DAI SORPASSI DISTINGUIAMO IL CARATTERE DEI PILOTI

Lo spettacolo nel motociclismo nasce dalle manovre al limite e dai sorpassi impossibili, che spesso accendono i toni fra chi li compie e chi li incassa. Ricordate l’Australia? Lowes e Melandri in Superbike, ma anche Rolfo spinto fuori pista da Mahias durante l’arrivo in Supersport. La 600 è ancora al centro degli eccessi in Thalinadia con Kyle Smith “senza freni” che viene punito (eccessivamente secondo me) con la squalifica dalla gara. Le corse in moto sono così, nella MotoGP di Argentina si è lamentato persino l’equilibrato Dovizioso della resistenza dura di Petrucci, mentre ad Austin l’ha fatto Rossi con Zarco, colpevole di essersi infilato in traiettoria con verve all’ultimo istante stile Moto2 e costringendo Valentino a compiere un “taglio” di pista poi sanzionato. Sanzione per altro discutibile nella sua applicazione, seppur non abbia pesato sul risultato. Il sorpasso aggressivo identifica il profilo del pilota: ricordate il povero Simoncelli? Era temuto in pista, come lo è oggi Iannone o lo stesso Marquez, perché gente disposta ad andare ben oltre i limiti a costo di rimetterci del proprio; sono quei piloti che non vorresti mai dietro di te. Anche Zarco ha ricevuto il primo cartellino giallo dai suoi avversari: è nuovo della MotoGP ed è benvenuto nella lotta, ma non deve eccedere, altrimenti qualcuno penserà a ridimensionarlo. Questo sembrerebbe il senso della stilettata di Rossi, che le entrate cattive è capace di eseguirle meglio di lui, ma nei momenti che contano della corsa.

Il giovane e promettente francese viene messo dunque sul chi va là, come a dover rispettare una sorta di gerarchia di anzianità in cui persino Pedrosa dice la sua sostenendo che “questa non è la Moto2, qui ci sono i piloti migliori”. L’obiettivo è anche annientare psicologicamente il proprio avversario, una strategia per indebolirlo, perché Zarco va forte e inizia a diventare preoccupante; bisognerà vedere se avrà carattere abbastanza per infischiarsene degli attacchi verbali. Se Valentino e soprattutto il pacifico Dani hanno deciso di bacchettarlo è perché nella giungla della MotoGP ritengono che il campione della Moto2 sia ancora preda e non predatore. Del resto la risposta del francese è stata fin troppo remissiva: si è scusato e forse anche pentito della manovra, dando la sensazione di essere rientrato nei ranghi con la coda fra le gambe. La strategia dell’attacco verbale non vale ovviamente con tutti i piloti, ma solo coi più “candidi”, e Rossi come Pedrosa sono i primi ad esserne consapevoli, sono le vecchie volpi di questo sport, sanno stare al mondo e insegnano gli altri a stare a posto. Ricordate Biaggi su Chili nel ’92 al Mugello? All’epoca Max era un debuttante ancora più di Zarco di oggi, ma aveva una personalità forte, sportivamente meschina e le parole volate da Pierfrancesco dopo quell’ingresso violento che l’ha tolto di scena dalla gara non l’hanno certo né scalfito né portato a scusarsi. Anzi. Rossi stesso da ragazzino combatteva in modo irriverente contro l’esperto Jorge Martinez e se non fosse stato così non sarebbe il campione di oggi. In MotoGP i giovani sfacciati si chiamano Vinales e Miller, ai quali si aggiungono i più maturi Marquez e Iannone, piloti che quel carattere duro e tosto ce l’hanno di natura. Se li tratti alla Zarco, loro non te la perdonano.

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