HA VINTO LA DUCATI SBAGLIATA

Foto IPP/Lauro Atti
Mugello 03/06/2018
Motociclismo Motomondiale
Gran Premio GP di Italia
Classe MotoGP Gara
Nella foto JORGE LORENZO DUCATI TEAM DUCATI
Italy Photo Press – World Copyright

Oggi, per la Ducati, vincere con Lorenzo è tardi, tardi per festeggiare, per pensare a un futuro insieme e per ricreare un clima ideale fino alla fine dell’anno. Forse è proprio da qui che Jorge ha trovato la benzina interiore, più che nel nuovo serbatoio, per raggiungere il suo obiettivo. Se c’era una pista ideale dove “vendicarsi” con un primo posto, era quella del Mugello: in dieci gran premi, dal 2009, gli ha regalato sei vittorie, tre secondi posti e un 8° lo scorso anno, al debutto sulla rossa. E’ casa sua per davvero (e di Ducati, ndr), come lo sarà anche Barcellona, sede del prossimo round. Il nuovo serbatoio ha monopolizzato la scena, creando un po’ di confusione. Oggi, come ogni dettaglio, conta eccome, specie in un contesto tecnico in evoluzione. Quando si modifica la posizione di guida, intervenendo sulla sella e sugli angoli di lavoro di gambe e braccia, cambia anche la distribuzione dei pesi. L’armonia delle forme di una moto è fondamentale per il corretto inserimento del pilota e per il suo bilanciamento. La forma del serbatoio distribuisce diversamente i litri di benzina che spesso appesantiscono la guida in fase di partenza. Si sposta e si modifica un elemento per caricare o scaricare un’area precisa della moto. Un serbatoio nuovo non regala mezzo secondo al giro, ma sensazioni, finezze, feeling, che può facilitare la guida, magari aiutando la costanza nei tempi sul giro o semplificando alcuni tratti della guida.

Foto IPP / Marino Bindi
Mugello 02/06/2018
Motociclismo Motomondiale
Gran Premio GP di Italia
Qualifing MotoGP Qualifiche
Nella foto Jorge Lorenzo soddisfatto per aver conquistato la prima fila festeggia con i componenti il suo team
Italy Photo Press – World Copyright

Nella classifica dei giri veloci di gara, Lorenzo è soltanto settimo. Settimo, ma a 1 decimo dal primo. Quando è così, qualsiasi dettaglio può fare la differenza per vincere o perdere una gara di 23 giri. Negli anni ’80 i distacchi fra i primi erano di decine di secondi; negli anni ’70, di minuti e doppiaggi. Era un altro motociclismo, un altro sport. JL99 è un pilota tecnico, che guida di fino, ha bisogno della moto perfetta per fare la differenza e domenica non ha commesso il minimo errore, nonostante tonnellate di pressione addosso e la rabbia in corpo di chi sta vivendo la propria peggior pagina di storia sportiva. Si è dimostrato uno schiacciasassi, come lo è solo chi vince 5 titoli mondiali. Perché se per il secondo anno consecutivo riconosciamo meritatamente a Dovizioso di aver trovato la chimica perfetta con la rossa, è altresì corretto rimarcare che la prima vittoria (la seconda in MotoGP, ndr) l’ha ottenuta dopo quattro stagioni complete in sella alla Ducati (Malesia 2016). Diamo a Jorge ciò che è di Jorge, arrivato dove altri piloti sono mancati, alla faccia di quegli imbecilli che l’hanno insultato sotto al podio. Dopo di che, attenzione: ha vinto una gara, non un mondiale. L’ha fatto però in un clima di tensione, con un box franato almeno per metà. E Lorenzo che vince, oggi, rischia di essere per Ducati un altro problema, anche peggiore.

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