IL RITIRO DI ROSSI E’ LONTANO, CHE SI DIVERTA PER ALTRI 10 ANNI

La fase più critica e delicata di un’atleta è quella in cui arriva il momento di annunciare il ritiro dalle competizioni. Quest’anno l’ha fatto Usain Bolt, forse il più grande velocista della storia dell’atletica mondiale e, con effetto sorpresa, l’ha seguito nel nuoto anche Filippo Magnini, il miglior centometrista italiano nello stile libero. Lui, a differenza del giamaicano, non aveva programmato pubblicamente l’annuncio ed è arrivato l’altro ieri come un fulmine a ciel sereno nel corso di una gara nazionale. Due atleti over 30, entrambi che hanno detto stop con apparente serenità e convinzione, avendo maturato probabilmente da tempo la decisione di lasciare l’agonismo. Ed ora più che mai la stampa sembra concentrata su Valentino Rossi, che a febbraio ne compirà 39 di anni e che ieri ha vinto per la sesta volta il Rally di Monza. La sensazione è che lui non sia ancora entrato nella fase di profonda riflessione e introspezione, quella in cui sei spinto dai primi segnali di stanchezza e di inadeguatezza per ciò che fai: basti vedere come ha reagito alla recente frattura della gamba con l’enduro per comprendere l’entusiasmo che ancora prova a correre in moto. La passione per il suo lavoro è quasi malattia, un amore viscerale, come molti di noi ex sedicenni abbiamo nutrito ai tempi delle 125.

Chi ha avuto la fortuna di correre in moto sa che lasciare è difficile. Il pilota vive all’interno di un mondo completamente scollato dal nostro, che è quello reale. Il paddock è magia, è tutto bello e colorato, hai gli amici, le moto, una vita che corre parallela alle nostre, ma hai soprattutto una testa che continua ad alimentarsi di quell’energia anche quando sei a dormire nel letto di casa tua. E quando arriva l’inverno, il pensiero è già sulla moto nuova che guiderai. Tutto corre in modo veloce e non lascia spazio ad altro: sei in una bolla meravigliosa, lontano dal mondo, dalla politica, dalla scuola e dal cambiamento dei tempi, perché nel paddock, sì è vero, la tecnologia corre a mille all’ora, ma il piacere di farne parte è lo stesso da cent’anni. Me lo disse l’amico Roberto Locatelli che, nella pratica, perdi l’abitudine dei gesti, e quello ti manca un sacco: infilarti la tuta, allacciarti gli stivali, forzare la calzata del casco e salire sulla moto. Una formidabile routine che tiene vivi i piloti per anni. E poi ? Poi c’è la paura di non sapere come reagirai quando tutto finirà. Il momento di dire basta arriva quando ti guardi allo specchio vedendoti inadeguato con quella tuta, coi 300 all’ora, coi rischi, lo stress e la paura. Significa essere pronti al taglio del cordone ombelicale coi 20 anni di gare che ti hanno accompagnato fino a lì. Devi ascoltare te stesso e basta, altrimenti corri il rischio di fare ciò che non senti dentro il tuo cuore. L’errore più grave è lasciare e poi rientrare per pentimento, perché quel mondo non può più accoglierti con la stessa magia. Rossi si ritirerà chissà quando; non ha ancora la luce spenta, e questa è la parte più bella e lodevole di uno che oggi vince meno, ma non molla, insegnando che le cose belle è giusto godersele finché il desiderio non muore.

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