I “MARZIANI” NON ESISTONO (PIU’)


Nello sport contano oramai solo i fenomeni, i pluri campioni e i personaggi, tutti gli altri sono “quelli dietro”, meno interessanti, meno capaci, meno di tutto. Ecco perché la favola che sta raccontando Andrea Dovizioso al motociclismo insieme a Ducati, è un calcio a una cattiva abitudine di osservare le competizioni e una chance al mondo dei “normali”. Ricordo quando ero bambino che sognavo di correre in moto, ma avevo due complessi: quello di essere troppo alto e il fatto di portare gli occhiali da vista. Nel motociclismo di allora i piloti erano fantini che non superavano il metro e settanta, e di campioni con gli occhiali non ne avevo mai visti. Un giorno si presentò nella classe 500 Freddie Spencer, un americano che passava il metro e ottanta e portava le lenti a contatto, vincendo le gare e i mondiali: con lui imparai ad accettare i miei “difetti” e a credere in ciò che volevo realizzare. Nel Dovi intravedo quella normalità che sa di rivincita in questo mondo che, se non vivi sopra alle righe, neanche ti considera. È un gran bell’esempio per i giovani.

Giornali e televisioni non se lo sono mai filato un gran che questo Andrea cosi anonimo, perché poco personaggio, non fa polemica, non spara frecce: troppo buono per essere figo. Anche in moto la sua guida “standard” non esalta: è quello che si sporge meno col corpo e rispetto ai fenomeni, sembra quasi uno stile vecchio.  I sorpassi? Sempre decisi, ma regolari, non c’è mai un contatto cattivo con gli altri piloti. Una guida pulita che non dice niente allo spettacolo, perché la sua Ducati danza meglio delle altre, non ha le ruote che si scollano dall’asfalto, non c’è niente di improvvisato nelle gare del #4. Nella mia testa prende allora forza il pensiero che non serve appoggiare la spalla sui cordoli a tutti i costi per fare le curve, non occorre intraversare la moto per essere piu veloci o scherzare davanti a una telecamera per diventare numeri uno. Andrea è un uomo come noi che senza fare rumore ha vinto anche stavolta e oggi si trova in testa al mondiale, battendo i 4 marziani, uno dei quali è in squadra con lui. Segno che per fare la differenza devi solo darci dentro senza smettere di crederci, guardando avanti, infischiandotene degli altri e di tutto, e rimanendo ciò che sei. La favola del Dovi, comunque andrà il mondiale, avrà un lieto fine: ha già dato normalità a questo sport e infuso la voglia di provarci fino in fondo a chi nella vita, come lui, non è mai stato considerato abbastanza “marziano”.

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