DUCATI COME 10 ANNI FA…

Stavolta però la guida Dovizioso e non Stoner, che vinse il mondiale in quel magico 2007. Combinazione vuole che anche Lorenzo sia settimo in classifica con la metà dei punti rispetto al compagno italiano, esattamente come Capirossi all’epoca rispetto a Casey. Dunque una sola Ducati competitiva? Ho sempre ritenuto lo stile di guida di Andrea piuttosto standard, quello ideale per chi progetta moto da corsa che vuole renderle guidabili un po’ a tutti i piloti. In realtà, soprattutto qui in Austria, la Ducati l’ha guidata con grandi aspettative solo lui e abbiamo scoperto un lato di Andrea che è sempre stato nascosto da un velo trasparente, cioè quell’aggressività agonistica capace di respingere gli attacchi di un maestro del corpo a corpo come Marc Marquez; gli vale la cintura nera dei contro sorpassi. Segno che con questa moto si trova magicamente e già lo sapeva nel 2016, disposto a rinunciare a un pezzo di ingaggio pur di riprovarci quest’anno. Motore e velocità del Desmo continuano ad essere un riferimento e domenica ne aveva anche leggermente più di Honda. L’unica “rossa” tra quelle schierate a non produrre accelerazione era quella di Lorenzo, 7-8 km/h più lenta e penultima nella classifica delle top speed.

Una, e una sola, ma la Ducati c’è e la #4 può puntare al titolo mondiale. Giunge il momento di trattare il Dovi in guanti di lino bianchi, con la giusta delicatezza per non rovinare il sottilissimo equilibrio di un pilota. Il titolo mondiale sarebbe una favola sportiva di insegnamento a grandi e piccini, che renderebbe merito a chi viene percepito come “ragazzo normale” e che, con volontà, modestia e sacrificio, la spunta oggi su personalità più forti e talenti conclamati; è d’obbligo crederci fino alla fine. E i più forti in questo momento rimangono Marquez e la Honda. Quell’ultima curva dello spagnolo e il sorpasso con la “bava alla bocca” può diventare il limite di Marc nel confronto con un Dovi che usa ben altre armi per il contro attacco, più testa che forza. Un’ultima curva sopra le righe e da incorniciare per entrambi, perché al giro conclusivo (quasi) tutto è consentito: finiscono larghi, non si toccano e mantengono linee distanti fra loro fino all’uscita sul cordolo. Secondo il Dovi tutto calcolato, ma la sensazione è che fosse un pelo lungo anche lui ed ha vinto chi ha sbagliato meno in quel parapiglia dove l’intelligenza ha battuto l’impulsività uno a zero. Tutto regolare, tutto sportivamente accolto dalle leggi del motociclismo. A Dovizioso il numero 1, a Marquez gli applausi per averci provato.

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