MAHIAS: “MAI MOLLARE” !

E’ il suo diktat e a Portimao lo ha insegnato anche a noi con un gesto chiaro, inequivocabile. “Questa impresa rimarrà scritta, indelebile”. Ha ragione Filippo Conti, team manager di Lucas Mahias. E allora lasciamone traccia davvero, perché questo pilota, che ho spesso criticato per la sua ferocia in pista, oggi merita la standing ovation da tutto il motociclismo. Quell’ultimo giro compiuto imprevedibilmente dal francese è stato il più emozionante dell’intero week end. Forare una gomma in pista, è sfortuna. Forare al penultimo giro, quando sei in testa a una gara condotta magistralmente… è segno di un castigo divino. A volte, però, viene concessa una ultimissima chance e a lui è successo. La bandiera rossa esposta pochi secondi dopo lo stop di Mahias ha repentinamente cambiato lo scenario, perché, a quel punto, valeva l’ordine di arrivo del giro precedente. Lucas era in testa, ma, come da regolamento, avrebbe dovuto arrivare ai box entro 5 minuti per convalidare la posizione in classifica. Si è fatto trovare pronto, come tutti i piloti che hanno corso nell’endurance. Sfinito fisicamente, disperato moralmente, ma pronto a riprendersi la responsabilità di vincere. Sono stati 5 minuti infiniti, la pista è più di 4 km e mezzo, tutta su e giù, con cambi di pendenza pazzeschi e un caldo tropicale. E’ così che Mahias ha dovuto guidare, con una gomma posteriore completamente afflosciata e che perdeva pezzi strada facendo, senza mai perdere la speranza di farcela. Continua a leggere

FENATI VA PUNITO, MA NON E’ UN KILLER

Uno sbaglio che rischia di mettere fine alla carriera. Intanto è licenziato, e il team credo che abbia ascoltato più la volontà degli sponsor che il proprio cuore; in questo momento si aprono i giochi delle opportunità. Oltretutto alla sua immagine non vuole associarsi neppure MV Agusta, con cui avrebbe dovuto correre nel 2019. Forse i meno severi nel giudicarlo, e facendolo più da piloti che da responsabili della sicurezza, sono proprio Capirossi e Uncini: solo due gare di squalifica per Romano. In queste 24 ore si è scatenato l’inferno, c’è persino chi propone la radiazione del giovanotto irascibile, pur con un armadio pieno di scheletri alle spalle che suggerirebbe prudenza nel giudicare gli altri. Tanti piloti, nella storia, hanno avuto momenti di pura “cattiveria” e di pessima immagine, ma c’erano meno telecamere a testimoniare l’evento, oppure ebbero semplicemente la fortuna di non essere ripresi, non esistevano i social e, soprattutto, sembrava normale così. Mi viene in mente un episodio personale analogo, roba di vent’anni fa, e scusate se ve lo racconto: Ivo Arnlodi, ex pilota mondiale, mi diede una manata sulla leva del freno davanti, proprio come è accaduto ieri in Moto2, ma guidavamo due mille. Ero giovane, io lo provocavo e lui, con una manovra da “nonnismo”, mi ridimensionò subito. Non mi venne proprio in mente di lamentarmi per quel gesto, pur spaventandomi parecchio; avevo capito che con lui dovevo stare al mio posto. Eravamo amici e lo siamo oggi ancor di più. Chi corre in moto sa che di gente “normale” fra i cordoli non ne trova, specie se l’adrenalina si infila nella vena sbagliata… Continua a leggere

CHI PASSA DALLA MOTOGP ALLA SBK E’ GIA’ “VECCHIO”

L’età media dei piloti SBK è esattamente identica a quella dei piloti MotoGP: 28 anni. Non l’avrei detto, anzi, avevo la sensazione che le derivate di serie necessitassero di uno “svecchiamento” generale. Invece quest’anno i talenti più giovani del mondiale arrivano proprio da qui: Razgatlioglu, coi suoi 21 anni, e poi Rinaldi, che ne ha 22 come Rins, il pupo della MotoGP. I più “maturi” del paddock delle due ruote sono Valentino Rossi, che a febbraio compirà 40 anni, e Melandri, già a quota 36. La differenza più grande è nel numero di campioni del mondo schierati sulle due griglie di partenza: il 50% della MotoGP è composta da piloti che hanno vinto almeno un titolo iridato in carriera, in SBK li conti sulle dita di una mano, è perciò meno selettiva ai cancelli d’ingresso. Se da una parte ci sono i numeri a sollevare la qualità della Superbike rispetto al percepito degli appassionati, dall’altra permane il fenomeno della migrazione da un campionato all’altro che rispetta determinate tendenze: a passare dalla MotoGP alla SBK sono sempre i piloti alla fine di una parabola sportiva, quelli che, anziché ritirarsi, provano a sfruttare ancora 3 – 4 stagioni di “decelerazione”. Continua a leggere