LA CADUTA DI DOVIZIOSO E’ FIGLIA DEL SORPASSO SU LORENZO

Quella sbavatura nel sorpasso, Dovizioso se l’è tirata dietro per tre curve prima di cadere. Infilando Lorenzo alla chicane, è finito un filo largo, ritardando il cambio di direzione e percorrendo una linea imprecisa fino alla curva successiva, quella a sinistra, sullo scollino, che andava tagliata sul cordolo come facevano gli altri (vedi fotogramma) e impostare correttamente il tornantone successivo, a destra. Dalla immagini (specie quella dall’alto) si vedono invece le ruote della Ducati #04 “mangiarsi” quei 30 – 40 cm di cordolo per solcare il binario più esterno, sull’asfalto. Da lì il tentativo successivo di correggere coi freni, nel cambio a destra, per non andare largo. Con quella immagine e l’anteriore che si chiude, affiora la sensazione che Ducati offra meno margine per le correzioni e sia più impacciata in inserimento. Pensiamo a Marquez e alla Honda: in quell’ingresso “allegro” su Lorenzo, sempre lì, nel stesso curvone, è stato stretto al cordolo, senza penalizzare la velocità e la precisione. Ha reso la sua moto reattiva e capace di girare in spazi ridotti.

La Ducati è quindi una moto difficile ? Sicuramente no guardando le prestazioni di Petrucci e Miller. Credo vadano banalmente guidate… come Ducati, modificando le proprie abitudini e ritrovando gli automatismi. L’ingegner Dall’Igna ha messo lì un gran bombardiere che anche Lorenzo fa correre magnificamente nei primi giri di gara, a serbatoio pieno e gomme nuove, ma quando gli altri cominciano a spingere e ad abbassare i tempi, lui inizia a perdere la magistrale perfezione e ripetitività dei crono. Niente da fare, ai piloti più titolati di questa epoca l’impresa con la rossa non riesce, manca solo di provare Marquez, dato che rispolverare Stoner non è possibile. E per fortuna c’è il Team Pramac: oggi, in campionato, il miglior ducatista è Danilo Petrucci, colui che ancora stenta ad essere considerato top rider, non avendo vittorie in MotoGP e soprattutto arrivando dalla Stock… Il buon senso suggerirebbe invece un cambio proprio con Jorge per il 2019, per diventare il “Dovi del Dovi”, essendo un buon guardia spalle, pilota corretto, ragazzo propositivo e, quando c’è l’occasione come a Le Mans, capace di diventare una belva, salvando capra e cavoli in casa Ducati. Ci pensino bene a Bologna: anche Dovizioso mica si aspettavano diventasse il riferimento del team, invece questa è probabilmente una moto che va guidata senza presunzione, né radicate abitudini nipponiche e, soprattutto, con tanta umiltà per ripartire da zero.

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