RAZGATLIOGLU E’ DESTINATO A VINCERE

Di piloti bravi ce ne sono in giro tanti e forse la velocità pura non è nemmeno la sua qualità migliore, perché la vera forza di Razgatlioglu è prima di tutto interiore, nel suo modo di essere e di vivere. E’ un ragazzo di 21 anni, umile, modesto, emotivamente forte, che ha superato dure prove. Quando era ancora minorenne, girava le piste di tutto il mondo da solo, per provare a diventare pilota, per immaginare un futuro diverso da quello dei suoi coetanei di Sakarya, città della Turchia dove è nato. Merito anche di chi ha creduto in lui, Kenan Sofuoglu, pluricampione nella 600, che gli ha fatto da fratello maggiore, miscelando affetto e severità fino a due settimane fa, quando si è ritirato dalle corse. Toprak allora non conosceva una parola di inglese, non aveva nessuno con cui condividere le gioie e soprattutto le paure di un ragazzo costretto a maturare in fretta, per aprire gli occhi sul mondo, per tenere stretti i denti nei momenti di nostalgia, di delusione e di dolore: l’alternativa era tornare a casa e dire addio a un sogno. Il papà è mancato all’inizio di quest’anno, faceva lo stunt man. E anche Toprak di cose matte ne fa un sacco, con la moto e senza.

A Donington sembrava però guidasse a colpi di pennello, con quelle linee armoniche che non ti aspetti da un giovane così. Il talento, guidato da una mente sovrana e determinata, lo porterà un giorno a diventare campione. Quel sorpasso su Rea, sulla sua pista, e lo schiaffo alle Kawa ufficiali, sono un evento per la nuova Superbike. Tecnicamente il merito è del “Pirellone” da 200/65, con cui Toprak ha trovato fiducia e grip nel warm up, ma la guida pulita è anche segno di una messa a punto certosina fatta dal Team Puccetti, che dopo appena una stagione e mezza dal debutto in SBK e con un decimo del budget del team factory, è già lì sul secondo gradino del podio. Il box italiano è diventato la grande casa di “Razga”, questa è la quarta stagione insieme e puntano alla quinta. Oggi questo fenomeno è uno dei tre piloti stipendiati direttamente da Kawasaki Europa. Parliamo di 20 mila euro all’anno, mica dei 300 percepiti da Sykes o dei 700 di Rea. In realtà, già dopo Imola, Kawasaki Giappone ha fatto richiesta di avere il turco nella squadra ufficiale dal 2019. Oggi non ci sono le condizioni e Manuel Puccetti tiene stretto il suo pupillo, ma come ogni trattativa è spesso una questione di dare-avere. Per il momento l’unica cosa data è la paga alle Kawa ufficiali. E magari non sarà l’ultima volta. Segniamoci in agenda Laguna Seca e Portimao, due piste che, come Donington, sembrano fatte apposta per lui.

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