DUCATI “SPACCA”

Vincere non è mai scontato, anche se spesso sembra normale. Ducati, con tutta la sua forza, è l’azienda dell’anno. Se paragoniamo le sue dimensioni a quelle dei giapponesi, come Honda e Yamaha, si capisce che la differenza la fanno più le persone e la “nostra” mentalità, piuttosto che la tecnologia. A Brno Dovizioso e Lorenzo avevano quel mezzo secondo nel taschino che hanno tirato fuori solo negli ultimi 3 giri, scendendo dal 1’57” sporco, al 56″ alto. Marquez era al gancio, mentre pochi altri, come Rossi, hanno fatto tutta la gara martellando gli stessi tempi dall’inizio alla fine e, mano a mano che scorriamo la classifica, si presenta un cronologico dei tempi “normale”, coi primi giri di gara veloci e gli ultimi più lenti. Ducati ne aveva di più, punto. E questa superiorità tecnica sarà più rimarcata in Austria, la prossima domenica, dove la grande potenza dei motori riesce a esprimersi meglio che su qualunque altro circuito. L’ingegner Dall’Igna è l’uomo perfetto, quello capace di fare la differenza, quello che può imboccare la strada sbagliata, ma è in grado di cambiare direzione in tempo zero. Una forza e una filosofia che abbiamo solo noi, perché in Giappone si testa tutto, anche le soluzioni di cui si conosce già il risultato, anche le componenti che non verranno mai adottate per un’inefficacia prevedibile. E con questa mentalità occorre tempo per tutto. Noi, abbiamo la reattività.

Per Ducati ci vorrebbe il titolo mondiale, quello sì, ma in questo 2018 è forse meno impossibile in MotoGP che in Superbike, dove comunque il Team Aruba vanta la coppia di piloti più forti del campionato. Davies e Melandri valgono insieme più di Rea e Sykes e, se confermati per la prossima stagione, con la V4 cambierà musica. L’attuale 2 cilindri è arrivato all’ultimo stadio, è stata tirato e sviluppato in ogni singola vite. Ma non è tutto. Ducati “spacca” anche nella produzione: nei primi sette mesi del 2018 contano due modelli nei primi dieci posti, la Scrambler 800 (7°, con 1.527 moto vendute) e la Multistrada 1.260 (10°, a quota 1.278). La sportiva più venduta è sempre rossa: la V4 è ventesima nella classifica assoluta con 731 moto vendute; la seconda mille sportiva è la Yamaha R1, al 72° posto con 240 immatricolazioni. Una bella differenza. E non tiriamo in mezzo i tedeschi, che hanno ovviamente il merito di averci accolto in “piazza affari” nel 2012, perché le teste pensanti e le mani che si sporcano sono nostre, il motociclismo è una tradizione italiana. Se siamo più bravi degli altri ce lo siamo guadagnati nel tempo, era così anche per Aprilia negli anni ‘90. Ogni tanto è giusto ricordarlo, perché sembra tutto normale, tutto scontato, ma Ducati, oggi, è la Maradona delle moto: piccola, ma fenomenale.

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