RAZGATLIOGLU E’ DESTINATO A VINCERE

Di piloti bravi ce ne sono in giro tanti e forse la velocità pura non è nemmeno la sua qualità migliore, perché la vera forza di Razgatlioglu è prima di tutto interiore, nel suo modo di essere e di vivere. E’ un ragazzo di 21 anni, umile, modesto, emotivamente forte, che ha superato dure prove. Quando era ancora minorenne, girava le piste di tutto il mondo da solo, per provare a diventare pilota, per immaginare un futuro diverso da quello dei suoi coetanei di Sakarya, città della Turchia dove è nato. Merito anche di chi ha creduto in lui, Kenan Sofuoglu, pluricampione nella 600, che gli ha fatto da fratello maggiore, miscelando affetto e severità fino a due settimane fa, quando si è ritirato dalle corse. Toprak allora non conosceva una parola di inglese, non aveva nessuno con cui condividere le gioie e soprattutto le paure di un ragazzo costretto a maturare in fretta, per aprire gli occhi sul mondo, per tenere stretti i denti nei momenti di nostalgia, di delusione e di dolore: l’alternativa era tornare a casa e dire addio a un sogno. Il papà è mancato all’inizio di quest’anno, faceva lo stunt man. E anche Toprak di cose matte ne fa un sacco, con la moto e senza. Continua a leggere

LA CADUTA DI DOVIZIOSO E’ FIGLIA DEL SORPASSO SU LORENZO

Quella sbavatura nel sorpasso, Dovizioso se l’è tirata dietro per tre curve prima di cadere. Infilando Lorenzo alla chicane, è finito un filo largo, ritardando il cambio di direzione e percorrendo una linea imprecisa fino alla curva successiva, quella a sinistra, sullo scollino, che andava tagliata sul cordolo come facevano gli altri (vedi fotogramma) e impostare correttamente il tornantone successivo, a destra. Dalla immagini (specie quella dall’alto) si vedono invece le ruote della Ducati #04 “mangiarsi” quei 30 – 40 cm di cordolo per solcare il binario più esterno, sull’asfalto. Da lì il tentativo successivo di correggere coi freni, nel cambio a destra, per non andare largo. Con quella immagine e l’anteriore che si chiude, affiora la sensazione che Ducati offra meno margine per le correzioni e sia più impacciata in inserimento. Pensiamo a Marquez e alla Honda: in quell’ingresso “allegro” su Lorenzo, sempre lì, nel stesso curvone, è stato stretto al cordolo, senza penalizzare la velocità e la precisione. Ha reso la sua moto reattiva e capace di girare in spazi ridotti. Continua a leggere

SUPERSPORT 300: TUTTI PRESI PER IL NASO

A distanza di un anno torno sulla 300, intanto per applaudire il successo di Ana Carrasco: che brava ! Però mi domando se come è impostata oggi la categoria abbia davvero un senso. Mondiale 300 Supersport: questa è la titolazione. La Yamaha è 321 cc, Kawasaki 399 cc, KTM 373 cc, Honda 471 cc. Di fatto la correzione del rapporto tra numero di giri e cilindrata per livellare le potenze dei quattro modelli non è ancora stata definita da inizio anno e c’è chi vorrebbe chiedere l’annullamento delle tre tappe per la mancata stabilità del regolamento. Che poi riguarda anche i pesi: alla Kawa prima aggiungono 12 kg di zavorra, poi gliene tolgono 10; alla “kappa” ridanno 500 giri dopo le qualifiche di Imola… Mi pare una classe sperimentale, più che un mondiale, dove manca soprattutto il rispetto per chi lavora e investe, ma, ancora di più, per i ragazzini che danno la vita per l’opportunità, spesso unica, di partecipare a un mondiale. Personalmente inserirei un limite anche al costo della moto: le jap, in versione corsa, oscillano fra i 10 e gli 11 mila euro, la “kappa” raggiunge i 20, con soli 500 pezzi disponibili per il mercato anziché le 2.000 moto previste come per tutte le classi derivate dalla serie. C’è una deroga, ovviamente, che le consente di correre ed è l’unica moto da corsa “vera”. L’errore sarebbe farla diventare la copia povera della Moto3. Continua a leggere

“BOTTO” A TRE: E’ COLPA DI MARQUEZ…

Foto IPP / Marino Bindi
Jerez de La Frontera 06/05/2018
Motociclismo Motomondiale
Gran Premio GP di Spagna
Gara MotoGP
Nella foto mar Marquez e jorge Lorenzo e daniel Pedrosa e andrea Dovizioso
Italy Photo Press – World Copyright

Il vero problema è che va troppo forte, ha una personalità pazzesca e una mentalità ossessionata dalla vittoria. Nessuno è come lui. Domenica, al 16° giro, Marquez ha realizzato il suo fast lap, rifilando mezzo secondo a tutti e portando il suo vantaggio da 1 secondo e 6, a oltre 2 secondi. Un giro e mezzo dopo sono caduti Dovizioso, Lorenzo e Pedrosa. Da quell’incidente ho avuto l’impressione che ciascuno agisse con la “presunzione” di saper impostare un ritmo di gara più rapido per non far scappare MM93. Dopo 17 giri a bisticciare senza venirne fuori, c’era poco da fare tra i tre litiganti e la realtà è che erano “impiccati” tutti allo stesso modo. Dovizioso partiva dalla terza fila, Marquez dalla seconda. In 3 giri lo spagnolo guadagnava la scia di Lorenzo (primo), Andrea dopo 9. Chi parte dietro e non passa in fretta, contro Marquez perde. E’ il suo pezzo forte: lui che guida tutto sull’anteriore, al manubrio di una moto capace di girare stretto, gli avversari li brucia così. Lo fa lui e basta. Non credo sia uno di quei piloti che potrebbe vincere con tutto, ma sicuramente è in grado di farlo anche quando la Honda non è al 100%. E domenica, vedendo il disastro, avrà ghignato… Continua a leggere