QUANDO LAGUNA SECA AFFASCINAVA L’EUROPA

Laguna Seca è un luogo dove il tempo si è fermato, una pista sacra oserei dire, dove la storia conta più del presente, perché è qui che nasceva la prima Superbike. Nel 1973 venne disputata la prima gara di Superbike Production con le maxi moto derivate dall’originale ed artefice dell’idea fu il pilota Steve McLaughlin. Da quella serie vennero fuori tutti i migliori talenti dell’epoca americana: Freddie Spencer, Eddie Lawson, Wayne Rainey, Kevin Schwantz. Io avevo due idoli locali, Bubba Shobert e Miguel Duhamel, entrambi “hondisti”. Seguivo poi con interesse Jim Filice, che vinse una gara di Motomondiale da wild card nel 1988 classe 250, e Richard Oliver, anche lui specialista della duemezzo in ambito nazionale. All’epoca, di questi fenomeni americani, si leggeva giusto un trafiletto sul settimanale MotoSprint, ma restavano personaggi misteriosi a noi europei. Di certo tutti i piloti americani arrivati al mondiale erano “buoni” ed è l’albo d’oro a darne atto. Le moto da SBK all’inizio erano senza carena con una bella targa porta numero; il telaio sottile in bella vista, i motoroni enormi e pesanti sono cresciuti nel tempo fino a superare i 100 cv e le gomme posteriori erano larghe come le anteriori di oggi.

Eppure i piloti piegavano col ginocchio a terra, intraversavano la moto in uscita di curva e si sportellavano, perché la differenza la faceva chi aveva più “pelo sullo stomaco”. Oggi è cambiata anche l’America e nella Superbike nazionale vince Toni Elias con la Suzuki girando sugli stessi tempi del nostro volenteroso Ayrton Badovini impegnato nel mondiale con la Kawasaki del Team Grillini. Il regolamento fra i due campionati oggi è simile, ma non uguale, la più grande differenza la fanno le gomme. Il livello delle gare non è paragonabile al nostro CIV, né a quello britannico del BSB; là viene doppiato chi naviga fuori dai primi dieci. Anche il nostro mondiale SBK, come quello degli USA, mostra il lato debole: i primi della classe volano, ma gli altri si prendono 30 secondi; urge nuova ricetta. Se di soldi in questo paddock non ve ne sono, perché fare finta che sia un mondo dorato ? Bisognerebbe avere la forza e il coraggio di fare un passo indietro. Si potrebbe andare alle gare con furgoni ben organizzati (quelli di oggi sono un lusso rispetto ai vecchi Fiat 238…) al posto dei costosissimi bilici; le hospitality andrebbero ridimensionate o, meglio ancora, fornite da Dorna uguali per tutti. E le moto ? Io sarei per le mille “versione concessionario”, ma non mi dispiacerebbe nemmeno la classe naked. Consapevole di essere sognatore, ma convinto che cambiare si può: perché Laguna Seca e tutti gli altri circuiti possano tornare a regalare un motociclismo semplice, fatto di gare autentiche, che ricorderemo anche fra venti, trenta, quarant’anni.

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