MOTORE ELETTRICO IN MOTOGP: PRONTI AL CAMBIAMENTO?

Per quanto potrà andare forte, provate a immaginare la Honda del futuro di Marc Marquez: “tzzz”, vi passerà silenziosamente davanti agli occhi con un innovativo motore elettrico. Niente più brividi né pelle d’oca, sembra impossibile innamorarsi di una moto da corsa che non fa rumore. Lo scorso week end guardavo la Formula E riflettendo sull’effetto che questo campionato genera fra gli appassionati di motori. E’ ben fatto e molto curato, Mediaset l’ha infiocchettato col nastro d’argento per donargli l’effetto Play Station e sulle nuove generazioni avrà sicuramente un bell’appeal. Prepariamoci, perché pare seguirà una versione elettrica della MotoGP già dal 2019. Ovviamente sarà una classe aggiuntiva, inserita nel Motomondiale. Si parla di monomarca e la griglia sarà formata da sette team satellite MotoGP più i primi quattro della Moto2, per correre 12 gare sui circuiti d’Europa, con doppia manche e la definizione di Coppa del Mondo. E’ il futuro, si dice. Ma saremo veramente pronti ad accogliere l’elettrico da corsa ? Perché più di 10 anni fa l’elettrico c’era già e si diceva esattamente la stessa cosa: “è il futuro!”. In pochi sanno che allora esisteva un campionato del mondo; nel 2006 provai anch’io a correre una gara a livello nazionale quando Luciano Betti, l’organizzatore pioniere, mi propose la wild card a Magione. Avevo un telaio Cagiva Mito e un motore a corrente continua derivato da quelli usati sui muletti industriali, ovviamente modificato, per raggiungere 5.500 giri e una potenza pari a 90 cv.

Aveva una corona di trasmissione grande quasi quanto la ruota e raggiungeva una velocità di 150 all’ora. Il mio miglior tempo era una quindicina di secondi più lento rispetto all’1 e 14 fatto con l’Aprilia Tuono. La gara era corta, 12 km appena, perché poi le batterie si scaricavano. Niente giro di allineamento né ricognizione, e in caso di pioggia la partenza era a rischio per il pericolo di scossa! Sotto alla carenatura, al posto del motore, c’erano 8 batterie in serie da 96 volt che portavano la moto a pesare anche oltre i 220 kg. Feci un servizio dettagliato sulla rivista Tuttomoto e, rileggendolo oggi, trovo perfetto il paragone che feci con la discesa libera nello sci. Lo spettatore, al passaggio della moto elettrica, sente solo spostare una massa d’aria, oltre al rumore del movimento della catena e lo slider del ginocchio che sfrega a terra. Come può emozionarsi ? Per vincere dovevi essere un pennello nella guida come Biaggi o Lorenzo, perché chi violentava freni e acceleratore restava a secco di voltaggio e si fermava. L’ingegner Carlo Luzzi del Team Honda HRC, prima elettronico di Stoner e oggi di Marquez, mi disse già allora che il motore ideale era elettrico, per quella linearità e progressione di potenza che non trova paragone nella meccanica. E oggi il livello di questi propulsori è davvero notevole. Io però arrivo dal vecchio 2 tempi, quello dal suono secco, con gli scarichi che fumavano lasciando nell’aria l’odore di olio di ricino. Quando il meccanico scaldava una GP 500 a colpi di gas mi spostavo dietro alla moto, di fronte all’uscita degli scarichi, per immergere il naso nelle nuvole di fumo inalandolo a polmoni pieni. Non che mi vanti di essere un “tossico dei motori da corsa” e non sono nemmeno prevenuto verso i cambiamenti della tecnologia, sia chiaro: il motore elettrico però deve prima insegnarci ad emozionarci.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *