REA E’ PIU’ FORTE DI TANTI “FENOMENI” IN MOTOGP

Jonathan Rea non è percepito come quel fenomeno che è. Meritava una carriera in MotoGP, ma ho la sensazione che un titolo mondiale in Superbike valga meno di uno in Moto2. Certo, molti nomi passati al Motomondiale sono stati storicamente un flop, ma è vero anche il contrario e ad ogni modo i campioni sono tutti diversi. Chi pensa che oggi gareggi contro nessuno, guidando la moto migliore, va smentito: corre con una Kawasaki soffocata dal regolamento, che ha perso accelerazione e velocità di punta. E poi parlano i numeri: tre titoli mondiali in tre anni e 43 vittorie totali, America inclusa. Se depenniamo Rea da tutte le classifiche, alla “verdona” restano solo 12 vittorie di Sykes nelle ultime tre stagioni e un titolo iridato virtuale nel 2016 conquistato per 2 punti davanti a Davies, che invece passerebbe primo nel mondiale con la Ducati del 2015 e 2017. Ho il rammarico di non averlo visto battersi contro Lorenzo, Rossi, Marquez, quando le premesse c’erano già tempo fa. A 21 anni, nel 2008, al termine di una stagione in Supersport debuttò con la Honda Superbike, conquistando la prima fila. La sua escalation con la CBR la conosciamo, tanto che nel 2012 sembrava prepararsi al passaggio in MotoGP. Continua a leggere

LORENZO SMONTA IL DOVI A COLPI DI “MARTILLO”

Lorenzo che vince è la cosa più normale che dovrebbe accadere. Vederlo guidare, quando è a posto, è l’ottava meraviglia della natura e la Ducati, nelle sue mani, è la più bella che abbia mai visto nel dopo-Stoner. Mi piace lo stile, la sua leggerezza in sella, le traiettorie che si appuntiscono in uscita di curva e la progressione millimetrica e costante con cui derapa in staccata, oltre a quella precisione inimitabile nel martellare i tempi sul giro. Non me ne voglia Dovizioso, il mio giudizio è puramente estetico e personale, in disaccordo con l’italianità. I numeri, invece, quelli no, non si discutono: Jorge ha ottenuto il primo successo con la Ducati dopo 24 gare, contro le 71 di Andrea. Eppure non è bastato a salvare la coppia che fra 12 gare si separerà. Ducati aveva visto bene, JL99 poteva essere l’”uomo giusto”… Il problema principale è la tempistica legata al mercato piloti: è assurdo che a inizio stagione si definiscano le nuove formazioni. Una volta la trattativa si concludeva in estate, qualche volta a settembre, quando la classifica del campionato parlava chiaro. Il rapporto fra Ducati e Lorenzo è stato interrotto, si può dire, alla conclusione del primo anno rispetto ai due di unione; una follia, ma questo è il nuovo andazzo dei contratti. Continua a leggere

IL DRITTO DI MELANDRI ? IL FRENO NON C’ENTRA

Quel dritto ha posto fine a una vittoria certa, lo dicevano i tempi. Peccato. E il problema non ha riguardato l’impianto frenante, Brembo non c’entra. Marco era in testa alla gara, si trovava alla staccata della curva 3, quando, affondando il piede deciso sulla leva del freno dietro, si è rotto un punto del leveraggio del comando. E’ una struttura di alluminio composta da due elementi collegati insieme e, all’altezza dell’ancoraggio, si è crepata di netto, lasciando “cadere” la leva a fine corsa e rendendola inutilizzabile per il resto della gara. Il problema, per chi si affida molto al freno posteriore, è grande, non tanto per il contributo che dà al rallentamento generale (diciamo il 15%, contro l’85% del freno anteriore), ma per l’effetto che genera nella guida: aiuta a tenere il retrotreno seduto nelle staccate più aggressive e a chiudere le curve. Il guasto improvviso ha allungato la frenata di uno zic e quando sei già al limite, scatta l’emergenza. E’ il motivo per cui Marco ha affondato due volte sulla leva che comanda l’anteriore: prima solo col dito indice, come da abitudine, poi con due dita, allentando e riprendendo per premere più forte, tanto da sollevare la ruota dietro;  quando il gommone ha ritoccato l’asfalto, privo di effetto frenante, ha “spinto” in avanti la Panigale e causato il dritto. Continua a leggere

HA VINTO LA DUCATI SBAGLIATA

Foto IPP/Lauro Atti
Mugello 03/06/2018
Motociclismo Motomondiale
Gran Premio GP di Italia
Classe MotoGP Gara
Nella foto JORGE LORENZO DUCATI TEAM DUCATI
Italy Photo Press – World Copyright

Oggi, per la Ducati, vincere con Lorenzo è tardi, tardi per festeggiare, per pensare a un futuro insieme e per ricreare un clima ideale fino alla fine dell’anno. Forse è proprio da qui che Jorge ha trovato la benzina interiore, più che nel nuovo serbatoio, per raggiungere il suo obiettivo. Se c’era una pista ideale dove “vendicarsi” con un primo posto, era quella del Mugello: in dieci gran premi, dal 2009, gli ha regalato sei vittorie, tre secondi posti e un 8° lo scorso anno, al debutto sulla rossa. E’ casa sua per davvero (e di Ducati, ndr), come lo sarà anche Barcellona, sede del prossimo round. Il nuovo serbatoio ha monopolizzato la scena, creando un po’ di confusione. Oggi, come ogni dettaglio, conta eccome, specie in un contesto tecnico in evoluzione. Quando si modifica la posizione di guida, intervenendo sulla sella e sugli angoli di lavoro di gambe e braccia, cambia anche la distribuzione dei pesi. L’armonia delle forme di una moto è fondamentale per il corretto inserimento del pilota e per il suo bilanciamento. La forma del serbatoio distribuisce diversamente i litri di benzina che spesso appesantiscono la guida in fase di partenza. Si sposta e si modifica un elemento per caricare o scaricare un’area precisa della moto. Un serbatoio nuovo non regala mezzo secondo al giro, ma sensazioni, finezze, feeling, che può facilitare la guida, magari aiutando la costanza nei tempi sul giro o semplificando alcuni tratti della guida. Continua a leggere