APRILIA C’E’, I PROBLEMI SONO ALTROVE

Ero alla curva 8 quando l’Aprilia di Lorenzo Savadori ha smesso di funzionare mentre era quinto. Mancava mezzo giro per concludere una gara importante, per il morale del pilota e per quello del team. Si è sfilato il casco, mi è venuto incontro e sono stato il primo a guardarlo negli occhi, a percepire quel vuoto che c’era in lui e voglio ringraziarlo, perché in quei momenti hai il mondo che ti schiaccia e la telecamera puntata addosso è un fastidio alla libertà di espressione. Aprilia è cresciuta, dimostra di essere una gran moto, ma per l’ultimo step e arrivare al livello di Kawasaki e Ducati penso ci sia bisogno anche di un’anima all’interno del box, oltre ai fattori tecnici. Quella di Milwaukee è una squadrone, sia chiaro, ma oggi ho capito che vi è la necessità di un trapianto di cuore tutto italiano, più caldo e vivo di quello inglese. Non sto parlando di competenza, ma di passione: serve il meccanico senza orologio, che non smette nemmeno quando è a letto di tribolare con gomme e molle, che soffre insieme al pilota e che si commuove quando la “sua” moto è la davanti; noi italiani siamo passionali, le corse le viviamo di pancia. Ecco perché assume i contorni di una favola la gara dell’altra Aprilia, tutta privata e guidata da un pilota argentino.

Tati Mercado ha conquistato la prima fila in Superpole e il sesto posto in gara 2, ottenuto coi denti, combattendo contro Melandri. Tati è un ragazzo così discreto e silenzioso che troppo spesso ci si dimentica di lui. Vive in Italia coccolando il sogno di correre il mondiale, ma la vita è dura… Prima a Portimao il rischio di non trovare la squadra, poi il dubbio se correre a Magny Cours: le risorse finanziarie nel team Ioda paiono esaurite da un pezzo e arrivare al Qatar potrebbe diventare persino improbabile. Niente test privati, il materiale è vecchio, gli stipendi piangono da mesi e i fornitori bussano… Brutta situazione, ma quella “passionaccia” per le corse di un grande gruppo di meccanici e di cui Mauro Noccioli è capitano, tira fuori il meglio in un momento così duro. Bravi e da applaudire in rispettoso silenzio, perché dopo la festa c’è sempre il pensiero di cosa sarà domani. Smonta e rimonta la moto ad ogni sessione, che i meccanici abbiano 30 anni o 60 non fa differenza, c’è l’entusiasmo di chi cerca il meglio, trascorrendo ore e ore nel box, perché è un fattore di “religione” più che un lavoro. Il significato di questo sesto posto nel mondiale dà gloria e orgoglio a chi lo scoraggiamento l’ha colpito sul muso. Aprilia non si lasci scappare gente così. Lei che, con le persone “giuste”, ha costruito una storia fatta di 54 titoli mondiali.

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