NEL BOX HONDA ERA TUTTO CALCOLATO

Foto IPP/Marco Guidetti Brno 05/08/2017
Motomondiale Motociclismo
Gran Premio della Repubblica Ceca qualifiche MotoGP
nella foto : Marc Marquez (Honda hrc)
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La penso come Valentino Rossi che, su Marquez, ipotizza “abbia rallentato apposta” per rientrare ai box senza farsi seguire dai big. E’ vero, aveva una gomma più morbida degli altri, ma fatico a credere che potesse essere in crisi dopo un giro e un pezzo… Il cronometro è chiaro: insieme a Lorenzo, il #93 è stato il più veloce con partenza da fermo, ma anche uno dei più rapidi nel primo settore di quel secondo passaggio in cui ha deciso di rientrare ai box; in fondo al rettilineo ha toccato una velocità di punta di 20 km/h superiore al suo compagno e una decina più della Yamaha 46, come dire: trazione in uscita di curva e grip in frenata l’aveva eccome, fa quindi effetto notare il tracollo da un settore a quello successivo, cioè tra T1 e T2… E proprio da lì, ai consecutivi sorpassi subìti, Marc non ha mai risposto, ma, al contrario, ha progressivamente rallentato di qualche decimo e appena è stato passato anche da Vinales, cioè l’ultimo dei tre piloti pericolosi per la classifica mondiale col Dovi e Rossi già davanti a lui, è rientrato ai box. Pura combinazione ? Penso che Marquez sia una faina, ma anche un po’ bugiardello quando parla di “difficoltà a guidare la sua Honda” lasciando quindi spazio alla casualità e non alla strategia. Chapeau a lui e al team che si fanno trovare sempre preparati in queste condizioni.

Foto IPP/da video Brno 06/08/2017
Motomondiale Motociclismo
Gran Premio della Repubblica Ceca gara MotoGP
nella foto : la caduta ai box di Andrea Iannone

La maggior parte dei team ufficiali sono sembrati occasionali e improvvisati nel momento chiave della corsa : Yamaha che arriva in ritardo sul cambio moto, Ducati che pasticcia con l’avviamento di quella di Lorenzo, Aprilia che dà il via al suo pilota mentre rientra Iannone e che va per terra in corsia box. Disastro ! Non è questo il livello degno di una MotoGP e quelle due, tre gare all’anno che si corrono in queste condizioni, vanno preparate cercando la perfezione, mentre noto spesso errori che si ripetono: questa è la cosa più grave. Penso al mondiale Endurance e pure alla mia esperienza una quindicina d’anni fa: tutto veniva studiato a tavolino, senza improvvisazione, e ognuno, piloti e meccanici, avevano il proprio ruolo e dovevano rispettarlo seguendo l’ordine delle manovre. Non esistevano informazioni da trasmettere tramite il cruscotto della moto, quindi, oltre alla segnalazione con la tabella, avevamo un uomo a metà pista con cui comunicavamo con un semplice gesto l’intenzionalità di rientrare ai box in modo urgente, e viceversa. Perché il problema è la comunicazione pilota-box e dunque bisogna inventarla: c’era chi allungava la gamba sul dritto di fronte ai propri uomini, chi alzava la mano sinistra, o chi, come me, girava il casco in modo netto per guardare il proprio muretto, in modo che si potesse intuire la volontà di fermarsi. Ma quello delle gare di durata è un campionato dove chi comanda non è il pilota, ma chi sta ai box, perché è da lì che si gestiscono le strategie delle gare più lunghe, con la furbizia ben allenata. Ci sono ruoli ben definiti, c’é fiducia e pari valori, perché il pilota conta come il meccanico. Le squadre farebbero bene a prevedere una figura tecnica con esperienza “endurance” e chissà che in casa Honda non siano arrivati per primi anche lì…

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