DA ROSSI A VINALES, SCUOLA DEL 2 E 4 TEMPI

Quest’anno esordirà la Supersport 300 dedicata ai ragazzi con almeno 15 anni, per crescere nell’ambiente Superbike e velocizzare il passaggio dal campionato nazionale al “mondiale”.
Le cilindrate più piccole rappresentano da sempre il trampolino di lancio dei piloti. Una volta, prima del mondiale, si correva in Sport Production 125 (Valentino Rossi, Roberto Locatelli, Vittoriano Guareschi, tanto per citare alcuni esempi) e poi, in diversi casi, si passava al duemezzo (come Franco Battaini, Giovanni Bussei, Luca Boscoscuro). Erano moto stradali che nascevano con un’impronta corsaiola. I tempi sul giro e le prestazioni erano impressionanti e anche oggi vincerebbero il confronto con le sportive a 4 tempi di pari cilindrata. Nella ottavo di litro imparavi a guidare, mentre in 250 conoscevi l’importanza della messo a punto, altrimenti non facevi i tempi e, se forzavi il ritmo, ti sdraiavi pure. Rappresentavano una bella scuola e gli iscritti erano un’infinità, al punto da dover istituire delle batterie per l’accesso alle finali. I piloti migliori passavano al campionato europeo, dove avveniva un’ulteriore selezione, e chi approdava al mondiale aveva davvero talento infinito. Penso a Max Biaggi e a Valentino Rossi su tutti. Oggi per i ragazzi è tutta un’altra storia. I campionati nazionali sono meno affollati, il rapporto fra gli iscritti è di 1 a 10 rispetto agli anni ’90. Il giovane che si distingue emerge fra 30 concorrenti nelle classi più combattute, mentre una volta doveva batterne 300. L’importanza del numero dei partecipanti e la parità di prestazione dei mezzi aumenta l’agonismo, ecco perchè la Supersport 300 è la categoria giusta per l’epoca moderna.
La griglia, rispetto ad altri campionati, straborda di iscritti e le squadre puntano sulla Kawasaki Ninja e la Yamaha R3, due modelli derivati dalla serie le cui prestazioni si avvicinano. Sono moto che chiunque è in grado di guidare, anche se andare forte e vincere resta difficilissimo con tutto. Il motore dolce e lineare concede qualsiasi interpretazione da parte del pilota. Niente a che vedere con le vecchie duemezzo di derivazione stradale, come le Suzuki RGV e le Aprilia RS, per le quali era stato istituito il trofeo monomarca: l’ago del contagiri doveva stare sopra agli 8.000-8.500, altrimenti il motore affogava e non si usciva più dalle curve. Senza valvola allo scarico era brutale coi suoi 65 cv e guidarla sul bagnato era una tortura, come difficile era azzeccare la partenza, dove la frizione andava modulata per tenere il motore in coppia senza farlo morire, altrimenti ti passavano in dieci. La cosa impressionante era l’assenza del freno motore: in staccata chiudevi il gas e sembrava di andare in folle. Le 300 di oggi “da mondiale”, beh, lasciatemelo dire con un sorriso e senza presunzione, ma sono meno eccitanti di un vecchio Gamma 250. Anche se poi chi vince ha sempre ragione. Come in tutte le classi molto combattute e dal regolamento restrittivo, anche questa categoria corre il rischio di spingere i preparatori alla ricerca del “barbatrucco”, per far andare più forte i motori e meglio le ciclistiche, stando attenti a non farsi pizzicare alle verifiche tecniche: la lucidatina ai cilindri, la piastra di sterzo più chiusa, ma simile all’originale; il cambio più corto, il link della sospensione meno stradale…Tutti film già visti e vissuti. Chi ha stoffa davvero non avrà bisogno di “truffare” il campionato e come è successo alle discusse categorie di Moto3 e Moto2, ritenute poco formative, anche dalla Supersport 300 verranno fuori i nuovi Marquez e i nuovi Vinales. Ragazzi svegli, oltre che veloci, capaci di imparare in fretta anche salendo di categoria. Emergere dalla massa è la cosa più difficile e ne era convinto pure Enzo Ferrari, che sosteneva: “Il miglior campione di Formula 1 è cinese”.

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