“MIO FIGLIO E’ UN CAMPIONE”

Il rapporto nello sport tra genitori e figli è un tema da sempre delicato e discusso. Il servizio sul mondo delle minimoto firmato dalle Iene la scorsa settimana ha sollevato un gran rumore, portando alla luce papà fanatici e mamme ultras, che insegnano a scambiare l’avversario per il nemico e a valorizzare solo la vittoria. Chi conosce l’ambiente sa che questa è una delle piaghe dello sport in generale, non solo delle minimoto. E ciò che fa paura è la normalità con cui oramai viene digerito dalla società. Lo dico da padre di due bambini che, come tanti dei vostri figli, sono piccoli atleti. Nel basket e nel nuoto, riconosciuti comunemente come sport “puliti”, la storia non cambia e, mano a mano che il livello dei ragazzi sale, aumentano le presenze sulle tribune di genitori-allenatori, scatenati come nelle antiche arene. Sono individui che nemmeno andrebbero fatti entrare in un palazzetto sportivo e, nel calcio, la situazione è anche più grave. Ma ce l’avranno la consapevolezza di riconoscersi come “genitori pericolosi” ? Quelle persone che si sono riviste nel servizio delle Iene, cosa avranno pensato di sé stessi ? Perché se molte volte si tratta di casi di mentalità invasata, altre sono convinto siano genitori in buona fede, detentori di un comportamento “ignorante”, ma capacissime di crescere i propri figli nella quotidianità. E’ giunto il momento di intervenire, altrimenti si rischia solo di puntare il dito contro una categoria di persone il cui errore è riconosciuto, ma nulla si fa per migliorare la qualità del rapporto tra genitori e figli nello sport.

Ecco il motivo per cui non trovo condivisibile il messaggio del presidente FMI Giovanni Copioli che indossa gli occhiali scuri per dissentire pubblicamente sul servizio delle Iene il cui tema, ahinoi, non riguarda soltanto le gare regionali, ma persino il mondiale Moto3 ! Correre in minimoto è uno sport indubbiamente più pericoloso di altri praticabili in tenera età, che prepara a riconoscere e a rispettare la vita come la morte. Sono tanti i valori che il motociclismo è in grado di insegnare e che, per fortuna, sono condivisi da buona parte del paddock. Una cosa deve essere chiara: le corse in moto dei grandi sono diverse da quelle dei piccoli atleti e non andrebbero sottovalutati nemmeno i traumi, ecco perché la guarigione lampo della tibia di Rossi, come rimarcato dalle Iene, diventa un esempio pericoloso da seguire là dove i genitori non sono aiutati a comprendere la gravità di un infortunio trascurato in un bambino in fase di crescita. Penso dunque che la FMI non possa difendere il motociclismo a prescindere, ma debba provare a risolvere una questione che riguarda la visione dei genitori presenti in particolare nei campionati promozionali giovanili. Nessuno di noi, padri e madri, sa quale sia il meglio per i nostri figli, ci muoviamo spesso d’istinto e commettiamo errori più o meno gravi. Meritiamo di ricevere un’educazione sportiva, dove sia contemplato e accettato il fallimento nelle corse come opportunità di crescita per il ragazzo, il cui obiettivo dovrebbe essere quello di divertirsi, rispettare gli avversari e dare sempre il 100%. Con la certezza che possa godere sempre del nostro sostegno e della nostra consolazione.

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