LA RIVOLUZIONE DELLA “CLASSE OPERAIA”

Ducati’s rider Italian Andrea Dovizioso, winner, competes during the Moto GP Grand Prix at the Mugello race track on June 4, 2017.
Ducati’s Andrea Dovizioso thrilled the home crowds with a stirring MotoGP victory at Mugello on Sunday that saw him edge championship leader Maverick Vinales.
Another Italian, Danilo Petrucci, was third while veteran superstar Valentino Rossi of Yamaha won plaudits for racing in pain from a training accident and finishing fourth having set the early pace.
/ AFP PHOTO / Tiziana FABI

Il Mugello ha aperto le porte del paradiso a chi lavora da sempre con sacrificio, senza mollare. Piloti che in carriera hanno incontrato più salite che discese, gente che sa cosa vuol dire guadagnarsela sul campo più di chi consideriamo “fenomeno” in questo mestiere. Con loro è sembrato di vincere anche a noi gente comune e si è accesa quella speranza che ci fa dire: allora tutto si può, basta volerlo con forza, convinzione, tenacia. Da Andrea Migno in Moto3, puro e genuino come piace alla gente, ma che ad oggi ancora non aveva convinto nel mondiale, a quel Mattia Pasini che batte gli altri con una forza mentale che possiede solo chi è costretto a partire fisicamente in svantaggio, ma crede in sé: fenomenale e di insegnamento per tutti. E poi il nobile Andrea Dovizioso, che non perde lucidità né il contatto con la terra neanche quando gli altri, al suo posto, si sarebbero tolti degli scogli dallo stivale. Ha commosso la Ducati, nonostante rappresenti da sempre la “seconda scelta”; ha unito tifosi e partigiani di ogni sorta, di ogni colore e origine sportiva, perché solo lui ha questa potenza. Un rispetto che il Dovi si è guadagnato negli anni, più di moltissimi altri “fenomeni”, perché è il primo a rispettare gli altri, ad onorare il giusto e rimanere nei ranghi come il migliore dei professionisti.

Italtrans Racing Team rider, Italian Mattia Pasini (R) wins the Moto2 race during the Italian Grand Prix at the Mugello track on June 3, 2017.
Italtrans Racing Team rider Italian Mattia Pasini won the Moto2 ahead of CarXpert Team rider Swiss Thomas Luthi and AG 0,0 Marc VDS rider Spanish Alex Marquez / AFP PHOTO / Vincenzo PINTO

La staccata su Lorenzo alla San Donato, passandolo all’esterno in ingresso, è da antologia e sarà la sua medaglia di questo Mugello 2017. La Ducati ovviamente ha il merito di un gran bel motore: 354 km/h la velocità record sul dritto, un tempo totale di gara che si è abbassato di 4 secondi rispetto alla vittoria di Lorenzo 2016, di 10 secondi rispetto al quinto posto di un anno fa dello stesso Andrea, quando il migliore ducatista fu però Iannone in terza posizione. Ecco, proprio lui: è al centro delle critiche, può darsi che sia anche un po’ distratto da una vita privata che in questa fase lo diverte più del suo mestiere, ma se lo paragoniamo al risultato di Vianales con Suzuki 2016 la storia non è poi diversa: la differenza del tempo di gara è di un paio di secondi a favore del catalano, che giunse sesto anziché decimo. Sono piloti diversi, ma nasce il dubbio che la Suzuki non sia maturata così tanto, mentre il livello delle Ducati si è alzato notevolmente. Eppure c’è chi ha preso sberle su quella moto ed è proprio JL99, colui sul quale a Borgo Panigale hanno speso fiducia e non solo: un ritmo perfetto, ma non velocissimo. Onore a Michele Pirro che si è giocato la volata con Jorge Lorenzo, perdendola volontariamente sul finale. Alla prossima gara non sappiamo dove troveremo Migno, Pasini e Dovizioso, ma questa volta ha vinto chi ha sempre lavorato sodo, hanno vinto le lacrime di gioia e l’umiltà. E’ stato il trionfo di chi è troppo spesso sottovalutato.

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