SORPASSI “CATTIVI”: DA ROSSI, A SIMONCELLI, A MARQUEZ…

Guai se si “normalizzasse” il sorpasso nel motociclismo: perderemmo la spettacolarità e il senso dell’impossibile che noi appassionati tendiamo a mitizzare. Se non fossero stati così generosi e aggressivi in alcune gare, non ci saremmo innamorati del povero Simoncelli e di Iannone. La sicurezza però è importante e ogni tanto la campanella va suonata anche in una classe come la MotoGP, dove c’è molta più consapevolezza che in altre categorie, come dire: da una parte il wrestlyng, dall’altra, come Moto3, Supersport 300 e Superstock 1000, la boxe birmana, dove vale tutto, anche le testate. Marquez è Marquez, è così da sempre, con tutti gli eccessi possibili. La sua ricca carriera non ha una fedina penale “omicida” più di altri, non mi sento di definirlo pericoloso, ma sicuramente va regolato. Chi lo farà ? Il team HRC è diretto oggi dall’esperienza di un ex pilota “cattivo” come Alberto Puig, un duro, dalla mentalità sportiva spregiudicata come lo era una volta il motociclismo. Quindi dovrà pensarci la direzione gara, ammesso che desideri regolare lo spettacolo. Là dentro non esistono piloti amici, non esiste buonismo e nemmeno la paura di correre in moto. Quando hai il casco ti trasformi, c’è l’adrenalina, e quando arranchi diventi ancora più cattivo, perdendo umanità. Obiettivo: vincere. Domenica, con le condizioni difficili dell’asfalto mezzo bagnato, di errori se ne sono visti un sacco: era facile arrivare lunghi, c’era meno controllo a moto piegata, coi freni in mano.

L’ingresso di Marquez su Espargarò, in un punto veloce della pista, non ha lasciato segni; il pilota Aprilia, piuttosto, se l’è presa con Petrucci per un attacco ancora più duro. Zarco ha fatto una “marquezzata” su Pedrosa, che è caduto in modo brutale. Rumore ? Nessuno. Certo, per la coppia Rossi-Marquez è un attimo riaccendere il falò della discordia e quell’entrata violenta, in un punto lento, ha scatenato il pandemonio. Honda che sbatte contro Yamaha, con la caduta che avviene quando le gomme della M1 toccano l’erba bagnata; è un dettaglio importante nella considerazione di eventuali provvedimenti disciplinari. Ma forse c’era un problema in più sulla moto #46: nell’ultimo on board camera si nota che Rossi scala le marce effettuando il colpo di gas manualmente, manovra che di solito la MotoGP compie da sola, ma questo è un altro capitolo, come diversa è la storia del passato di Valentino: Giappone 2001, Rossi venne accompagnato da Biaggi fuori dal rettilineo, a 250 all’ora, sull’erba; una manovra pericolosa, ma Vale era uno sbarbato, rispondeva col dito medio, andando a vincere. La paura non sapeva dove stesse di casa. Simoncelli, quanto piaceva per la sua grinta ? Ricordo l’ultima curva di Valencia, mentre chiudeva la porta a Lorenzo, rischiando di buttarlo per terra; causò la caduta di Pedrosa, a Le Mans, con un sorpasso all’esterno, mentre a Imola portò Biaggi fuori dall’ultima chicane, in Superbike. Come il Sic, mi piaceva un sacco il Rossi “a gomiti larghi”, era lo stereotipo del pilota coraggioso e forte al quale tutti volevano somigliare, anche Marquez, che domenica però sembrava il pilota della Play Station di chi non ha preso bene le misure col joystick. Con un reset, speriamo rientri l’allarme.

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