“PIEGHE” OLTRE IL LIMITE

MotoGP e SBK passano i 60 gradi di inclinazione. Marquez, quando “cade senza cadere”, tocca quasi i 70°. Più giù di così non si può, siamo arrivati al limite. I motori sono sempre più compatti e le moto più alte. Anche Pirelli, quest’anno, ha lavorato per favorire le condizioni di piega, prima inserendo il così detto gommone posteriore da 200/65 al posto del /60, accompagnandolo con un anteriore 125/70 al posto del 120. Significa avere un retrotreno più alto, più stabile in staccata, per “galleggiare” di meno quando i piloti danno la pinzata decisa, ma soprattutto consente di piegare di più rispetto a una gomma ribassata come si usava una volta; combinandola con l’appoggio di una gomma davanti più ampia, permette di velocizzare l’inserimento e la percorrenza. Una volta la prerogativa di una moto da corsa era quella di essere bassa, anche un bambino era in grado di toccare coi piedi per terra, tant’è che i piloti avevano un po’ tutti il fisico da fantino. Oggi no, da cavalcare sembrano dei cammelloni. Sfioro il metro e ottanta di altezza, ma quando salgo sulle SBK tocco per terra con la punta dei piedi. Quando provai la Honda MotoGP di Pedrosa, idem. Tanto che i piccoletti come lui o come Melandri, quando sono schierati in griglia prima del via, sono costretti a uscire col sedere dalla sella per cercare l’appoggio stabile di un piede.

Anche le gomme di serie di oggi fanno paura, basta vedere le Superstock o le Supersport. Certo, poi lo stile del pilota ne rafforza l’effetto. Tra le derivate sicuramente è Savadori e la sua Aprilia a entusiasmare di più, con quelle pieghe che sembrano accentuate, quando in realtà è soprattutto la sua stazza fisica ad aumentarne l’effetto. In MotoGP sono Marquez e Lorenzo a incantare con le loro curve da “orecchie a terra”. A volte il cordolo alto esalta la spettacolarità, qualcuno si appoggia col gomito e sfiora la spalla. Anche se, mi raccontavano in Spidi, questa tendenza a strisciare a terra sull’asfalto oltre il consueto sembra essere in diminuzione; uscire, sporgersi oltre il dovuto dalla moto comporta un’enorme sforzo fisico. Mi diceva Biaggi che si spende mediamente tra il 30 e il 50% in più di energia, quindi lo stile di guida deve essere in armonia con la moto e più specificatamente con la facilità di guida di una gomma. Più i gommoni sono grandi e rigidi, più forza occorre per trascinare la moto al punto di corda. Johhny Rea vince guidando col vecchio stile, facendo economia di sforzo; significa che moto e gomme glielo consentono. Marquez, tra i vincenti, è il più “stravolto a terra” del pianeta corse. La sensazione è che con queste moto non ci sia più margine per scendere ancora, ma si possa lavorare solo per velocizzare l’inserimento e l’uscita di curva.

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