DUCATI SOFFRE, E’ L’ORA DEL V4

La Ducati Superbike è in affanno e i piloti sono spesso “impiccati”, con una moto che funziona su alcune piste, ma va in crisi su altre. La messa a punto è più lenta, manca uno standard per essere competitivi da subito, come la Kawasaki. Quest’anno Davies sembra soffrire di più, è meno presente nella lotta alla vittoria e alterna le buone posizioni con Melandri: difficile vederli in tandem, quando va bene uno, fatica l’altro. Soffrono il cambio e anche a Misano erano fuori fase: tra una curva e l’altra mettevano due marce dove gli altri ne appoggiavano una, oltretutto nel momento meno opportuno, in anticipo e a moto piegata, con il “calcio” di potenza a scomporre l’assetto. Alla curva del Tramonto hanno “litigato” per trovare la scelta corretta: prima o seconda ? Una era corta, l’altra lunga. Negli anni hanno sviluppato un motore con un’erogazione appuntita per contrastare i 4 cilindri , ma col nuovo regolamento e il taglio dei giri, oggi hanno perso potenza massima e ai bassi il tiro è “vuoto”. L’unica soluzione è la nuova Panigale V4, che vedremo in azione nel 2019 e che nella versione di serie fa già paura.

L’ho usata ad Assen, Imola e Misano. Standard ovviamente. Il motore è più potente di alcune Superbike che ho guidato in questi ultimi anni. Si usa la mappa Sport per “fare i tempi”, con la Race è praticamente impossibile, lo dicono anche i piloti. Con tutta questa cavalleria (il V4 deriva dalla MotoGP 2015, ndr) in Ducati dovranno sviluppare una buona elettronica da corsa per non dover “tagliare” in modo invasivo. Fra la braccia è una moto leggera, intuitiva, bilanciata come una media cilindrata, con poca inerzia e con un avantreno piantato e stabile che preferisco al retrotreno; sarà anche per le Pirelli che, oramai, nella versione stradale e scolpita come la mia SC2, offrono prestazioni simili alle slick. Nel mondiale di oggi, la differenza che può fare una moto nuova in mezzo a tanti dinosauri, è enorme. Certo, il primo anno servirà ad elencare tutte le sbavature di un progetto nuovo, ma è proprio nella moto nuova che si trova maggior margine di crescita. Mi sorprende lo scetticismo di Davies che, tra tutti, mi sembra il meno attratto dal progetto. Vorrebbe una Yamaha, che si guida dolce e con quella scorrevolezza che lui non ha; vorrebbe una Kawasaki per combattere ad armi pari con Johnny Rea quando, forse, per batterlo, ci vuole proprio una moto diversa, “maschia” e corsaiola come la Panigale V4.

(foto di Alex Photo – Matteo Cavadini)

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