MELANDRI, IL FLAG TO FLAG E LA SBK INCANTA !

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La Superbike di domenica ha offerto uno spettacolo tra i più belli che ricordiamo, con otto piloti a lottare spalla a spalla e una vitalità regalata da un flag to flag introdotto last minute. L’obbligo a fermarsi per il cambio della gomma posteriore a metà corsa annullava di fatto il lavoro che alcune squadre (come Ducati e Honda, in comprensibile disaccordo con la regola) erano riuscite a completare nei test per trovare la prestazione anche negli ultimi e fatali giri di gara. La sicurezza dei piloti viene prima di tutto e ovviamente nessuno ha reclamato più di tanto. Ma che la gomma soffra più che da altri parti, a Phillip Island, lo sappiamo da sempre e a questo punto o si sceglie di penalizzare le prestazioni dei piloti, mettendo a disposizione una gomma particolarmente dura e resistente, oppure bisogna imparare a guidare la moto con maggiore strategia, cercando una messa a punto che privilegi la durata rispetto alla velocità nel giro secco. Qualcuno ci è riuscito, altri no, segno che Pirelli è di base una gomma sicura. Le pressioni di esercizio delle gomme sono importanti da rispettare perchè il pneumatico lavori bene: possibile che sui tre controlli effettuati a campione prima del via, solo una moto sia risultata regolare (soglia minima, 1.6 bar al posteriore) tra quelle di Sykes, Lowes e Laverty ?

Metabolizzato il cambiamento delle regole in corsa, e messi da parte i preconcetti, mi sento di dire che la formula abbia funzionato. Certo, è una Superbike meno tecnica e “più facile” quella vista domenica: niente strategie, ma solo gas a palla fino alla fine, due gare sprint con un break a metà che spettacolarizza la corsia box e una ripartenza dove tutto può succedere. Metti poi che Melandri spara una doppietta ed è ovvio che il week end sia una figata, ma certo che ha guidato bene davvero, eh. Nella seconda manche sembrava avere meno feeling con la moto, in alcuni punti faticava, però non ha commesso errori, ha interpretato la gara come se l’avesse già vista in TV, azzeccando ogni mossa. E’ stato “ignorante” e duro nel corpo a corpo, e il nuovo format di gara 2 non ha condizionato la sua performance. Lui che aveva lavorato tanto per avere la moto a posto sul finale di gara, niente: non serviva più. La Ducati l’ha però fatta volare, pur senza la potenza e la velocità di una 4 cilindri, quel tratto finale di pista Marco lo disegnava gentile trovando uno slancio, fuori dal curvone, con una quarta marcia da MotoGP. Quell’ultimo giro è stato da campione del mondo. E poi bravo Forès che, con il Team Barni, dove c’è più forza di volontà che risorse economiche, è salito incredibilmente sul podio e ha fatto sognare tutti. Quasi quasi riproverei la nuova formula anche in Tailandia, a Buriram. Chissà che non sia questa la nuova Superbike che livella le prestazioni e fa battere il cuore…

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