VINALES COME STONER: VELOCE SUBITO, CON TUTTO

Anche in MotoGP, dove l’elettronica è sempre più evoluta e l’aerodinamica segue oramai la scia della Formula Uno, rimane il pilota a fare la differenza. Vinales è l’ultimo esempio di genialità: non aveva mai visto la M1 e a Valencia, al primo test di fine 2016, ha “battezzato” la truppa degli avversari staccando Marquez addirittura di 2 decimi, non so se mi spiego: the world champion, fresco di titolo e pilota Honda alla quinta stagione, messo dietro da uno che partiva da zero con tutto, moto e squadra. 2 decimi sono tanti, in un circuito che è un catino, piccolo, corto e tortuoso, dove il distacco tra il primo e l’ultimo è mediamente di un paio di secondi. E se il compagno Rossi conquistava solo il 7° posto, a 734 millesimi, il campanello d’allarme in Yamaha avrebbe dovuto suonare. Perché poi le cose non sono andate meglio e a Sepang la storia si è ripetuta con Vinales davanti a tutti. Per lui ogni pista diventa nuova in sella alla M1, ma la velocità di adattamento del ventiduenne è supersonica. Risultato: un altro decimo e mezzo a Marquez, subito dietro, e 221 millesimi alla migliore M1, quella di Rossi, che invece è 6°. Dal circuito lento a quello veloce, entrambi di moderna progettazione, per concludere la terza sessione di test nel tempio antico della velocità pura: Phillip Island, fatto di curvoni veloci, percorrenza e tratti da pelo sullo stomaco. Vinales è di nuovo il numero uno e stacca la Honda campione di quasi 3 decimi, che diventano 9 per il compagno Valentino.

La moto migliore in questa fase sembra essere la Honda: sono andati forte in tanti ed ognuno con le proprie caratteristiche di guida, vedi Marquez, Pedrosa e Crutchlow. In un bilancio generale, anche la Ducati sembra meglio della Yamaha: ha sofferto di più in Australia, ma nelle posizioni buone rientrano sia le moto ufficiali che quelle satellite. La sensazione è che, in questi test invernali, Vinales stia facendo lo Stoner dei vecchi tempi, quando era l’unico a guidare forte la Desmosedici e si adattò immediatamente al passaggio Ducati-Honda… Se non ci fosse questo fenomeno ex Suzuki, la Yamaha sarebbe dietro in classifica. Non voglio credere che Rossi non sia più quello dell’ottobre scorso, ma, al contrario, credo sia l’unica costante che ci permette di valutare concretamente il potenziale della M1, che appare oggi meno in forma della concorrenza. Si lavora sulle novità e la messa a punto, certo, ma lo fanno tutti. E il tempo sul giro è lo specchio della bontà del lavoro. Maverick ha una fame agonistica assassina e la fantasia di un campione ancora tutto da scoprire. Finora ha guidato poco la sua nuova moto, per circa 2.000 km. Come dire: è appena uscito dal rodaggio, ha sgrossato i meccanismi e ha preso le misure col limite. Per altro senza commettere errori da eccesso di foga. Diventerà un campione anche qui e lo sa meglio Valentino di chiunque altro. Lui, che in passato ha sempre ottenuto contrattualmente la possibilità di scegliere il compagno di squadra, stavolta ha fatto il gioco di Yamaha approvando la scelta di avere un compagno forte, una sorta di prescelto a cui passare progressivamente il testimone, secondo un tempo scandito dagli avvenimenti naturali che si presenteranno già nel corso della stagione. Un ragazzo schivo, riservato e taciturno: Vinales ricorda Casey Stoner anche nel carattere, dalla personalità “autentica”, distante dai riflettori e drogato solo di velocità e vittorie. Ecco, Maverick potrà eventualmente rubare il primo posto in classifica al re Valentino, ma non il trono a chi da vent’anni comanda la scena nel motociclismo; non è il personaggio giusto come non lo era Lorenzo. Ma poi: siamo convinti che questi test rispecchieranno ciò che vedremo durante la stagione ?

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