#NOLANRIDERS: AL DI LA’ DEL CASCO

Ci sono feste a “porte chiuse” a cui partecipano solo pochi eletti, ma se hai la fortuna di essere ospite ti si apre un mondo. Il Natale in casa Nolan è un appuntamento fisso che ogni anno si festeggia coi dipendenti e tutti i suoi piloti. Erano più di 40 fra Petrucci, Melandri, Camier, Bastianini, Botturi, Checa, Pirro, Battaini. Con alcuni di loro mi incontro proprio in quell’occasione, è bello rivedersi. Ah, giusto: non ho detto che con Nolan ho iniziato a correre nel 1999, mi fecero il primo contratto e da allora siamo sempre stati legati anche da un rapporto affettivo e di stima. In tutti questi anni ho visto salire sul palco centinaia di #nolanriders e il più festeggiato che io ricordi è sicuramente stato Casey Stoner, che però partecipò a una sola edizione di questo Natale aziendale, quello del 2007, quando vinse il mondiale con Ducati, altrimenti a fine stagione scappava nella sua Australia. Fino a qualche anno fa era davvero una festa a porte chiuse, non entravano i giornalisti, ma solo le figure più vicine all’azienda; oggi le porte diciamo che si sono semi aperte alla comunicazione, alla stampa interessa intervistare i piloti. C’è un palcoscenico provvisorio nel capannone destinato al magazzino caschi e lì per un’oretta si susseguono gli ospiti al microfono del presidente Alberto Vergani.

La vera festa è quella dei dipendenti, centinaia di persone che, assieme alle loro famiglie, sono lì a godersi uno spettacolo esclusivo. Tante persone che probabilmente non sono mai andate in pista a vedere una gara di mondiale, non hanno mai sentito dal vivo il rombo di una Ducati Panigale da Superbike, non hanno mai stretto la mano a quei piloti i cui caschi nascono proprio dal lavoro interno all’azienda. Con un prodotto così è vietato sbagliare, la responsabilità è enorme. Penso quindi alle tante fabbriche italiane, a quanta manodopera esista dietro a un casco o a una tuta, dove la gente lavora per consentirci di sfruttare il massimo della tecnologia e della sicurezza. Ma per avere quel profondo senso di riconoscenza verso ogni singolo operaio devi a volte essere messo alla prova, come è successo a Federico Caricasulo al Lausitzring, quando un’altra moto l’ha colpito alla testa quasi mortalmente. Probabilmente non cambierà mai il casco nella sua vita, il debito è elevato e ad ogni occasione pubblica lo vuole ribadire. Fedeltà anche per Stoner, perché la fiducia di Nolan fu decisiva nella sua carriera, quando, quasi vent’anni fa, non aveva i soldi per campare nel mondiale 125: oggi la sua stretta di mano col presidente vale più di un contratto ed è così per entrambi da sempre. Fabrizio Pirovano, re della 600, è stato #nolanriders fino alla fine del suo viaggio, perché, mi diceva con orgoglio: “dei soldi non me ne frega un cazzo, finché vivo sto col Verga”. L’amicizia vale spesso più dei dollari, pure Melandri e Checa sono testimonial storici, la loro fedeltà è ultraventennale. E’ la differenza fra chi sceglie soltanto un casco e chi crede nell’azienda che lo produce, negli operai che vi lavorano, nella serietà di chi ne sta a capo. Perché i piloti sono prima di tutto persone e molte di loro meravigliose, pure fuori dalla pista.

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