AI TEMPI DI COSTA, ROSSI SAREBBE EROE INDISCUSSO

Invece oggi c’è chi mette in dubbio l’effettiva frattura scomposta subìta a tibia e perone circa 20 giorni fa. Il motivo ? Non zoppica abbastanza, non esprime sofferenza ed è troppo veloce con la sua Yamaha per avere una gamba così. Pensate basti a mal pensare ? Non scherziamo, dai. Ecco, forse ai tempi del dottor Claudio Costa difficilmente si sarebbe arrivati a questo punto. Era “medico della comunicazione”, oltre che delle ossa e della mente; i suoi miracoli, costruiti insieme alla volontà dei piloti, non furono mai messi in discussione, ma anzi, venivano valorizzati per diventare, col tempo, qualcosa di simile a leggende. A me quel motociclismo piaceva un sacco, ci sono cresciuto fra i racconti dei miei eroi. Non li ricordate i piloti di una volta ? Fra gli anni ’80 – ’90 si spaccavano regolarmente gli arti ad ogni week end, il gesso della Clinica Mobile andava via a chili. Penso a Mick Doohan, con una gamba martoriata e 5 titoli mondiali con una Honda 2 tempi che lo violentava (altro che oggi…), ma anche ad Alex Gramigni che, nel ’92, tornò al Mugello a correre sulla sua 125 con le stampelle e una condizione fisica davvero drammatica.

Eppure erano altri tempi anche quelli della medicina, erano gli anni in cui un pilota era consapevole che, bruciando le tappe della convalescenza, rischiava di restare “storto”, di trascinarsi il problema fisico per il resto della sua vita. Ora la chirurgia è meno invasiva, da un intervento al cuore a un comune parto cesareo noti la semplicità dell’operazione. Chi va in moto, chi ha corso, sa che tutto ciò che ha fatto Valentino ad Aragon é qualcosa che i piloti fanno, in un certo senso, come pratica comune. Fosse capitato a Usain Bolt, il recupero sarebbe stato diverso, perché le esigenze sono diverse. Per Rossi il più grande dolore è stato saltare Misano. E’ “malato” di moto, vive per la moto, e credo che il desiderio di rientrare ad Aragon abbia avuto lo scopo di iniziare a preparare al meglio il suo 2018: il finale di stagione è tecnicamente fondamentale per impostare la sua Yamaha per correre il nuovo anno senza i problemi di oggi. Quindi dico che Valentino ha fatto qualcosa di “normale”, con coscienza, professione e grande passione. Gli infortuni fanno parte di uno sport come il motociclismo e con l’evoluzione dei tempi assisteremo a tempi di recupero sempre più ristretti. Così era una volta, così sarà sempre.

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