LUCAS MAHIAS: SE QUESTO E’ UN UOMO

In pista vale la regola opposta al codice stradale e se un pilota cade può intervenire solo il personale medico, a chiunque altro è vietato prestare soccorso. In quei momenti distingui però i piloti più “uomini” di altri. Perché casco, tuta e talento non dovrebbero trasformare le persone. Quell’indifferenza che ha provato Lucas Mahias dopo aver travolto e colpito alla testa Federico Caricasulo in Supersport, rimasto a terra esanime, è stata un’immagine cattiva come non si era mai vista. Forse chi era davanti alla TV si sarebbe aspettato un piccolo gesto provocato dalla preoccupazione di aver comunque fatto male a una persona, forse uccisa, perché quelle sono le dinamiche peggiori per chi cade in moto. Il francese aveva grandi quantità di adrenalina in circolazione che lo portavano alla furia per ciò che la sfortuna gli aveva riservato; con il compagno di squadra a un metro da sé, steso nell’erba come un pupazzo privo di anima, non uno sguardo, non un briciolo di sentimento umano, anche solo per capire se Federico fosse vivo. Due secondi soltanto, prima di ripartire sulla sua moto, avrebbe dovuto dedicarglieli. Credo ci siano momenti nello sport in cui bisogna essere capaci di riconoscere i valori della vita prima ancora di quelli di una gara e di un mondiale. Perché se a 28 anni non si ha la maturità per farlo, si può diventare campioni, ma non numeri uno.

Ora abbiamo un profilo più completo della personalità del pilota francese, che a Phillip Island spinse Rolfo fuori pista a 250 all’ora rendendo la situazione pericolosa e of limit: spregiudicato, con una bella manetta, ma che puoi passargli sotto le ruote e chi se ne frega. Non sembra nemmeno umano, ma per fortuna il motociclismo è ricco di belle persone e di grandi esempi sportivi: Marco Lucchinelli che interruppe la sua gara per soccorrere Franco Uncini; era il GP di Francia 1984. Marco Melandri centrato da Carlos Checa che corse in suo aiuto senza rancore; Phillip Island 2013. Romano Fenati, a Valencia 2015, in ginocchio da Vazquez, dopo che entrambi vennero abbattuti da Antonelli. Austin 2016, Pedrosa su Dovizioso e, prima di riprendere la moto, corse da lui. L’ha fatto anche Rea quest’anno con Davies a Misano, scoprendolo ancora a terra sul luogo dell’incidente nel giro successivo all’accaduto, dopo che in un primo momento l’aveva visto alzarsi per correre verso la sua Ducati illudendolo che fosse ok. Quelle immagini ritraggono l’istinto umano di piloti speciali e rappresentano i migliori testimonial del nostro sport. Per i processi, per stabilire torti e ragioni, c’è sempre tempo, dopo aver dimostrato di essere uomini.

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