QUANDO SPORT E SPETTACOLO FANNO A CAZZOTTI

Superbike e MotoGP: da una parte la ovvietà del campionato, dall’altra l’imprevedibilità. E l’anno prossimo la musica non cambierá. Avrete saputo del nuovo regolamento delle derivate di serie, quello che limiterà il numero dei giri marca per marca. Bene: in Qatar la Kawasaki di Jonathan Rea aveva già la configurazione 2018, il motore girava 1.400 giri meno, perdeva cioè 10-12 cv in alto e una decina di km/h sul dritto, risultando nei lanci senza scia tra le più lente in pista. A orecchio sul rettilineo si sentiva un rumore “sordo”, la differenza fra il diametro dei collettori di scarico suoi e quelli della Kawa di Sykes era visibile. Ma non basta: il cambio non era adeguato alla nuova curva di erogazione, quindi Rea aveva difficoltà a usare le marce giuste nei vari settori della pista. Pensate poi che in gara 1 ha avuto un problema di gomma, con un consumo concentrato su un arco della spalla che la sbilanciava di una settantina di grammi causando saltellamenti evidenti. Ha praticamente vinto con una moto in condizioni inferiori rispetto a tutti gli altri, è quindi chiaro che non è la Kawasaki ad ammazzare il campionato, ma è il fuoriclasse nord-irlandese “il problema” di una SBK le cui gare sai già come vanno a finire.

D’altro canto quando uno è bravo, vince. E’ sempre stato così nella storia del motociclismo e vale ancora oggi in tutte le categorie, tranne in MotoGP, dove non c’è più spazio per i fenomeni come accadeva coi vecchi Roberts, Lawson, Spencer, fino ai campioni più recenti di un paio di anni fa, portatori di monotonia. Il “problema gomma” è il tema di un anno intero, questo è ciò che è emerso dai piloti nel corso della stagione. Si sono espressi Vinales, Rossi, Marquez con dichiarazioni caute ma sibilline, più diretto è stato invece Crutchlow quando sbottò dicendo che le nuove Michelin sono fatte per funzionare meglio con la Ducati. Che non significa abbiano realizzato una gomma appositamente per loro, questo non possiamo affermarlo, ma, a una gara dalla fine del mondiale, quel che è certo è che quei piloti definiti “con qualcosa in più” sono diventati normali, la Yamaha ha funzionato a giorni alterni e di Honda ve n’è una e basta. Lo spettacolo ? Meraviglioso, se si guarda senza porsi domande. Alla gente interessano i sorpassi, l’imprevedibilità crea suspance. Domenica ci attende Dovi contro Marquez. Nel 2006 arrivarono a Valencia Rossi e Hayden con 244 punti a 236. Il campionato lo vinse Nicky, con Valentino a terra per una inspiegabile scivolata, segno che tutto è possibile e che una gomma può decidere, anche involontariamente, la sorte di un campionato. Il pubblico vuole lo spettacolo, chiede una Superbike come la MotoGP, a costo di snaturare i valori reali di piloti e moto. Il partito del “vinca il migliore” si sta estinguendo.

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