ZARCO GUIDA COME MARQUEZ: HONDA E’ LA SUA MOTO

Lo scorso anno, al debutto, ha segnato tre podi e due pole, suscitando parecchia sorpresa nel paddock della MotoGP. Johann Zarco è un pilota del vecchio motociclismo che piace ai puristi: non fa clamore, parla poco e guida forte, con una straordinaria dedizione al lavoro. Pare stia preparando il 2019 in sella alla Honda ufficiale, in tandem con Marquez. In realtà, quella voce, mi risulta confermata, nonostante KTM gli abbia offerto quel milione di euro in più che fa gola a chi non guadagna le cifre dei big. Zarco è uomo d’altri tempi e quel che conta, per lui, non sono i soldi, non lo sono mai stati, ma è la competitività. Iniziai a seguirlo nel 2009, al debutto in 125. Di lui ricordo un’alternanza di errori e velocità; non era un esordio alla Rossi, Lorenzo o Marquez. Il terzo anno in 125 lo concluse da vicecampione dietro a Terol. Si pensava fosse un buon pilota, ma non esclusivo. Poi vennero i 5 anni in Moto2, dove vinse le ultime due stagioni: nel 2015 davanti a Rins e l’anno dopo contro Luthi. In uno sport dove tutti hanno fretta di bruciare le tappe, Zarco ha preso tempo, dedicandolo alla gavetta, per costruirsi, migliorarsi, completarsi. Bravo chi, insieme a lui, ha saputo gestire i tempi di maturazione del pilota francese.

Mi riferisco al suo manager, Laurent Fellon. L’ha cresciuto come atleta e chi lo conosce dice simpaticamente “Fellon è un matto!”: gli vietava il telefono, gli affetti e ogni tipo di distrazione. Decideva per lui, era un “papà dispotico” e il loro rapporto era fondato sulla fiducia. Johann viveva con l’essenziale, ospite nella famiglia del manager. Due terzi della vita l’ha trascorsa in pista, il resto a bordo del furgone per attraversare l’Europa in cerca dei circuiti dove allenarsi, senza pausa, senza il tempo di godersi la gioventù, all’inseguimento di un obiettivo. Oggi, a 27 anni, è un top rider. L’uscita recente di Livio Suppo dal team HRC e l’ingresso di Alberto Puig, non favorisce certo la posizione di Pedrosa che, col suo manager, si lasciò nel 2013 con tensione. Dico quindi che si volterà pagina e la coppia Zarco e Marquez voglio darla per fatta. Cos’hanno in comune ? Uno stile davvero uguale, la medesima impostazione in sella e l’aggressività di chi entra duro sull’avversario senza paura. Uno sorride, l’altro meno; uno è nato fenomeno, l’altro è il risultato di una metamorfosi che non sappiamo nemmeno dove lo porterà. Dare gas sollevando la moto in fretta, è la tecnica più redditizia in sella a una Honda e lui, quando guida, è più Marquez degli altri. Mi piace perché è un Rocky prima maniera, che ha preso pugni in faccia e lavorato per un sogno. E’ l’ emblema del sacrificio nello sport che lo sta portando a diventare ciò che a molti sembrava improbabile.

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