LA PAUROSA CADUTA DI MILLER FA PENSARE AD HAYDEN…

Ho l’umore sotto alla scarpe e ieri è stato come guardare la gara di Le Mans con dei grandi filtri depuratori: scorrevano le immagini, ma le emozioni venivano fermate. Fermate da uno stato d’animo che non è il solito, perché i pensieri sono per Nicky Hayden. Magari non lo conosci, l’hai visto solo in TV, ma per chi segue il motociclismo è comunque un amico. E mi fa effetto pensare che tre settimane fa ero in sella alla sua moto per il giro di Assen. Quando ieri sono caduti Marquez e Rossi ho ripensato a lui, e mi dicevo: chissà quante volte gli sarà capitato di saltare in aria dalla sua Honda… Ho capito che la moto è meno pericolosa della vita in sé. Su strada basta un attimo, una minima distrazione, tua o di un altro, e puoi pagarla cara, anche si ti chiami Hayden. Un campione del mondo, una persona stupenda: bello, ricco, famoso, con una famiglia perfetta alle spalle, eppure anche lui vulnerabile, accidenti. Vulnerabile come tutti noi, come tutti i ciclisti, i motociclisti e gli altri che popolano le strade. Mi sembra una buona occasione per raccomandare a chi va su due ruote di non esagerare, lo dico un po’ da fratello maggiore; di guidare entro quei limiti che siamo in grado di gestire, da valutare istante per istante. E poi vestiamoci con tutte le protezioni del caso, con materiale di qualità e indossiamolo correttamente.

Anche se a volte non basta. Simone Mazzola è meno famoso di Nicky, e lui si è fatto male in moto. Corre nel campionato italiano Supersport 300 e venerdì, durante le prove libere a Misano, è caduto prendendo sottobraccio la sfortuna. Un amico spettatore che ha assistito alla scena dalla tribuna mi ha parlato di un incidente banale: Simone stava superando un pilota più lento, si trovavano alla curva 13, quella precedente al Carro; una curva veloce per le piccole 300, una manovra forse poco calibrata e la scivolata per entrambi i ragazzi, che si sono fermati appena toccata la ghiaia, senza la spettacolarità di tante cadute e con un ruzzolone che sembrava una carezza rispetto al rischio corso da Jack Miller a Le Mans. Il giovane romano è rimasto a terra immobile, come paralizzato, per un grave trauma vertebro midollare. Lui e Nicky, per motivi diversi, sono stati colpiti dalla iella. Lo sforzo in più che provo a fare è di pensare anche a quell’automobilista che ha investito l’americano: non so che tipo di responsabilità abbia, ma, da ciò che leggo, non lo disegno nella mia testa come il perfetto criminale e penso solo che in quella situazione si sarebbe potuto trovare chiunque di noi. Un colpo per la coscienza che si porterà dietro a vita. Ora servono solo due cose: il gran tifo per Simone, e una più forte consapevolezza, per tutti noi, di quella vulnerabilità che spesso trascuriamo. In sella o giù dalla moto.

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