelligenti della MotoGP. Quello che mi ha sempre colpito di Davide Brivio è la capacità di muoversi con modestia, delicatezza e prudenza nell’ingombrante paddock della massima serie. Oggi, con Vinales, tutto il team sale sul gradino più alto del podio. Quale sia oggi il livello della Suzuki è presto detto: “Quest’anno abbiamo fatto un grande passo avanti col motore – risponde Brivio – grazie al cambio seamless ed aumentando le prestazioni. Ora possiamo paragonarci a Honda e Yamaha, la velocità massima e l’accelerazione è buona su tutte le piste; ovviamente le prestazioni di Ducati restano ancora lontane”. Ci sono due tracciati dove però la Suzuki è andata forte anche nel 2015: Le Mans, confermato anche quest’anno dal terzo posto di Vinales, e Australia, dove Maverick ha incassato il minor distacco della stagione, con meno di 7 secondi e un sesto posto: “Phillip Island è una pista favorevole, ma sono sicuro che da qui alla fine dell’anno ci toglieremo altre soddisfazioni. Silverstone è una pista complessa, abbiamo superato una prova importante”. Qual è il punto di forza della vostra moto ? “Sicuramente il telaio. Era già ottimo lo scorso anno e credo sia da sempre la nostra carta vincente. La Suzuki è formidabile in inserimento di curva, maneggevolezza, frenata”. Cosa manca ancora per essere al 100%? “Ci manca un po’ di esperienza con l’elettronica, che rimane l’area su cui lavorare principalmente, nonostante continuiamo a progredire a grandi passi”. Quanto è grande la Suzuki delle corse ? “Suzuki è una importante azienda, ma che dedica davvero pochissime risorse umane al reparto corse, forse in questo senso siamo i più piccoli tra le case impegnate in MotoGP e la vittoria di domenica valorizza ancor di più il nostro lavoro”. Cosa vi è mancato per trattenere Vinales il prossimo anno, forse il budget ? “In realtà non abbiamo mai avuto problemi in questo senso, non è mai mancato nulla nella nostra organizzazione, il problema è un altro. In Qatar, cioè alla prima gara, è iniziata la trattativa tra Vinales e la Yamaha, non abbiamo quindi avuto il tempo materiale di dimostrare quale era il livello della nostra moto quest’anno… Ci lusinga che Maverick abbia comunque impiegato alcuni mesi per decidere fra noi e loro, anche se alla fine ha scelto di salire su una moto già vincente”. La differenza la sta facendo il pilota spagnolo, che ha più del doppio dei punti in classifica rispetto al compagno di squadra. Che tipo è Vinales? “E’ un ragazzo tranquillo, timido e riservato. La sua intelligenza la usa anche in pista. E’ sportivamente ambizioso, lui vuole solo vincere”. Continua a leggere