I PILOTI ITALIANI SONO I MIGLIORI, MA VANNO “CRESCIUTI”

1Il 2017 parte col miglior auspicio per l’Italia del motociclismo: 60 piloti al via nelle sette classi importanti, MotoGP e SBK, Moto 2 e Supersport, Superstock 1000, Moto3 e Supersport 300 (che non ha validità mondiale). La scuola spagnola e quella inglese sono meno efficaci di un tempo e nei prossimi 2-3 anni potremmo avere i più grandi piloti “azzurri” dell’era post Rossi e Biaggi. Buttate un occhio alle classifiche della scorsa stagione: la Spagna comanda solo nella massima categoria, segno che il lavoro di formazione svolto fino a 4-5 anni fa ha funzionato. Vedi Marquez e Vinales, gli ultimi arrivati: sono stati cresciuti con l’intento di portarli dove sono. Il loro talento è emerso perché erano (e rimangono) dei “prescelti”: ai migliori vanno le moto e le squadre migliori, è così da sempre. L’Inghilterra offre una scuola di alto livello, ma comandano i senatori, mentre le giovani promesse si contano sulle dita di una mano. Ciò che forse è mancata all’Italia è stata la capacità di spianare la strada ai suoi migliori talenti per accompagnarli al top. La Federazione Motociclistica Italiana, ad esempio, ha un gran merito in Supersport, supportando il Team Puccetti che, a crescere campioni, è più bravo di altri. Ha fallito invece in Moto3 in termini di risultati e oggi la FMI abbandona la scena. Il percorso di crescita per un ragazzo è lungo, occorrono metodo e risorse. Oggi al centro della formazione giovanile c’è sicuramente la VR46 Academy, dove emergono Morbidelli e Bulega fra Moto2 e Moto3, ma il nostro paese è forte perché ci sono tante altre realtà che investono sul futuro dei ragazzi. Penso al numero spropositato di “pilotini” saliti sul palco durante la festa natalizia organizzata in Nolan; per molti avere un paio di caschi gratis o una tabella premi è il primo passo verso il professionismo. Penso al lavoro profondo di Genesio Bevilacqua che allarga i confini al campionato italiano fino alla SBK col Team Althea, passando dalla Stock per tirare fuori il meglio di casa nostra. Ducati Aruba si fa largo col team junior, destinato a far maturare i suoi ragazzi nella Stock 1000 per poi portarli, si spera, in Superbike. E quante altre realtà ci sarebbero ancora da menzionare.

2Ma chi sono allora le nuove leve ? Su 60 ne conosco tanti e sono tutti ragazzi per bene, educati, diplomati e provengono da ceti sociali differenti e da ogni angolo d’Italia. Dal campionissimo Rossi ai debuttanti come Rovelli (Supersport 300). Dovremo imparare ad apprezzarli per quello che faranno in pista, per come guideranno e appassionarci alle loro storie. Axel Bassani migrerà in Moto2 da campione europeo SS600: in famiglia si tira la cinghia e forse per questo il ragazzo è ancor più tenace e maturo. Finalmente guadagnerà il primo stipendio da ufficiale anche Federico Caricasulo, passando alla Yamaha in Supersport 600. Non è un pilota con la valigia e forse il più grande grazie lo deve al Team Evan Bros che lo ha allevato e aiutato in ogni modo possibile. Michael Rinaldi, lasciando la famiglia, si è trasferito lontano da casa dove ha trovato chi gli ha dato un posto di lavoro, ma anche i permessi per andare alle gare, perché questa è la realtà del motociclismo “normale”, cioè quello che riguarda tutti tranne pochi protagonisti mondiali. Marco Faccani, pilota Stock, ha cambiato casacca all’ultimo minuto,5 passando da Ducati a BMW, perché anche il fatto di correre gratis resta un obiettivo per i più bravi. Chi a fine anno si porta a casa 15-20 mila euro di stipendio è già fortunato. Sono 38 i piloti italiani presenti nel paddock della Superbike e 22 quelli in MotoGP. Abbiamo la quantità e il talento, e in futuro sarà una selezione della selezione. Perché dopo Rossi, Melandri e Iannone, il testimone passerà a loro. Intanto, per questo 2017, in tutte le categorie abbiamo il potenziale per terminare la stagione nei primi tre posti, forse due. In Moto2, Moto3, Superstock e Supersport 300 ci giochiamo la vittoria, forse anche in Superbike. Escludo invece MotoGP e Supersport 600, dove gli avversari hanno qualcosa più di noi.

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