A IMOLA IL VALZER DELLE BANDIERE ROSSE

Gli applausi del lunedì sono tutti per l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari, che ieri ha lavorato a gran ritmo, perché fra incidenti e olio in pista, le bandiere rosse hanno sventolato più di quelle a scacchi. Imola si è comportata come una macchina perfettamente orchestrata, dalla regia fino ai commissari di pista, sempre pronti a intervenire, presenti in massa ad ogni curva, capaci di muoversi ordinati fra le criticità degli imprevisti, con preparazione e grande consapevolezza. Un week end così ricco di interruzioni non si è mai visto e abbiamo conosciuto il significato di organizzazione perfetta, abbiamo avuto conferma che la sicurezza dei piloti viene prima di qualsiasi altra cosa. Il tracciato in sé qualche punto critico ce l’ha e tutte quelle “esse” possono rendere pericolose le più innocue scivolate, ma questa pista rimane un paradiso dove correre, ci vuole più pelo che al Mugello. Per noi, che le gare le abbiamo commentate, sono state quasi nove ore filate di diretta e di attenzioni riservate soprattutto ai momenti di tensione. La Stock 1000, ancora una volta, ci ha tolto il fiato, prima con la caduta di Andrea Tucci e poi con Luca Marconi. Per fortuna niente di gravissimo, si riprenderanno con un po’ di pazienza e li rivedremo al manubrio.

In passato, e su altri circuiti, ci siamo lamentati di bandiere rosse esposte in ritardo o addirittura sostituite da quelle gialle sventolate insistentemente fino a fine corsa, trascurando la situazione di pericolo. Imola deve essere d’esempio per tutte le piste del mondo, soprattutto per le nuove frontiere asiatiche. Dall’altra parte sarebbe meglio avere moto più affidabili e piloti più attenti. I motori che si rompono allagando la pista di olio sono spesso gli stessi e chi è in sella dovrebbe immediatamente uscire dalla pista come indicato dal regolamento. Sykes, per questo motivo, è stato durissimo con Badovini, dandogli dello stupido per aver proseguito la marcia in piena traiettoria e sporcando di olio quasi un intero settore. Ha fatto un bel casino, certamente, ma è sempre stato un pilota attento e professionale, non ha la fama di uno sbadato o superficiale. Tant’è che dico: va bene richiamare Melandri in direzione gara per aver saltato il “birillo” in pit lane che delimitava l’uscita verso la pista durante la qualifica, ma il comportamento di Lowes credo meriti più attenzione e analisi: se Laverty non avesse avuto la freddezza di lanciarsi dalla moto, sarebbe morto contro un muro, per un ingresso subìto in un punto dove non è vietato il sorpasso, ma devi essere bravo abbastanza da non creare pericolo agli altri. Il briefing di “educazione” coi piloti della 300 sembra aver funzionato dopo quell’Assen fuori controllo e la gara di Imola è stata meravigliosa. Perché correre più sicuri non significa perdere lo spettacolo, ma proteggerlo.

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