DALL’INDONESIA IL PERICOLO DEGLI SCARICHI “FAKE”

Il mondo delle corse punta moltissimo sui paesi asiatici e arricchisce suo malgrado il mercato delle contraffazioni, che dopo aver riguardato le imitazioni dei caschi, delle minimoto o dell’abbigliamento tecnico, intensifica la “copia” delle componenti tecniche. Tutta merce che nasce dai mercati del sud est asiatico, in particolare in Indonesia dove c’è un quartiere, quello di Purbalingga, in cui tante società artigianali (senza ragione sociale) si sono specializzate a realizzare la replica degli scarichi delle moto da corsa…contraffatti: ne circolano oltre mezzo milione, un’infinità. Capirete che è molto diverso che acquistare l’imitazione di un paio di Nike, di Ray-Ban o di un Rolex: nel caso dei terminali di scarico, sono l’affidabilità e la sicurezza ad essere colpite. “La prima volta ci è stato segnalato da un turista italiano a Bangkok che aveva notato moltissimi scooter 150 a tre marce, dove là c’è un mercato attivissimo, equipaggiati con scarichi col nostro marchio e che ovviamente noi non produciamo. Ora il mercato si sta orientando verso le mille supersportive e anche in Europa arrivano le prime imitazioni”. E’ la denuncia di Stefano Lavazza e Marco De Rossi, proprietari della SC-Project, una delle maggiori aziende italiane produttrici di scarichi per moto da competizione e stradali, che ci aiutano a capire quali sono i rischi che si corrono acquistando un “fake”. Riguardano i marchi più affermati nel mondo delle corse, come anche Akrapovic e Arrow presenti in MotoGP e Superbike, seppur l’ispirazione più forte giunga da Moto2, Moto3 e Supersport 600, categorie giudicate interessanti perché alla portata dei piloti locali per uno sport in fase di espansione.

“Non si tratta solo di un problema di contraffazione della marce, l’aspetto più pericoloso riguarda la sicurezza – afferma Lavazza – perché il terminale di scarico ha due punti di aggancio: quello col collettore e con la pedana del passeggero. I sistemi di ritenuta sono solitamente in titanio e hanno uno spessore di 4 mm, mentre i prodotti asiatici, realizzati in acciaio, arrivano soltanto a 1mm. Le vibrazioni, l’usura, le sollecitazioni della moto possono provocare una pericolosa rottura”. Una rottura praticamente certa e dal potenziale mortale, soprattutto per chi si trova dietro, che rischia di prendersi in faccia uno scarico che si sgancia dalla sede. Come si riconosce dunque un’imitazione ? Per prima cosa le saldature: le realtà indonesiane, malesi o cinesi, non sono dotate di macchinari specializzati come la “piegatubi elettroidraulica” a controllo numerico (costa più di 300 mila euro), quindi lungo la curva dello scarico si noteranno una serie di saldature a spicchi. Il peso dell’impianto raddoppia rispetto all’originale, calano le prestazioni e il costo di acquisto scende a un terzo rispetto al prodotto di riferimento italiano od europeo. Un semplice terminale non incide sull’affidabilità del motore, ma un impianto completo di collettori, quello sì, ed oggi ci sono tante moto stradali che nascono con un pezzo unico, dal collettore al terminale: Kawasaki ER-6, Yamaha MT-07, Honda CBR 650, per esempio. Occhio quindi agli acquisti online, specie su alibaba.com e aliexpress.com. In indonesiano ciò che noi chiamiamo “marmitta” si traduce “knalpot”. E’ la parola chiave per scoprire in internet un mondo pieno di truffe.

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