ROSSI-MARQUEZ: GLI AMBASCIATORI DEL “TRAVERSO”

Borgiotti davanti a Marquez e al campione spagnolo Cardus.

I piloti americani nascevano dal dirt-track e poi vincevano sull’asfalto. La sensibilità che avevano nel guidare la moto di traverso veniva sviluppata proprio nei campi di terra battuta. Come mai oggi è di moda anche in Italia ? “Grazie a Rossi e a Marquez, che lo praticano in allenamento, anche perché è difficile farsi male”, mi dice Gianni Borgiotti. Lui è uno di quelli che si è convertito da un paio d’anni ai “traversi”: istruttore federale fuoristrada, un bel manico col supermotard, ma, al di là delle medaglie, la sua passione oggi è per il dirt-track. Uno sport che si divide tra flat-track (ovali a sinistra, dove la moto è senza il freno anteriore) e TT (pista mista come il Ranch di Valentino). “E’ uno sport poco costoso, la base della moto è quella del cross e si corre in piccoli campi sterrati; in Italia gli ovali sono una decina in tutto”. Ecco, la moto appunto. “Si abbassano le sospensioni e la taratura è più rigida; le ruote sono da 19”, le gomme hanno tasselli ampi e bassi (7 mm) e il motore standard”. Poi bisogna imparare a guidarle… ”Chiunque lo può fare, ma la cosa più difficile è l’inserimento in curva. Negli ovali si guida sempre con la stessa marcia, non si frena e si derapa. Una volta piegati si danno piccoli colpetti di gas per mantenere la moto di traverso e, da metà curva in poi, si accelera con la normale tecnica del fuoristrada”.

Borgiotti, nel 2016, ha corso anche il Superprestigio, fu l’italiano più veloce e si prendeva 1 decimo e mezzo da Marc Marquez. “Andava fortissimo nel flat e aveva un mezzo che, tecnimente, era superiore a tutti: carter in magnesio, moto super leggera, controllo di trazione, il motore con poca coppia sotto e un bel tiro per l’accelerazione. Non ha uno stile bello sulla moto, perché ad esempio il braccio sinistro lo tiene basso e anche la posizione della gamba non è perfetta. Fa tantissime correzioni durante la guida, cosa che atleticamente porta via un sacco di energie. Lui però è un pilota talmente reattivo e preparato fisicamente da riuscire a fare la differenza; si allena col dirt-track più dei campioni professionisti”. Vederlo in foto, così sdraiato, fa davvero effetto… ”Chi è veloce piega di più. Si va comunque piano, tra i 35 e i 45 km/h, mentre in un Ranch, dove usi le marce, passi dai 15 ai 70 all’ora nelle curve. In America ci sono piste lunghe un miglio dove sul dritto tocchi i 180 all’ora, ma così è davvero pericoloso”. Un bel trofeo partirà anche da noi. “Trofeo Dirt Track Italia, su 7 prove e costi accessibili: 20 euro la licenza giornaliera, 80 euro l’iscrizione alla gara e un solo treno di gomme consentito (circa 160 euro)”. La ricetta perfetta per giocare senza disporre di chissà quanti quattrini, almeno finché il dirt-track non diventerà la nuova giostra dei motociclisti come lo è stato il supermotard.

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