PER MIGLIORARSI BISOGNA RICONOSCERE I PROPRI LIMITI

 

L’autoanalisi per un pilota è una manovra difficile più di un sorpasso azzardato. Guardarsi allo specchio e sapersi riconoscere consente di crescere, ma quanto è dura: da una parte l’orgoglio e la giusta dose di presunzione di essere più bravo degli altri; dall’altra il capro espiatorio: la moto. Se il risultato non c’è, la causa è tecnica, succede anche a noi piloti della domenica. E chi può metterlo in discussione ? Ieri, tra Superbike e MotoGP, hanno vinto due fenomeni, Rea e Marquez. A me sono sembrati entrambi assatanati, sicuramente i migliori di questo week end, perché più completi degli altri. Mi saltano all’occhio un paio di aspetti: in gara 2, il campione Kawasaki, ha vita statisticamente più facile che al sabato. Con la griglia invertita è più bravo degli altri a partire veloce. Dalla terza fila si ritrova in un giro davanti a tutti. Quando decide di superare lo fa in tempo zero. Penso che sia una dote naturale, ma che abbia “studiato” specificatamente l’argomento per completare quei frame di gara che prevedevano un margine di miglioramento. Sykes, ad esempio, al via è più impacciato, come lo sono anche le due Ducati. Davies e Melandri impiegano troppo tempo a superare quando restano intruppati e su quell’aspetto dovranno lavorare, perché se Rea scappa 50 metri avanti, con la costanza e la precisione che ha, ciao.

In questo finale MotoGP c’è anche un Marquez che strabilia per l’impostazione che dà alle sue gare. Ha una testa meravigliosa, che non risente dello stato emotivo, mantenendo lucidità, tattica e cattiveria. Quella cattiveria da “serial killer” che lo spinge a strafare, a stravincere, a stratutto. Dovizioso è riconosciuto come un “buono”, ragazzo con la testa e sempre composto. Veloce e forte, ma mai spregiudicato, che per un pilota significa correre con minor veleno e fantasia. Andrea è un robot perfetto: fa sempre tutto giusto, ma senza eccessi, anche quando ci sarebbe bisogno di prendersi quel rischio in più. Questi 33 punti che lo separano da Marquez hanno una responsabilità che non attribuisco completamente alle moto: le caratteristiche di Marc, oggi, prevalgono per il titolo mondiale 2017. E’ lui a fare la differenza. In Australia il Dovi ha commesso un errore di guida ed è calato il sipario sulla gara e, probabilmente, sul campionato. Se penso a quante volte Marquez sbaglia, corregge e si riprende, mi convinco che il nostro Andrea è troppo abituato a correre rispettando una “procedura standard” che a volte dovrebbe abbandonare per combattere con le stesse armi dello spagnolo. Il pilota che sa modellarsi sulle caratteristiche dell’avversario è più forte e imprevedibile. A due gare dalla fine però rischia di essere tardi.

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