LE TUTE IN PELLE DEI PILOTI

Guardo sempre con passione le tute dei campioni appese in garage: sono abrase dall’asfalto e profumano di vecchio champagne. Sono tute che raccontano, che suscitano emozioni. Perché una volta la tuta doveva durare, non si cambiava con la frequenza di oggi e al termine della sua vita diventava quasi sacra, i segni che riportava diventavano un vanto, un capitolo della storia che aveva vissuto. Oggi i piloti iniziano la stagione di gare con tre tute, poi le cadute determinano il numero di completi utilizzati nel corso dell’anno. Il record 2016 ? Tito Rabat, esordiente in MotoGP: per lui sono state realizzate ben 36 tute. La sicurezza innanzitutto, ma poi l’immagine per gli sponsor: guai se c’è uno sbrego e, se non è pulita come si deve, il contratto prevede la penale. Cosa avrà mai da raccontare quella tuta al suo pilota ? Pochi chilometri e forse un brutto high side, cioè un piccolo frame della sua carriera. Chissà che fine ha fatto la mia Pesci Sport. La feci realizzare nel 1990 su misura con la livrea Like Strike di Wayne Rainey. La usai anche nel ’91 e ’92 per correre in 125, ci caddi e la consumai per bene. La pelle si presentava vissuta, mi faceva sentire pilota esperto e smaliziato come quelli veri. Non c’era cultura tecnica, erano altri tempi, e l’attenzione alla sicurezza era approssimativa. Oggi è un altro mondo, estremamente professionale, ma un po’ viziato. “I piloti anglosassoni sono i più concreti, badano alle necessità reali. Con Colin Edwards ci capivamo in un secondo. I piloti latini ? Diventano più o meno esigenti a seconda della prestazione in pista, sono psicologici e il mio ruolo è provare a capirli”. A raccontare la sua esperienza di tecnico in pista è Alberto Bruzzone, che da più di 20 anni lavora in Spidi, uno dei marchi storici del veneto. La curiosità numero uno di tutti noi riguarda le pelli: canguro o bovina per le tute dei piloti ? “Si usa un mix, per regalare confort e protezione nei punti strategici. Il canguro consente l’uso di pelli più sottili, da 1 mm di spessore; con quella bovina saliamo a 1,2 mm, ma è molto più elastica, il pilota è più comodo. Dove statisticamente sappiamo che l’abrasione arriva in profondità, usiamo anche 3-4 strati di pelle di canguro (ginocchia, gomiti, spalle, anche)”. E poi conta la qualità delle cuciture: “Fondamentale per lo strappo. Si usa la doppia e tripla cucitura, proprio per evitare l’apertura delle pelli”. Per realizzare la tuta di un pilota occorre un giorno e mezzo di lavoro di otto persone, che potenzialmente si nebulizza con la prima caduta…

”Il circuito del Sachsenring è l’avversario numero uno. L’asfalto è abbastanza abrasivo, ma è spesso umido e ci sono alcuni punti insidiosi come la curva in discesa a destra, da terza-quarta marcia. Ricordo una stagione in cui Crutchlow cadde 4 volte nel week end”. Le fratture più frequenti sono alle clavicole, perché ? “Parlavo col dottor Mir che constatava due aspetti: la frattura da compressione, cioè quando il pilota rompe la clavicola durante l’impatto, e quella provocata dal casco. Con l’impatto sull’asfalto, il bordo inferiore del casco fa leva sulla spalla, frammentando la frattura. Il compito dell’airbag, infatti, non è tanto quello di escludere il rischio di frattura, ma di ridurre la sua frammentazione”. L’uso dell’airbag divide i piloti…”Per loro è fondamentale sapere quando potrebbe azionarsi, ed è l’obiettivo principale che si pone ogni costruttore”. Non mancano ancora oggi casi di malfunzionamento, come l’airbag che si attiva dopo una sbandata brutale della moto o addirittura anche solo infilando la tuta. “Anche il peso è un fattore considerato: ci sono piloti che i 30 grammi di centralina, che è posizionata nella gobba della tuta, li avvertono come una penalizzazione”. Una tuta può pesare dai 4 ai 5 chili e mezzo, dipende dalle dimensioni del fisico. “Redding è la nostra taglia XL. Lo scorso anno abbiamo invece sperimentato la tuta verniciata su un pilota di Moto3, risparmiando 320 grammi; per un ragazzo al limite di peso fa la differenza, soprattutto mentale”. E per chi non appartiene all’Olimpo dei Piloti, ecco tre consigli di Bruzzone su come scegliere la tuta: “Il nome di chi la realizza è fondamentale e la presenza nel mondo delle corse è sinonimo di background. Attenzione al prezzo di acquisto: il pellame è pregiato e costoso, quindi se il listino è troppo basso, significa scarsa qualità. Investite sulla tuta e conservatela come si deve, pulendola con acqua e sapone neutro, e idratandola 2-3 volte all’anno con crema viso non grassa”. Con la tuta nuova, strizzate l’occhio alla scaramanzia: sedetevi per terra e fatevi tirare per le gambe, strofinando il sedere sull’asfalto per pochi centimetri. Quella vecchia conservatela, datemi retta: diventerà un piacere osservarla, ogni segno sarà un ricordo, una storia, un aneddoto da raccontare. Guadagnerà la poesia che le tute dei piloti moderni hanno barattato con la sicurezza. Fortunatamente.

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