“NOI”, ARTIGIANI DELLA QUALITA’

50662_r11_actionLa precisione e l’affidabilità delle moto giapponesi non bastano a renderle invincibili nelle corse e quello di domenica è stato un trionfo tutto italiano. D’altronde “noi” rimaniamo l’ingrediente principale del paddock: le squadre, i tecnici, le tute, i caschi, le gomme, i freni, le moto e tutte le componenti tecniche danno origine a un mondo che porta la firma di massa del made in Italy. Ci va riconosciuto il genio, l’abilità e la competenza, ma soprattutto la capacità di trovare velocemente le soluzioni ai problemi. Ecco, è qui che facciamo la differenza coi giapponesi, perché nelle corse, saper cambiare subito la direzione sbagliata per una migliore, permette di crescere più in fretta. Penso a Dovizioso e alla Ducati, finalmente vincitori su quella Sepang rimodellata per la sicurezza da un tecnico italiano, Jarno Zaffelli, considerato il migliore tra quelli della lista. Penso a Chaz Davies che, con grandissimo talento, ha guidato una Ducati Panigale che oggi si trova al meglio della sua forma. L’ho osservata da vicino, da bordo pista, in ogni metro del circuito del Qatar. Ha sviluppato la sua forza in ingresso di curva, dalla staccata al punto di corda. Ingressi lenti o veloci, da prima o da terza marcia, la sua rapidità è da riferimento per tutti. Il merito è dell’avantreno, da premio Nobel per il motociclismo: la forcella Ohlins è in sintonia perfetta con Pirelli che, rispetto alla Michelin in MotoGP, l’ha doppiata nell’indice di gradimento dei piloti; i freni Brembo e la loro sensibilità permettono a quel fenomeno di Chaz di utilizzare solo il dito indice sulla leva per incantare con le sue staccate, apparentemente sporche, dove la moto si intraversa, ma con una precisione che si ripete ad ogni passaggio senza sgarrare mai di un millimetro rispetto alla traiettoria battuta il giro prima.

06251_r5_actionDa inizio stagione a oggi, lo scenario in MotoGP e, soprattutto in Superbike, è cambiato: i fortissimi giapponesi hanno rallentato e noi italiani incalzato. Chi ha seguito il campionato delle derivate di serie avrà notato che la Ninja campione del mondo ha incontrato due problemi mai completamente risolti: la difficoltà di scalata fino alla prima marcia di Jonathan Rea e l’inconveniente al freno posteriore di Sykes. Fenomeni che si sono ripetuti con frequenza e ai quali non è mai stata trovata la completa soluzione. Riguardo al freno, Brembo è subito intervenuta, intanto sostenendo che non si può pensare di usare un comando a pollice per azionare il posteriore come se fosse quello a pedale. La pompa è più piccola, va gestito per la “pulizia” della guida senza carichi in eccesso, altrimenti Sykes farebbe bene a usare, come fa Davies, anche la leva con comando a pedale. Per di più la posizione di attacco e la dimensione della leva a pollice della Kawasaki consentono a Tom con poco sforzo di ottenere pressioni importanti. Il risultato in alcuni circuiti è di totale stress provocato all’impianto frenante posteriore che porta a “gonfiare” le pressioni interne e quindi al bloccaggio del freno. Brembo, che nel mondo non ha certamente rivali per storia e competenza sportiva, la soluzione ce l’ha da Imola, cioè dal mese di maggio. Eppure niente, a Magny Cours e in Qatar, ancora lo stesso problema per Sykes. Nel team Kawasaki i jap difendono il progetto 2016, nessun cambiamento quindi per i freni, se ne riparlerà la prossima stagione. Incredibile ? Sì, per noi italiani lo è. La nostra reattività non ce l’ha nessuno al mondo e anche se siamo piccoli rispetto ai colossi orientali, ogni tanto ci permettiamo di vincere con la supremazia di chi è disposto ad abbandonare prima degli altri una mentalità troppo conservativa.

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